Ogni cosa alla sua stagione

Enzo Bianchi

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 30/11/2010
Pagine: 127 p., Rilegato
  • EAN: 9788806204655
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Recensioni dei clienti

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    frida rizziello

    11/02/2013 23:17:40

    ho letto "Ogni cosa alla sua stagione" tutto d'un fiato, anche se su alcune pagine sono tornata più volte.La mia non vuole essere una recensione, ma un' esternazione dei sentimenti e delle emozioni che questo libro mi ha suscitato. grazie per i tuoi ricordi che possono essere anche i miei, grazie per l'amore che hai dentro.

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    lilimarlene

    09/12/2012 15:17:46

    Enzo Bianchi mi ha stupito per la sua profondità e saggezza.Un libro che ha il sapore dei tempi andati,ma anche una grandissima attualità per i nostri tempi.

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    sergio

    06/06/2011 09:03:52

    un'altra bella pagina di ricordi, di gioia e di malinconia. grazie priore enzo bianchi: è come aver bevuto con te due dita di barolo chinato, seduti davanti al camino.

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    Luciano

    29/04/2011 23:04:56

    Difficile non condividere il giudizio più alto. E' il primo libro che leggo di Enzo Bianchi, ma non sarà certamente l'ultimo. Ho trovato questa lettura emozionante, in tutti i sensi e piena di spunti di riflessione e di chiavi di lettura utili alla vita di oggi.

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    Giovanni

    28/04/2011 19:39:20

    E' il secondo libro che leggo di questo autore e come "Il pane di ieri" trovo le sue pagine, lievi ma mai banali, delicate quanto profonde. Non particolarmente attratto da temi religiosi, trovo nel modo di porsi di Enzo Bianchi, un rispetto e una riverenza per l'altro, anche il più lontano per cultura, religione, livello sociale, che ne fanno un monastico prestigioso e autorevole. Dal passato non per attingere a rimpianti o nostalgie, ma per ricavare perle di saggezza che trasmettono serenità e inducono alla riflessione. Memorabili le descrizioni delle persone umili che hanno segnato la vita dell'autore.

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    Renzo Montagnoli

    19/04/2011 08:43:02

    Amo questo libro, così profondo e pur così lieve nell'esposizione - la mano dell'autore è felice e indulge alla poesia - , perché, fermando quella corsa per il fatuo in cui tutti più o meno siamo coinvolti, consente di addentrarmi nel mio intimo, per sapere chi sono e dove vado, domande che prima o poi tutti gli uomini dovrebbero porsi, e questa possibilità che mi è offerta dalla grande serenità di Enzo Bianchi è un'esperienza rara e di straordinaria importanza. Leggere queste pagine è come tornare a nuova vita, una resurrezione che porta alla speranza che un mondo migliore non sia solo un'utopia, ma che si possa realizzare, a cominciare con il senso che ognuno di noi deve dare alla vita, troppo bella a saper cogliere i suoi molteplici aspetti per essere sprecata nella continua rincorsa di nuovi obiettivi che risultano sempre essere illusori.

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    Anto

    07/03/2011 10:36:41

    Enzo Bianchi ha il dono di comunicare. Lo ascolto spesso su radio tre e mi sembra di cullarmi nella saggezza di una fede mai imposta, ma condivisa. Questo libro mi ha procurato la stessa reazione. Serenità nello spessore delle righe.

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    alessandra

    01/03/2011 22:37:23

    E' un libro pacificante per il lettore. I ricordi semplici e personali dell'autore si prestano ad una lettura che interroga e coinvolge con garbo e delicatezza mostrando la visione della vita di un monaco curioso ed originale.Lo consiglio anche ai non credenti perchè non scade mai nel banale'predicozzo'.

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    Alessandra

    22/02/2011 09:33:25

    Libro che scalda e accompagna verso riflessioni profonde sulla società di oggi e di ieri. Ci si sofferma su ogni riga, su ogni pensiero per coglierne tutta l'intensità, la non superficialità. E' così raro e piacevole trovare una lettura così leggera e al contempo così pesante. Grazie a chi ci ha regalto questa pausa di riflessione importantissima. Da leggere, da condividere.

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    Maria Francesca

    22/01/2011 17:11:44

    Parole piane, dette quasi sottovoce ma ricche di incisività che ci portano nella cella piccola di un monaco;e lui in questo piccolo spazio interiore riesce a far rivivere un mondo intero.

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    gabril

    21/01/2011 17:29:48

    Con la soave lievità che lo caratterizza, Enzo Bianchi conduce il suo lettore a traversare "luoghi della vita e dell'anima" che rappresentano anche stagioni, età diverse, emozioni vissute, trepidanti attese. La sua scrittura pulita e sobria scorre come un miele (talvolta amaro) e in profondità s'addentra a disvelare, a effondere una trepida luce nel mistero insondabile dell'esistenza umana, che trascorre con incerti passi nel dubbio e nella fede. Le domande rimangono - non vi è pretesa qui di dare soluzioni - ma l'esperienza diventa fonte di conoscenza intima da poter condividere con altri, con noi che vi partecipiamo leggendo e siamo contagiati dalla fine delicatezza, dal rispetto e dalla profonda compassione di questo monaco d'oggi, perseverante nella ricerca di senso. Affinchè, pur nell'opacità insensata di questi tempi tristi, le nostre vite diventino "degne di essere vissute fino in fondo".

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    claudio

    03/01/2011 10:29:01

    Seguito ideale di "Il pane di ieri" è l'ennesimo bel libro di Enzo Bianchi, che qui ripercorre, parlando delle stagioni, alcune parti della sua vita.

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    claudio

    23/12/2010 21:16:16

    Conosco e leggo Enzo Bianchi da più di vent'anni e ogni volta è sempre più un piacere leggere i suoi scritti. Quest'ultima sua opera è la continuazione de Il pane di ieri, è un andare con i ricordi all'infanzia, alla gioventù, con un occhio sempre aperto però sull'oggi. Mi è capitato recentemente di leggere un libro molto simile di un altro Bianchi, Luisito e ne ho provato un gran piacere.

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Confesso che nella mia vita stare accanto al camino acceso verso sera, all'ora del tramonto, è una delle gioie più grandi che mi è stato dato di vivere. [...] Assieme agli altri, mi offre in dono poche parole, dense di rara capacità comunicativa. È impossibile sostare davanti a un camino acceso e parlare troppo: quel fuoco che scoppietta e manda faville con ritmi e tonalità tutte sue invita al silenzio e fa dell'ascolto reciproco un sussurro eloquente.

Non “ogni cosa ha la sua stagione”, ma “ogni cosa alla sua stagione”. Un sottile spostamento di senso per dire come siamo noi, assieme alle cose di cui riempiamo i nostri giorni, ad appartenere al tempo. Non il contrario.
Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, conosce gli uomini e il mondo: dalla sua cella, al rapporto con la quale dedica uno dei capitoli più intensi, non si limita ad osservare ciò che accade al di fuori. Piuttosto, cerca nella solitudine che quello spazio comporta, un contatto autentico e profondo con se stesso, così da poter poi tornare nel mondo forte di una nuova consapevolezza di quello che è altro da sé.
Attinge agli insegnamenti di un cistercense del dodicesimo secolo per riscoprire la radice comune a “cella” e a “coelum”, cielo, e costruisce un ponte fra due concetti apparentemente opposti, e invece accomunati da un’idea di orizzonte interiore che supera ciò che gli occhi possono vedere. Il libro pubblicato da Einaudi inanella riflessioni maturate nel corso di una vita che Bianchi sente essere stata – ed essere ancora – piena, matura, ricca; e accanto a questi pensieri trovano spazio ricordi di gioventù, rievocazioni di momenti significativi e alcuni ritratti delle persone care. Fra questi, spiccano le pagine dedicate alla Teresina del Muchèt, donna “selvatica” vissuta accanto al paese dove Bianchi è cresciuto, che nell’umile regola di una vita condotta fra le malghe e una casina modesta, a fare formaggi, rimarrà un esempio luminoso per le scelte compiute dal frate.
Fuge, tace, quiesce. Fuggi, taci, rappacificati. Tre precetti che Bianchi ci illustra con passione, mostrandoci un ciclo virtuoso di cui l’uomo dispone per riappropriarsi della propria vita in tre passi.
Fuggire: “lasciare il luogo abituale di vita – anche se solo per il breve tempo di una vacanza – può diventare affermazione che il luogo in cui si vive non basta, e che desideriamo altri luoghi”.
Tacere: regola d’oro nel mondo “assordante in cui viviamo oggi, dove il silenzio costituisce una creatura in via d’estinzione”.
Rappacificarsi, infine: per rinfrancarsi dalle fatiche, e “esercitarsi a pensare in grande, all’amare contemplando l’amore di cui siamo oggetto e l’amore che può sbocciare dal nostro cuore”.
Ma attenzione: non si tratta di un itinerario low cost, perché questo viaggio verso sé stessi richiede la rinuncia alle proprie abitudini e la disponibilità ad allontanarsi dagli schemi cui ci appoggiamo per sentirci più forti. La ricompensa, però, è grande, e può significare un rinnovato patto fra noi stessi e la società degli uomini nella quale abitiamo ogni giorno.
Belle pagine, in un libro che sa regalarci anche osservazioni non banali, sull'importanza del convivio; sulla verità che il vino può dispensare se goduto con intelligenza; sull'amicizia, esercizio perpetuo di coltivazione della bellezza oggi più che mai indispensabile.

A cura di Wuz.it