Editore: Guanda
Anno edizione: 2017
Pagine: 240 p., Brossura
  • EAN: 9788823517189
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Recensioni dei clienti

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    Ilaria

    12/05/2017 21:38:30

    Quanta vita! E quante storie raccontate in soltanto una settimana. Sto ancora piangendo e riflettendo...non ne esco facilmente da questo libro qui. Bello bello bello. Delicato, potente, a volte spensierato e a volte cattivo.

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    Mattia

    11/05/2017 07:43:35

    Questo romanzo mi è stato consigliato da un'amica, uscita dalla lettura molto scossa. L'ho preso in mano con un po' di titubanza ma dopo le prime pagine sono diventato preda della scrittura. E non della trama che è l'aspetto meno fondamentale di questo libro. Le vicende di Ada e Amedeo, alcuni loro tic, l'ambientazione metropolitana, continuano a scorrermi negli occhi. Un grande romanzo molto consigliato e che continuerò a mia volta a far leggere.

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    una vita spenta

    14/03/2017 16:50:32

    Ogni spazio felice di Alberto Schiavone 2/5 Un matrimonio privo di amore, ormai alla fine una moglie alcolizzata, una figlia incinta, un marito spento,una vita infelice, solitaria, una compagna che non vuole vivere, un dialogo muto sottaciuto, una storia molto triste con uno sprazzo di vita. Dopo 20 anni di una unione felice. paag.238 marzo 2017

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    sergio

    13/03/2017 13:43:30

    Difficile narrare la storia di una coppia. Difficile trovare le giuste parole per narrarne anche la crisi. Ancora più arduo descrivere il disfacimento di una persona, legato a quello della sua famiglia, del rapporto con i figli. In agguato c'è sempre la retorica, la banalità. Ma Schiavone è riuscito a superare questo problema, a raccontare una storia credibile con parole altrettanto credibili. Consigliato.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione
Le prime pagine del libro

Il citofono suona tre volte, è come un lamento. Ada non si muove dalla sedia.
Scarabocchia le pagine di una rivista e intanto svuota, non troppo lentamente, dei bicchieri di vino bianco.
Fuma in silenzio, borbotta e storce il collo. Ogni tanto si produce in piccole frasi: domande al muro, imposizioni alla credenza, richieste al lampadario.
È una creatura fragile e offesa, la cui vita scorre apparentemente placida. Ma scorre, appunto, come la serata di un cameriere che non vede mai terminare le cose da fare, le comande da sbrigare, i clienti da servire. Una tensione addomesticata male.
Dalla finestra arriva il rumore di un aspirapolvere. Ada si gratta nervosa un polpaccio perché una zanzara l’ha punta, poco prima. La zanzariera non funziona, non fa il suo mestiere. Ci passa tutto attraverso e lei è alla portata di ogni minaccia.
Amedeo è in camera sua, sdraiato sul suo letto. Sta guardando la televisione, senza troppo entusiasmo. Sul petto ha posato il telecomando, in mano stringe delle mandorle che sgranocchia con parsimonia. Le ha comprate per Ada, perché pare abbassino il colesterolo.
Ma lei non le mangia mai.
Nessuno dei due si è ancora alzato per sapere chi abbia suonato.
«Sarà pubblicità. Non aprire.»
Al quarto lamento Amedeo sbuffa, tende gli addominali e si alza dal suo lettino a una piazza alla maniera dei ginnasti, solo molto più lentamente e senza applausi dal pubblico. Le molle del letto emettono un cigolio fastidioso, dovrebbe concedergli un poco d’olio, o meglio ancora cambiare la rete.
Addirittura comprare un letto nuovo. Forse a Natale. Quel cigolio è diventato il sottofondo dei suoi movimenti, a cui non bada nemmeno più tanto.
Ha imparato a convivere con un problema, ci si è abituato. È il motivo per cui alcune radio che trasmettono brutta musica sopravvivono. Deve esserci da qualche parte del cervello una zona infingarda e accondiscendente che impedisce ogni reazione, in favore della continuità.
Amedeo raggiunge la porta e chiede chi è. Dal citofono arriva un nome. Lui rimane zitto, perché non sa chi sia e non lo afferra. Non gli fa venire in mente nulla. Urla verso la moglie.
«Conosci qualcuno che si chiama Mario?»
Ada non gli risponde, sta scarabocchiando con una penna i contorni delle fotografie sui giornali.
Sostiene sia rilassante.
Dal citofono prosegue la presentazione.
«Sono un ex allievo della signora Ada.»
Una breve pausa.
«Della professoressa Ada.»
Amedeo decide di aprire, quindi interroga la moglie.
«Hai invitato un tuo ex allievo?»
Ada esce dal torpore e si gira verso il marito, senza troppo interesse. Riabbassa gli occhi sul foglio.
«Ah, vero. L’ho incontrato la settimana scorsa per strada. Dice che si è trasferito da poco qui in zona. Era così contento di vedermi.»
Tratteggia dei baffi a un capo di partito.
«Chissà poi come mai.»
«Sei uscita, quindi?»
«Tu non c’eri.»
Non c’è tempo per commentare quell’avvenimento così raro. Ada è uscita di casa. Amedeo contempla il soggiorno. Non sono più abituati ad avere ospiti. Soprattutto a sorpresa.
Decide di togliere qualche bottiglia dal tavolo. Le infila nella busta della raccolta vetro, che è quasi, di nuovo, piena. L’ha svuotata soltanto ieri. Vorrebbe rimproverare Ada, ma non è il momento giusto.
Sistema un poco il divano, apre la finestra per far cambiare aria. Tenta di ricordarsi se da qualche parte ci sia uno di quei deodoranti spray da interni.
Ma non li ha mai usati, e in ogni caso è troppo tardi.
Chissà per quanti giorni dovrebbe tenere aperta la finestra prima che la puzza di fumo svanisca. Forse bisognerebbe dare una mano di bianco. Trasferirsi per una settimana altrove. Un albergo al mare, aspettando che la casa di Milano respiri. Potrebbe essere una buona idea. Lunghe passeggiate. Potresti leggere i quotidiani che parlano del mondo che non è in vacanza, e sentirti sollevato, un passo più avanti. Mangiare pesce. Scambiare due chiacchiere la mattina con i pescatori, instaurando virili, brevi amicizie. Essere sicuro che il pesce migliore pescato poche ore prima sia destinato proprio a te.
Non vado in albergo da tanti anni. Eppure mi piaceva stare negli alberghi. Non che li abbia mai frequentati molto. Devo ricordarmi di parlarne con Ada.