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Traduttore: S. Castoldi
Editore: Fazi
Collana: Le strade
Anno edizione: 2009
Pagine: 383 p., Brossura
  • EAN: 9788864110332
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Recensioni dei clienti

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    Anna

    01/05/2017 16.27.06

    Ho appena finito di leggerlo, trovo questo libro molto bello, ben scritto e ben tradotto (anche se il titolo tradotto "Cestino da viaggio" di uno dei racconti mi rende un pò perplessa") anche se ho abbastanza detestato il personaggio di Olive, che non vorrei mai come madre (per cui capisco le fughe del figlio da lei). Uno spaccato molto realistico della provincia americana del nord, dove i malumori meteorologici fanno da compagni fedeli a quelli dei cittadini di Crosby. Olive è un personaggio che resta impresso, pur non essendo un'eroina nel senso classico del termine, bensì punto di riferimento dell'intera cittadina, non sempre per ragioni positive. Ho trovato particolare il racconto "Tulipani", dove la storia dei Larson si mescola a quella dei Kitteridge e bisogna arrivare alla fine del racconto per capire cosa sia accaduto nella famiglia Larson, anche se da alcuni dettagli si intuisce il finale. Di Olive non apprezzo sicuramente il suo accettare passivamente che la vita sia piena di malattia, solitudine e dolore, solitudine che lei stessa spezzerà alla fine del libro, e meno male. Un bell'esempio di letteratura americana contemporanea!

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    Cristiana

    17/10/2016 21.24.52

    ...Ohhh! Meraviglioso! Mille storie per il romanzo della vita della più improbabile delle eroine! Bravissimo il lettore della recensione che mi precede: quegli sprazzi di luce nell'ombra che abbacinano e ti fanno dire: "voglio vivere, vivere per leggere e meravigliarmi di certe pagine di un libro così"

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    cantarstorie

    13/10/2016 12.20.11

    ...in effetti la valutazione di un'opera letteraria è cosa soggettiva. Così come il saperne percepire le sfumature, e l'essenza. Solo apparentemente infatti i toni di questo straordinario libro di "storie-romanzo" è pervaso solamente da ombre e malinconiche desolazioni... gli sprazzi di luce sono imprevisti e repentini, subito e di nuovo immersi nella luce autunnale in sottofondo. E queste storie sono scritte in modo intimo e splendido. Libro intimamente, e deliziosamente bello.

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    Alessandra

    30/06/2016 14.27.55

    L'ho abbandonato al terzo racconto. Noioso, inconcludente ed estremamente pessimista. Ora, io sono d'accordo sul fatto che la vita non e' sempre rose e fiori ma non e' neanche verosimile che sia COMPLETAMENTE attraversata da sofferenza, spasmo e dolore. Secondo me, ripeto, non e' un libro sulla verosimiglianza della vita in una provincia americana. Mi sto ancora chiedendo come abbia fatto a vincere il Pulitzer. Lasciamo per un momento da parte "Il buio oltre la siepe", "Amatissima", e concentriamoci sui premi Pulitzer piu' moderni. E' imbarazzante affiancarlo a capolavori come "Il Cardellino" e "The Sympathizer". Imbarazzante. Ma del resto, la letteratura e' una cosa soggettiva (grazie al cielo, aggiungere).

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    gabriella '52

    03/02/2016 10.57.26

    Splendido libro e splendido personaggio. Una scrittura limpida, solo apparentemente semplice, che indaga l'animo umano in modo magistrale e profondo, mettendo a nudo le debolezze e le miserie di una piccola cittadina di provincia, dove non accade mai nulla, tranne il fluire della vita stessa. Concepito come una specie di "Spoon River" in prosa o, meglio, la "Piccola città" di Wilder, dove ogni capitolo è l'epitaffio di una storia minimale (incredibilmente bello l'episodio intitolato "Concerto d'inverno" che rimanda al Joyce di "The dead"), Olive K., insegnante della cittadina del Maine (luogo prediletto delle storie di S. King) in cui è ambientato il romanzo, è il fil rouge che collega le vite di tutti, spargendo intorno a sé il suo "liquido nero". Olive è una donna sgraziata, antipatica e durissima con se stessa prima che con gli altri, condannata alla solitudine dalla lucida consapevolezza della propria intelligenza, che non ispira empatia nel lettore, ma reca dentro di sé un carico di emozioni e una forza tali da coinvolgerlo intensamente e da lasciare in lui un'impronta indelebile. Un ritratto tagliente, crudo, concreto, privo di ogni abbellimento. Un personaggio vivo e palpitante che esce dalla carta e non si dimentica facilmente. Meraviglioso è l'epilogo in cui Olive si arrende alla propria umanità e alla consapevolezza dei propri desideri, scoprendosi, inaspettatamente, attaccata alla vita. Un capolavoro di intensità inarrivabile, che non si può fare a meno di leggere e amare, tanto è grande.

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    Loris

    12/01/2016 14.13.20

    Olive K. è un personaggio scostante, una figura a prima vista incapace di catturare l'empatia del lettore. Ha modi spicci e non lesina giudizi trancianti sul prossimo, vive accanto al marito senza grandi slanci affettivi e ha una cura apprensiva e soffocante per il figlio. I racconti in cui è protagonista ce la mostrano nella piena maturità, quando anche il ruolo di insegnante ha lasciato il posto alla pensione. Poco alla volta, la corazza di orgogliosa autosufficienza lascia intravedere i traumi del passato, il bisogno di attenzione e amore che è proprio di ogni persona. Olive non si lamenta, non cerca disegni provvidenziali. Soffre ma non scappa, accudisce il marito e si tormenta per l'ostilità rancorosa del figlio. La sola cosa che non tollera è di essere compatita, di essere percepita come vecchia e debole. Attorno a lei, scorrono le vite dei concittadini, col loro corredo di segreti e relazioni clandestine, depressioni e slanci passionali, desideri di morte e impulsi salvifici alla fuga. Su tutto nell'ultimo racconto pare prevalere la forza della vita, il bisogno di relazionarsi e (ri)trovare una quotidianità rassicurante, il proprio posto nel mondo, anche quando questo ha i contorni di una sonnacchiosa città di provincia destinata a non lasciare tracce nella Storia. Per quanto valgono le etichette, si può parlare di racconti minimalisti, giocati sulle sfumature dei sentimenti e sui dettagli, più che sugli eventi, racconti che insieme formano il romanzo di una vita.

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    silvia

    05/01/2016 17.24.09

    Romanzo composto da racconti interconnessi che hanno come filo conduttore Olive Kitteridge, bisbetica insegnante di matematica. Stile diretto ed essenziale, proprio come la protagonista che sembra infischiarsene dell'approvazione altrui, mentre il marito è tanto accomodante quanto lei è lapidaria, un placido alter ego con la tendenza a smussare ogni spigolo. Avendo trovato "I Burgess" fin troppo artificioso, non avevo intenzione di leggere altro di questa autrice, a convincermi del contrario ha contribuito la miniserie in tre episodi tratta dal romanzo, uno dei rari casi in cui la trasposizione cinematografica eguaglia, se non addirittura supera, l'opera letteraria a cui è ispirata e, cosa ancor più rara, le modifiche nella trama, funzionali al diverso mezzo espressivo, arricchiscono il film invece di penalizzarlo.

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    ilaria

    17/05/2015 17.55.10

    Mi piace molto questa scrittrice ha un modo tutto suo di dipanare i sentimenti senza fronzoli e in modo non troppo colorito scava nell'animo umano e plasma personalita'e personaggi sorprendenti. Come Olive una antieroina profondamente umana piena di difetti e di ferite ,intorno a lei la vita ad episodi degli altri suoi concittadini. Un bell'affresco un bel punto di vista. Mi e' forse piaciuto di più "I ragazzi Burges"ma si parla comunque di grandi libri quando tocchiamo E.Strout

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    armando

    11/02/2015 16.46.03

    Le storie dei personaggi non coinvolgono affatto e la lettura, con il passare delle pagine, si fa via via più faticosa. I dialoghi sono lenti, i personaggi incolori. Forse nutrivo aspettative troppo elevate (ma trattandosi di un premio Pulitzer...).

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    LaRighe

    13/10/2014 15.31.56

    Olive Kitteridge, donna ruvida, invadente, fredda, antipatica. Eppure fragile, sola, piena di dolore che la sua natura austera le impedisce di esprimere in maniera naturale. Una scrittura semplice, la Strout è capace di descrivere i sentimenti più complessi con poche semplici parole Una meraviglia

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    ziadahlia

    29/06/2014 12.37.55

    Ritroviamo in questo romanzo le tematiche caratteristiche dell'autrice: la provincia americana, la paura della solitudine, l'incapacità di essere felici. In aggiunta, alcuni personaggi sono anche travagliati dall'incalzare della vecchiaia e devono fare i conti con la morte. Mi è piaciuto, ma meno di altri romanzi della Strout, forse perché il pessimismo mi è sembrato più opprimente.

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    Francesco (ciccio)

    28/09/2013 20.06.32

    Deluso. Forse perché autrice e libro sono stati troppo devantati e allora una si aspetta esplosioni di fantasia. Non è stato così. Certamente ben scritto, e ben tradotto, ma le varie situazioni romanzate utilizzando diversi protagonisti non ha funzionato granché Della serie "basta che uno scriva una volta un grande libro poi glieli se li passa tutti e magari ci appioppa mezzi polpettoni

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    Rita

    03/09/2013 14.24.36

    La Strout,a mio parere non si discute e mi permetto di aggiungere che non si può valutare con un solo libro. Personalmente ne ho letti 4 e questo conferma la classe dell'autrice, la capacità di rendere un personaggio ,un ambiente,una atmosfera con poche parole. Ci sono dei racconti-capitoli che sono dei gioielli di vera scrittura, io quando la leggo non mi annoio mai ne mi distraggo. Un Pulizer non si regala, non è come da noi che i premi spesso sono letture da eliminare a priori

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    Roberto

    29/08/2013 21.04.06

    Leggo tra i commenti qualcuno che parla di scrittura confusa e disordinata...io credo che la Strout ci ricordi cosa significhi scrivere bene raccontando una storia cruda come solo la vita sa essere. Capolavoro

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    francesca

    24/07/2013 18.39.22

    Ho appena finito di leggere questo romanzo tanto applaudito. Le aspettative, probabilmente, erano troppo alte. Ho trovato una scrittura confusa, disordinata: racconti attaccati . Lettura neanche così scorrevole né avvincente. Bella la profondità del messaggio e, lo riconosco, la caratterizzazione psicologica della protagonista. Non credo di leggere altro della stessa autrice.

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    Tiziana

    29/08/2012 10.29.41

    personaggi minuziosamente sviscerati con sguardo acuto e introspettivo; scrittura profonda e fluente; ogni storia è coreografata mirabilmente come fosse danza solenne o giocoso balletto; tra boleri, valzer e minuetti di parole scorrono pagine deliziose, imprevedibili, sempre vivacemente proposte. mi è piaciuto

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    massimo

    16/04/2012 12.27.31

    I racconti sono ambientati nella provincia USA precisamente a Crosby, sulla costa del Maine, non lontano dal confine canadese. Le storie sono incentrati sulla figura di Olive Kitteridge - burbera, attempata, bizzarra, sgraziata, quasi sempre insopportabile - protagonista di alcune di queste storie e comunque anello di congiunzione delle altre. L'autrice è molto brava nel descrivere con grande sensibilità situazioni familiari e umane vicissitudini; il libro si fa leggere, c'è una profonda introspezione dei personaggi, ritratti con sensibilità e profondità non comuni, alcuni passaggi sono commoventi. Quello che invece mi ha irritato è che in questo libro le storie raccontano in genere di sofferenza, malattia, tradimenti, incomunicabilità, depressione, sconfitta, delusioni, ecc. Ma è solo questa la vita??? Per me questo libro è squilibrato, manca di vitalità, di energia, di gioia, che pure che ci devono essere in questa benedetta provincia americana, altrimenti non avrebbero senso neanche gli opposti, su cui tanto indugia la Strout. Se avete voglia leggetelo per farvi un'idea, ma non lo consiglio.

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    umberto

    20/02/2012 18.42.36

    Bellissimo...una sorta di "Spoon River" in prosa

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    claudio

    18/01/2012 15.20.19

    Libro bellissimo. La Strout è magistrale nel delineare dei ritratti, accennati o completi, di persone normali attraverso delle pennellate lievi e precise. Alla fine quello che si dispiega davanti a noi è il mosaico compiuto della vita di Olive, ottenuto per accumulo di tasselli più o meno grandi. Al termine del libro, anche se non c'è più nulla da dire, vorresti ancora gustare altra vita, perché di questo si tratta: la Strout è straordinaria nell'immergersi nel flusso vitale e nel portarci pezzi di quella realtà che in altri libri sembra staccata da noi per la presenza di una membrana invalicabile. Lettura intensissima.

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    ilse

    02/01/2012 12.09.25

    Una donna che si avviasse verso la vecchiaia, a leggerlo potrebbe cadere nella disperazione. Molto intenso e scritto benissimo. Molta tecnica che ogni tanto è troppo evidente: cominciare tutte le storie dal centro della vicenda dando per scontato il già avvenuto, ma lasciando cadere i dettagli passati a piccole dosi e in maniera fintamente casuale, per rendere comprensibili i fatti. Molto simile a Alice Munro. Ma le pagine di Alice Munro hanno qualcosa in più, non saprei che cosa, forse meno tecnica, forse più mistero, forse più sincerità.

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