Olocausti tardovittoriani. El Niño, le carestie e la nascita del Terzo Mondo

Mike Davis

Traduttore: G. Carlotti
Editore: Feltrinelli
Collana: Campi del sapere
Anno edizione: 2002
In commercio dal: 9 settembre 2002
Pagine: 461 p., ill.
  • EAN: 9788807103360
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Descrizione
La mancanza di monsoni negli anni dal 1876 al 1879 scatenò in buona parte dell'Asia e dell'America Latina una serie ripetuta di gravi siccità, il cui impatto sulla società agricola dell'epoca fu immenso. Le carestie che flagellarono la regione furono le peggiori che avessero mai colpito l'umanità. Più di cinquanta milioni di contadini morirono di fame e di malattia. Aree un tempo verdeggianti si trasformarono in deserti e la mortalità in alcune zone del mondo, dall'Etiopia alla Cina al Brasile, raggiunse i picchi di un olocausto nucleare. Mike Davis ha ricostruito questa tragedia, pressoché ignorata dalla storia ufficiale. Difficilmente però la natura da sola avrebbe potuto produrre una simile catastrofe. Complici di El Niño e della natura furono il nascente imperialismo coloniale, la politica dei prezzi collegata alla capacità di operare previsioni climatiche, l'introduzione del Gold Standard, il sistema monetario basato sul cambio aureo, e la totale assenza di una politica rivolta a sostenere le popolazioni colpite dalla carestia. Fu in quel breve arco di anni che il profilo del futuro "Terzo Mondo", con l'insanabile divisione dell'umanità in chi ha tutto e chi non ha nulla, si andò delineando in modo irreversibile.

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    Alice

    14/11/2003 19:28:23

    Un libro non di facile lettura ma lucidissimo e assolutamente brillante nell'analisi dell'interazione tra le cause naturali e umane (politiche) che causarono le grandi carestie degli ultimi tre decenni del XIX secolo: come il niño e la Niña hanno interagito con le amministrazioni coloniali e nazionali (spesso però subordinate alle potenze europee) nel creare il terzo mondo all'alba della globalizzazione. Nonostante la materia sia particolarmente postica, Mike Davis ha un grandiosa capacità espositiva.

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    Sten

    17/12/2002 11:12:02

    Un libro intrigante, che forse solletica un certo gusto del macabro ma che getta uno sguardo attento e nuovo su angoli di storia più importanti di quanto avrei sospettato in precedenza. Mi ha affascinato e sgomentato, dando un'ulteriore scossa all'impianto traballante di una "visione del mondo" che era appena stata scrollata dalla lettura, immediatamente precedente, di "Arcipelago Gulag". Riflettendo sulle immagini della nostra società iper-affollata e priva di ogni sensato rapporto ecologico con l'ambiente che la ospita, mi sono spesso interrogato su ciò che potrebbe accadere nell'evenienza di una vera crisi alimentare, cioè dell'interruzione, per un qualsiasi motivo, di quell'immane flusso di merci che ci fa quasi dimenticare la nostra assoluta dipendenza dal cibo, e quindi dall'ambiente. Mi ero divertito ad immaginare la fine che avrebbero fatto i "miti" che tanto pervadono la nostra quotidianità, ed avevo facilmente previsto lo sbocco in un allucinante cannibalismo. Però gli scenari erano troppo lontani dai parametri consueti per consentire una convincente "simulazione". Questo libro descrive una casistica tale da permettere un certo grado di astrazione, fornendo nuovo e terrificante alimento all'immaginazione.

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