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    Gianni

    21/04/2002 23:19:59

    semplicemente magnifico questo piccolo libricino. Quando l'ho letto mi è sembrato di essere li nel suo girovagare confusionario. Leggetelo vi prego!

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recensione di Bottiglieri, N., L'Indice 1991, n. 7

Per capire l'introversa allegria che la scrittura di Soriano comunica al lettore, bisognerà ricordare (e lo sanno molto bene gli eroi del romanzo) che in Argentina sono successe molte cose negli ultimi decenni: innanzitutto la fine di un lungo benessere, la morte di Peron e del suo mito, diventato una presenza spesso ingombrante, poi la lunga dittatura militare che ha aperto migliaia di "buchi neri" nella coscienza collettiva, infine il ritorno alla democrazia, favorito dalla sconfitta della guerra "de las Malvinas" con l'Inghilterra. Il ripristino delle libertà ha camminato di pari passo con l'abbandono delle ultime illusioni: fare giustizia del passato, risolvere la crisi economica, dare un futuro al paese. Sullo sfondo di questo deludente panorama nazionale, vi è da aggiungere il tracollo di tutte le ideologie: comunismo, terzomondismo, l'idea stessa di un futuro, orientato dalla ragione e dalla speranza. La disillusione, insomma, è così presente che le carte da gioco diventano un valido punto di riferimento da parte dei protagonisti del romanzo per conoscere il futuro, cambiare la propria vita, ma soprattutto per capire la logica del caso che, in un mondo alla deriva, ha più senso di quella degli uomini. Se questo è il proemio della vicenda, non stupirà il vuoto girovagare di uomini fra le macerie delle molte guerre combattute, ognuna delle quali senza speranze di ricostruzione.
Il romanzo inizia con un treno che si ferma nella pampa senza ragione: ne scende un ingegnere di computer, proveniente dall'Europa, forse diretto a Neuquen, nel sud. L'uomo comincia a vagare, alla ricerca di una strada asfaltata che lo faccia arrivare alla stazione più vicina, per chiedere il rimborso del biglietto perché non ha più un soldo in tasca. Dopo molte situazioni, una più stravagante dell'altra, la storia si conclude con il ritrovamento dello stesso treno da parte del protagonista, il quale decide di attendere la partenza seduto in silenzio, fra le carrozze vuote. Cercare una strada in una pianura senza ostacoli è come muoversi in un labirinto con pareti altissime. Anzi un labirinto vero e proprio si rivela quella pianura compatta e cristallina che si perde all'orizzonte, attraversata da sentieri, forse da una superstrada interrotta da cittadine non segnate sulla carta geografica, da agglomerati umani, motel, pompe di benzina, piazzole, dove attecchisce una umanità rada e avventizia. Nel suo girovagare senza meta, senza soldi, senza disperazione, l'uomo dei computer incontra personaggi memorabili: Coluccini, un ex padrone di circo che, dopo aver litigato con il socio, ha venduto tenda e leone, per andare a far fortuna in Bolivia; Nadia, una chiromante autodidatta, che preferisce leggere la vita delle persone nelle carte, anziché farsela raccontare dalla viva voce; Lem, un giocatore d'azzardo che ha puntato tutto sulla propria morte; preti travestiti che "con la vasellina o con il sapone" sono capaci di far passare i ricchi per la cruna di un ago, ossia che adeguano il Vangelo al proprio uditorio; Barrantes, un uomo che gira con una doccia per lavare i gauchos senza mandrie e senza cavallo, "Barrantes, doccia all'istante", e molti altri ancora di cui è piena la pampa, che patteggiano ogni momento con la vita. Tutti fuggono da colpe mai commesse, anzi non fuggono affatto, si sono allontanati dai molti sogni del passato ed ora si sono perduti e si guardano intorno in cerca non di una meta ma di una strada asfaltata che li conduca alla meta. Se le carte da gioco possono cambiare il destino degli uomini, in un mondo così degradato dalla miseria e dalla sfiducia, che ruolo ha la rivoluzione tecnologica rappresentata dal computer e dal suo sacerdote, l'ingegnere che la lavorato in Europa? Il computer sarà solo un potentissimo mazzo di carte, lo strumento che conosce tutte le possibili combinazioni del gioco, al quale bisogna rivolgersi per cambiare la propria vita. Le pagine dedicate alla telefonata da un posto sperduto nella pampa, che l'ingegnere, dopo aver ascoltato un disco di Mozart fa al suo amico italiano possessore di un computer sono di una raggelante comicità: attraverso l'etere chiede la risposta al problema della roulette, e dall'altro capo del mondo l'amico risponde che essere in quella situazione è una vera fortuna e che lo "invidiava di tutto cuore".
Nonostante i molti punti di contatto, il romanzo di Soriano non rinvia n‚ al genere picaresco, n‚ a quello più accattivante - come suggerisce il risvolto di copertina - del romanzo 'on the road'. Forse la scrittura di Soriano non ha mai avuto alle spalle la letteratura vera e propria, di sicuro il cinema, come era già evidente nel suo riuscitissimo romanzo rivelazione "Triste, solitario y final" -1973 -, dove i protagonisti sono Stan Laurel, Philip Marlowe e il giornalista Soriano che mettono a soqquadro fra risse, fughe e imbrogli l'intera galleria degli attori più famosi di Hollywood.
I tipi umani che con dignità e sfortuna cercano di risolvere il progetto della loro vita hanno alle spalle le caricature tragiche del teatro popolare argentino ('sainete'), gli eroi e le risate amare dell'autoironia, le situazioni piene di complicità struggenti e mai dichiarate proprie del tango. E del tango il romanzo ha anche il titolo, un verso di "Caminito" che Soriano usa anche come citazione. Non vi è traccia dell'allegra comicità degli antieroi del romanzo picaresco, n‚ della rivolta individuale verso un mondo prepotente e ricco, del romanzo 'on the road'. Questi personaggi stralunati non sono mai sulla strada, il più delle volte sono in panne, ai lati della strada, fra il fango delle strade sterrate, le pozzanghere delle scorciatoie, le cunette, le piazzole dove finiscono le macchine che hanno una sola marcia e i camion sgangherati. Sembrano, un manipolo di soldati allo sbando, che sanno di essere stati sconfitti, ma non si rendono bene conto come è successo. Come accade negli ultimi capitoli a un gruppo di ufficiali alla ricerca delle proprie truppe, che vengono assaliti da uno sciame di cavallette, ed essi le affrontano recitando a memoria il regolamento, mentre gli animali si mangiano la bandiera.