On writing. Autobiografia di un mestiere - Stephen King - copertina

On writing. Autobiografia di un mestiere

Stephen King

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Traduttore: Giovanni Arduino
Editore: Frassinelli
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 17 novembre 2015
Pagine: XXXI-283 p., Rilegato
  • EAN: 9788888320861
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Gaia la libraia

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Alla domanda: "Che cos'è 'On Writing'?" Stephen King ha risposto: "È il romanzo della mia vita, non perché la mia vita sia un romanzo, ma perché la mia vita è scrivere". Ecco perché questo libro è l'autobiografia di un mestiere in cui la storia personale e professionale del Re si fondono totalmente. Il brillante "Curriculum vitae" d'apertura ripercorre gli anni della formazione, in un collage di ricordi che dall'infanzia arrivano al primo, grande successo con "Carrie"; "Cassetta degli attrezzi" è un'acuta e disincantata elencazione dei ferri del mestiere - quali sono, a che cosa servono, come mantenerli efficienti e sempre pronti all'uso; "Sulla scrittura", la parte più interessante per gli addetti ai lavori, illustra le fasi del processo creativo fino all'approdo editoriale; e infine "Sulla vita", ricco di pathos, racconta come King abbia visto la morte da vicino, dopo lo spaventoso incidente in cui è stato coinvolto, e come, grazie alla scrittura, sia ritornato alla vita. Diario, confessione, chiacchierata... "On Writing" abbraccia e supera tutti i generi e, per l'aspirante scrittore, è uno strumento utile, ricco di esempi e riferimenti pratici, capace di affrontare senza fumosità un argomento difficile; per il lettore affezionato è un must in cui potrà ritrovare, nella loro dimensione reale, un'infinità di situazioni, storie e personaggi che hanno ispirato i romanzi di King. Introduzione di Loredana Lipperini.


È il manuale di scrittura più famoso, finalmente ripubblicato (gli alunni usavano le fotocopie). È anche un’autobiografia, quanto vera non si sa (ma non è questo il punto, ci dice Loredana Lipperini nella bella Introduzione). Imperdibile. - Vanity Fair

"Faccio quello che so come si fa e lo faccio come meglio lo so fare. Sono passato per tutto quello che vi ho raccontato (e molto altro che ho taciuto) e ora vi racconterò tutto quello che posso sul mio mestiere."

L'autobiografia di un mestiere, dichiara il sottotitolo di On writing, ma questo libro è molto di più: è la storia di un uomo dall'infanzia all'età adulta, dei suoi affetti familiari e dei suoi amori; è una vicenda umana e intellettuale, che presenta cadute anche pesanti, ma altrettanto forti spinte a risollevarsi e a ricominciare; è la nascita di una vocazione allo scrivere che è maturata con sempre maggiori consapevolezze di anno in anno; è il desiderio di trasmettere la riflessione sul proprio lavoro a chi vuole ripercorrere la stessa impegnativa strada.

Un libro complessivamente umile, che si propone come un manuale di scrittura atipico in quanto, al di là di alcune "norme", King pone se stesso a disposizione, considerando la sua notorietà e il suo successo come il frutto di un modo di lavorare, oltre che di una grande fortuna. Tutta la prima parte vede il racconto di una infanzia e di una adolescenza serena, nonostante l'abbandono del padre e una madre piuttosto "disordinata" che pure era stata un vero stimolo a scrivere storie; forte il legame col fratello molto stimato e ammirato dall'autore ancora oggi; solidi i rapporti familiari che vedevano zii e nonni presenti nella quotidianità, pur nell'assenza paterna; normale l'andamento scolastico anche se non è segnalata la parte relativa all'apprendimento quanto il rapporto con i compagni e gli insegnanti. King passa poi a parlare di sé adulto, dell'incontro e dell'innamoramento per l'attuale moglie: un matrimonio solido e riuscito che non si è incrinato neppure nei periodi più cupi. E questi momenti difficili sono da identificarsi con la dipendenza dall'alcol e dalle droghe che per alcuni anni ha condizionato l'esistenza dello scrittore. Si entra nel tunnel dell'alcolismo quasi senza accorgersene, c'è inoltre il rifiuto di vedere in modo chiaro le proprie debolezze, e così si cade sempre più in basso: alla birra bevuta in quantità davvero esorbitante, lo scrittore, ormai affermato e ricco, aggiunge ogni tipo di droga in un cocktail micidiale che ingurgita senza nessuna consapevolezza. Prima però di aver perso completamente il contatto con la realtà c'è un sussulto, un momento di lucidità che fa scoccare la scintilla della volontà. Recuperata la propria vita, attraverso un processo di disintossicazione, rinasce anche il piacere dello scrivere (per altro mai interrotto) e l'energia vitale. Si arriva così agli ultimi anni e la riflessione sul proprio lavoro si fa più forte, nasce il desiderio di formalizzare i pensieri nella scrittura e di trasmettere ai neofiti del mestiere le proprie considerazioni. E il consiglio che domina nei capitoli successivi è: "non dovete affrontare alla leggera la pagina bianca"; cosa che non sempre gli scrittori esordienti fanno. È invece importante possedere una ben fornita "cassetta degli attrezzi", un vocabolario ricco, una grammatica sicura e una competenza stilistica che permetta di personalizzare ciò che si vuole comunicare al lettore. Esistono inoltre più livelli di letteratura, più generi e modalità narrative: per capire qual è la propria strada è indispensabile leggere molto in quanto si deciderà in quale direzione orientare la scrittura a seconda di ciò che ci ha appassionato come lettori. Bisogna poi, una volta padroneggiati i ferri del mestiere, conoscere le parti costitutive di un romanzo, come deve essere condotta una descrizione, come costruire un dialogo o la psicologia dei personaggi. Finita la stesura del romanzo inizia, per il novello scrittore un'altra complessa fase: la revisione. Per dimostrare quanto sia importante questa operazione, nelle ultime pagine del volume, King pone un esempio chiarificatore: mostra un racconto nella prima stesura, quindi le correzioni operate sia per quanto riguarda la lingua che la sintassi.

Nel capitolo Sul vivere: postscriptum l'argomento è davvero coinvolgente e attualissimo, infatti si parla del grave incidente in cui lo scrittore è incorso nel 1999: viene descritta la dinamica del fatto e il lungo periodo di convalescenza, così come le implicazioni psicologiche che questo tragico momento ha prodotto in lui. Questo libro ne è in qualche modo il frutto rigeneratore e lo è tanto più per il suo avere come scopo l'educazione alla scrittura (e alla lettura) dei più giovani, per la fiducia chiara nella pagina scritta come ricchezza collettiva e come soddisfazione individuale, per l'impegno nei confronti degli altri e di se stesso di un autore che è in testa alle classifiche di vendita di innumerevoli paesi ma che osa mettersi a nudo come uomo e in gioco come scrittore.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del libro:

Curriculum vitae

SONO rimasto molto colpito dall'autobiografia di Mary Karr, The Liars' Club. Non solo per la sua ferocia, la sua bellezza e la deliziosa padronanza del linguaggio vernacolare dell'autrice, ma per la sua totalità. Mary è una donna che dei suoi primi anni di vita ricorda tutto.
Io non sono così. Ho vissuto un'infanzia anomala, convulsa, cresciuto da una madre single che durante i miei primi anni condusse un'esistenza nomade e che (ma di questo non sono del tutto sicuro) affidò per un po' me e mio fratello a una zia perché era, in quel periodo, economicamente o emotivamente incapace di accudirci. Forse stava solo inseguendo mio padre, che accumulò una montagna di conti in sospeso e prese il largo quando io avevo due anni e mio fratello David quattro. Se così fu, le sue ricerche non ebbero successo. Mia madre, Nellie Ruth Pillsbury King, fu una delle prime donne statunitensi liberate, ma non per sua scelta.
Mary Karr dipinge la sua infanzia in un panorama quasi ininterrotto. Il mio è un paesaggio nebbioso nel quale i ricordi appaiono qua e là come alberi isolati... di quelli che hanno l'aria di volerti ghermire e divorare.
Ho raccolto qui alcuni di quei ricordi, insieme con istantanee assortite dei giorni un po' più coerenti della mia adolescenza e prima maturità. Questa non è un'autobiografia. È caso mai una specie di curriculum vitae, il mio tentativo di spiegare come si è formato uno scrittore. Non come uno scrittore è stato formato; io non credo che gli scrittori possano ricevere una formazione, né dalle circostanze, né per propria volontà (anche se così ho creduto in passato). L'attrezzatura è compresa nella confezione originale. Ma non stiamo parlando di accessori inusuali; io credo che siano molti ad avere, se pur in forma germinale, talento di scrittore e narratore, e che questo talento possa essere rafforzato e affinato. Se non ne fossi convinto, scrivere un libro come questo sarebbe una perdita di tempo.
Così è stato per me, né più né meno, un processo di crescita disarticolato nel quale hanno agito in varia misura ambizione, desiderio, fortuna e un briciolo di talento. Non sforzatevi di leggere tra le righe e non cercate un filo conduttore. Non ci sono fili, solo istantanee, in gran parte sfocate.

1

IL mio ricordo più antico: immaginavo di essere un altro, per la precisione il Forzuto del Ringling Brothers Circus, quand'ero da zia Ethelyn e zio Oren a Durham, Maine. Mia zia lo ricorda molto bene e dice che avevo due anni e mezzo, forse tre.
In un angolo del garage avevo trovato un blocco di calcestruzzo ed ero riuscito a smuoverlo. Lo trascinavo piano piano sul liscio fondo di cemento, solo che nella mia mente indossavo una canotta di pelle d'animale (leopardo, immagino) e trasportavo il blocco senza fatica da una parte all'altra della pista centrale del circo. La folla numerosa era ammutolita. Un occhio di bue brillante di luce azzurrognola incorniciava la mia strabiliante impresa. I loro volti stupefatti la dicevano tutta: mai avevano visto un bambino così incredibilmente forte. "E ha solo due anni!" mormorò qualcuno sbalordito.
Non sapevo che nel lato inferiore del blocco di calcestruzzo le vespe avevano costruito un piccolo nido. Una di esse, scocciata forse dall'imprevisto trasloco, volò fuori a pungermi un orecchio. Il dolore fu folgorante, come un'inalazione venefica. Fu il peggior dolore mai sofferto nella mia breve vita, ma rimase al suo culmine solo per pochi secondi. Quando mi lasciai cadere il blocco sul piede scalzo maciullandomi tutte e cinque le dita, mi scordai totalmente della vespa. Io non ricordo se fui portato da un medico, né lo ricorda mia zia Ethelyn (zio Oren, al quale sicuramente apparteneva il Perfido Blocco, è scomparso da quasi vent'anni), ma ricorda la puntura, le dita schiacciate e la mia reazione. "Che strilli, Stephen!" mi ha detto. "Eri in voce, quel giorno."
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    Scrittore statunitense. Autore di romanzi e racconti best seller che attingono ai filoni dell’orrore, del fantastico e della fantascienza, è considerato un maestro nel trasformare le normali situazioni conflittuali della vita – rivalità fra coetanei, tensioni e infedeltà coniugali – in momenti di terrore. Quando è ancora piccolo, sua madre deve far fronte a grandi difficoltà, perché il padre uscito di casa per fare una passeggiata non fa più ritorno. Nel 1962 inizia a frequentare la Lisbon High School e comincia a spedire i suoi racconti a vari editori di riviste, senza però alcun successo concreto. Conclusi gli studi superiori entra all'Università del Maine ad Orono, dove gestisce per un paio d'anni una rubrica... Approfondisci
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