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André Corboz

Curatore: P. Viganò
Editore: Franco Angeli
Collana: Urbanistica-N.S.
Anno edizione: 2004
Pagine: 264 p.

3 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Arte, architettura e fotografia - Urbanistica - Pianificazione urbana e municipale

  • EAN: 9788846405692

recensione di De Michelis, M., L'Indice 1998, n.10

Nel 1784, ancor prima di ottenere l'indipendenza politica, i futuri Stati Uniti d'America iniziarono a pianificare la loro espansione verso ovest, verso le grandi pianure centrali, fino alla frontiera della costa californiana. Il progetto di una colonizzazione democratica ed egualitaria del paese si rifletté nella costituzione di una immensa griglia ortogonale che suddivideva l'intero territorio americano, quello conosciuto come quello ancora ignoto, in quadrati di sei miglia. La griglia, concepita dal futuro presidente Thomas Jefferson, scavalcava le catene montuose, i fiumi e i laghi, si interrompeva lì dove le condizioni orografiche la rendevano inutilizzabile, per poi riprendere coerentemente al suo elementare assunto geometrico e alla sua paradossale astrattezza topografica che faceva "precedere la carta al territorio", la colonizzazione alla conquista.
Lo storico svizzero André Corboz ha dedicato alla "griglia americana" un saggio, breve e magistrale, nel quale la genealogia del progetto jeffersoniano viene confrontata con le tematiche diverse della topografia e della geografia, ma anche della politica e delle ideologie ruraliste e antiurbane, fino a ritrovare nei romanzi utopistici settecenteschi e nei dibattiti riformatori della Francia post-rivoluzionaria le origini europee della vicenda.
"Ordine sparso", il volume che raccoglie saggi editi e inediti di André Corboz, presenta, oltre a quella appena ricordata, molte gemme straordinarie del lavoro del grande storico svizzero: una serie di riflessioni sul metodo della ricerca, cruciali per uno storico ecclettico come lo è Corboz; alcune avventure "iconografiche" sui temi del tunnel e della grotta o sull'architettura dei paesaggi montani tra Viollet-le-Duc e Bruno Taut; saggi di storia urbana e di analisi del territorio metropolitano contemporaneo.Si delineano in tal modo i poliedrici interessi di André Corboz, le cui opere-chiave sono state il volume dedicato alla "invenzione" settecentesca della città di Carouge, pubblicato nel 1968, nel quale veniva minuziosamente ricostruita la vicenda di una "città di fondazione" sabauda, i rapporti tra "tecnica" urbanistica e "programma" politico; il libro sull'architettura dell'Alto Medioevo edito nel 1970, del quale il volume italiano riproduce le riflessioni introduttive; infine la monumentale monografia dedicata all'opera di Canaletto, completata nel 1985 dopo quasi vent'anni di lavoro, nella quale Corboz ribaltava la tradizione interpretativa di un Canaletto obiettivo "riproduttore" della realtà fisica dei paesaggi urbani, mettendo al centro dell'opera del pittore veneziano le invenzioni visionarie dei "capricci" nel contesto dei grandi movimenti ideali - neoclassici e massonici - che illuminavano la cultura europea settecentesca.
La ricerca corboziana risulta, dunque, guidata da una straordinaria consapevolezza dell'interrogativo storiografico. Il suo metodo - come osserva Paola Viganò nella sua bella introduzione - "consiste, prima di tutto, nell'insieme dei mezzi che il problema esige dal ricercatore per essere risolto". Gli strumenti dello storico non sono di per sé indifferenti, ma assai di più gli "attrezzi" idonei a dare forma alla costruzione storiografica, a un progetto e a un interrogativo che muove la ricerca. L'eccentricità di Corboz non appare così determinata dalla sua acribia filologica, ma dal suo avventurarsi in campi di ricerca di volta in volta rinnovati."
"Di questo approccio testimoniano esemplarmente alcuni saggi pubblicati in "Ordine sparso", come quello intitolato "Pittura militante e architettura rivoluzionaria", dove Corboz ricostruisce un filo rosso, sottile e pregnante, che collega la pittura antiquaria e visionaria di Hubert Robert e i dibattiti neoclassicisti a proposito del "greco-gotico" animati dal De Cordemoy e dall'abate Laugier, alle straordinarie invenzioni architettoniche di Etienne Louis Boullée, attraverso la permanenza del motivo iconografico, ricorrente e multiforme, della grotta, del tunnel e dell'edificio a volta.
Altrettanto illuminanti risultano le riflessioni che Corboz ha dedicato al paesaggio della città contemporanea, a partire dal libretto del 1992 su Los Angeles ("Looking for a City in America: Down These Means Streets a Man Must Go"), mettendo in discussione la permanenza della nozione di città storica dinnanzi al costituirsi di sistemi territoriali complessi e alla diffusione di sempre più vaste periferie urbane. La città descritta da Corboz, e da lui ridenominata "ipercittà", appare distesa sul territorio, "non percettibile dai sensi in quanto insieme, privata di strutture gerarchizzate, suscettibile di essere percorsa in tutti i sensi": una realtà "non armoniosa" che richiede una modifica radicale della nostra sensibilità per poter essere percepita non come uno spazio di pura desolazione.
Contrasto, tensione, discontinuità, frammentazione, assemblaggio sono, per Corboz, i concetti che sembrano offrire la possibilità di un approccio "non estetico", in grado di comprendere questo complesso fenomeno "iperurbano" e, di conseguenza, di vanificare molte delle più tenaci certezze che ancora caratterizzano il pensiero urbanistico, dalla caotica irrazionalità delle periferie che si rivela piuttosto per un ordine "difficile da capire", alla sostanziale perfetta unitarietà delle città storiche contraddetta dallo scorrere stesso della storia, alla perdita di centralità dei "centri storici" che giunge a minare la nozione di marginalità delle periferie metropolitane.