Editore: Chiarelettere
Collana: Narrazioni
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 20 ottobre 2016
Pagine: 256 p., Rilegato
  • EAN: 9788861907034
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Descrizione
Dopo i romanzi di grande successo con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, questa volta Manzini racconta un personaggio femminile indimenticabile.

"Antonio Manzini ribalta stereotipi e luoghi comuni spostando al centro chi sta ai margini della storia. Un romanzo potente e bellissimo" - Teresa Ciabatti

"Orfani bianchi romanzo sconcertante e fuori dalle righe. Antonio Manzini affronta un tema aspro con garbo, disinvoltura e un pizzico di temerarietà" - Massimo Lugli, Il Venerdì di Repubblica

Mirta è una giovane donna moldava trapiantata a Roma in cerca di lavoro. Alle spalle si è lasciata un mondo di miseria e sofferenza, e soprattutto Ilie, il suo bambino, tutto quello che ha di bello e le dà sostegno in questa vita di nuovi sacrifici e umiliazioni. Per primo Nunzio poi la signora Mazzanti, "che si era spenta una notte di dicembre, sotto Natale, ma la famiglia non aveva rinunciato all'albero ai regali e al panettone", poi Olivia e adesso Eleonora. Tutte persone vinte dall'esistenza e dagli anni, spesso abbandonate dai loro stessi familiari. Ad accudirle c'è lei, Mirta, che non le conosce ma le accompagna alla morte condividendo con loro un'intimità fatta di cure e piccole attenzioni quotidiane. Ecco quello che siamo, sembra dirci Manzini in questo romanzo sorprendente e rivelatore con al centro un personaggio femminile di grande forza e bellezza, in lotta contro un destino spietato: il suo, che non le dà tregua, e quello delle persone che deve accudire, sole e votate alla fine. "Nella disperazione siamo uguali" dice Eleonora, ricca e con alle spalle una vita di bellezza, a Mirta, protesa con tutte le energie di cui dispone a costruirsi un futuro di serenità per sé e per il figlio, nell'ultimo, intenso e contraddittorio rapporto fra due donne che, sole e in fondo al barile, finiscono per somigliarsi. Dagli occhi e dalle parole di Mirta il ritratto di una società che sembra non conoscere più la tenerezza.

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Recensioni dei clienti

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    Aurora

    26/12/2018 09:56:12

    non è solo "bello", questo libro: è decisamente STUPENDO. Antonio Manzini qui si dimostra ben più che un avvincente "giallista", e palesa di essere uno scrittore di razza, attentissimo ad una più puntuale rappresentazione della vita dei nostri giorni, sia dal punto sociale sia soprattutto da quello dei risvolti psicologici dei suoi protagonisti che paiono disegnare una traccia sfuggente di valori etici universali nella filigrana delle pagine. Eccellente: a parer mio, che pure adoro il personaggio di Rocco Schiavone, questo è il libro di Manzini più bello di quelli letti sino ad oggi.

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    viola

    23/09/2018 20:19:19

    Una storia toccante, quella di Mirta, madre lontana dal figlio dodicenne che ha dovuto abbandonare ma per il quale prova un amore smisurato che va a riversare in email colme di vita. Purtroppo non segue mai una risposta, ed anche se in modo differente, madre e figlio provano un immenso dolore e si sentono feriti. Uno spaccato sociale drammatico ed anche troppo vero purtroppo.

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    Azzurra

    23/09/2018 18:08:16

    Il tema è toccante e attuale, ma lo scrittore non riesce a coinvolgere il lettore nella vita difficile della protagonista.

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    francesca

    22/09/2018 16:22:40

    Un romanzo che non ha nulla da invidiare ai migliori legal thriller stranieri. Con questo secondo romanzo Francesco Caringella conferma le straordinarie doti narrative mostrate nel suo libro d’esordio. La personalità dell'Autore, magistrato di grande esperienza, conferisce alla narrazione aspetti di acutezza e di sensibilità certamente rari in questo genere di letteratura. In più, vi aggiunge un equilibrio perfetto tra pagine descrittive dei luoghi e delle vicende processuali e pagine introspettive, soprattutto quelle centrate sulla psicologia del protagonista. Gli eventi si susseguono bene e la storia, ben al di là dei fatti processuali, assume interessantissimi risvolti sociali, famigliari e, più profondamente, umani. Lo consiglio a tutti.

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    Aurora

    20/08/2018 18:32:47

    ecco: quando si fa differenza tra uno "scrittore" e uno "scrittore di thriller" ritengo che un romanzo come questo sia riferibile ad uno scrittore, in valore assoluto.

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    Massimo Buonocore

    21/01/2018 16:45:04

    Ho comprato il libro immaginando qualcosa del genere "Schiavone". All' inizio sono rimasto deluso ma mi sono bastate una decina di pagine per non riuscire a staccarmene e l' ho letto tutto di un fiato. Povera gente che percorre le stesse strade dei nostri emigranti di un tempo e che soffre le stesse pene se non peggiori. Chiunque parli male delle badanti dovrebbe leggerlo.

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    Gabriele Piccione

    10/01/2018 15:13:54

    Che tragedia! Storia originale e con molti aspetti interessanti. Aspetti sul senso della vita e sulla disperazione sotto vari punti di vista: il punto di vista di una persona che ha fatto migliaia di km lasciando la sua famiglia in cerca di fortune e si ritrova a fare lavori indegni; una madre che non può vedere il proprio figlio; un ragazzo costretto a vivere in un orfanotrofio anche se la mamma ce l'ha; una vecchia che "sopravvive" a stento anche se da tempo ha smesso di vivere... ma alla fine di tutto? Una gran tragedia (perfin esagerata) che "lascia pensare" molto ma che "lascia" ben poco

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    Rosanna

    13/12/2017 18:02:47

    Mi ha devastato. Ho appena finito di leggerlo, e l'ho letto con calma perché non reggevo la sofferenza di Mirta e neanche quella della signora di cui si occupa. Troppo, troppo dolore. E il dolore più grande, quello che non si può tollerare, è quello del ragazzino, dell'orfano bianco. Ilie, la ragione di vita di Mirta. Manzini ha scritto un libro indimenticabile. Ma lo sconsiglio a chi ha genitori malati Io ne so qualcosa

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    galofour

    16/10/2017 18:13:19

    Molto bello. Da vietare a persone anziane in depressione.

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    MAURIZIO

    19/09/2017 12:35:29

    Un racconto diverso, che, però, ha tanto dell'attuale. Lettura piacevole. Consigliato!!

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    klabhe

    06/07/2017 15:33:05

    Io adoro Manzini e Rocco Schiavone...veramente...li adoro indistintamente!!!! Ma questo libro non ce l'ho fatta a leggerlo....sara' che ho bisogno di leggerezza...sara' che mi aspettavo altro...sara' che non ci ho trovato la solita vena ironica...lo ho abbandonato!

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    enrica55

    07/04/2017 15:30:23

    Un libro bellissino e veritiero. Assolutamente consigliata la lettura per riflettere e, forse, comportarsi con più sentimento e cuore verso le persone.

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    Manu58

    30/01/2017 16:55:37

    Da poco ho conosciuto lo scrittore, a dire il vero dagli sceneggiati televisivi e poi guardando il mio elenco do e-book mi sono accorta di avere un suo libro. Orfani bianchi l'ho comprato a natale perché oltre ad averne sentito parlare, volevo rendermi conto se veramente manzini è uno scrittore bravo come dicono. Ebbene devo dire che mi è piaciuto in modo particolare perché davanti al mondo delle "badanti" così maltrattate e tenute in scarsissima considerazione mi ha fatto molto capire e soprattutto molto pensare. È un romanzo tristissimo che però rispecchia molte situazioni di cui ho sentito parlare. Non mi dilungo ulteriormente e lo consiglio. Ottimo

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    luca bidoli

    17/01/2017 08:48:59

    Semplicemente un ottimo libro. Manzini si conferma, a mio modesto avviso, uno scrittore di razza, vero, autentico, che può e sa spaziare dal genere noire a questo romanzo che, partendo dalla nuda e cruda realtà di tante Italie "parallele" e minori, ( gli immigrtai, i clandestini, le lavoranti in nero, i pensionati, i morti di fame...), riesce a dare vita e carne ad una figura femminile, una badante moldava, che non si dimentica. Uno spaccato del nostro paese, nella sua dimensione quotidiana, nella periferia esistenziale e morale di vite che si tedono ai fili sempre più esili del riscatto e della speranza. Bello, a tratti struggente, con lo sguardo impietoso verso ciò che siamo diventati, di quello che abbiamo smarrito in umanità e dignità. Un libro che non si dimentica, di un vero, grande scrittore di oggi, della nostra contemporaneità che lancia segnali e sguardi non superficiali su ciò che saremo.

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    evandro

    11/01/2017 10:06:22

    molto bello, fa riflettere.....da consigliare!

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    Virginio

    05/01/2017 16:03:57

    Splendido libro che lascia una melanconia profonda e l'auspicio che tali fatti capitin o solo nella fantasia. Bravo Manzini

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    Ciro D'Onofrio

    30/12/2016 09:36:37

    Un libro breve ed intenso,di una grande malinconia che non conoscerà sollievo Tagliente ed efficace la scrittura di Manzini

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    Francesco

    30/12/2016 06:06:05

    Bellissimo. Un libro che ti lascia dentro una tristezza indescrivibile.

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    chicca

    12/12/2016 16:30:55

    Una sola parola: terribile. Un vero pugno nello stomaco, tanto più forte perchè la storia è orrendamente verosimile. Finita l'ultima pagina ho sentito un'insopprimibile voglia di abbracciare il mio scontroso figlio quattordicenne. Un libro che renderei obbligatorio nelle scuole, sia per il tema che per l'asciuttezza della scrittura.

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    barbara

    07/12/2016 11:49:48

    Probabilmente Manzini riesce a rendere interessante anche la lista della spesa. Scrive benissimo e io lo adoro. Questo libro è stuggente e si legge in un fiato; l'unico appunto che mi sento di muovere è relativo al fatto che non soltanto gli stranieri si svegliano prima dell'alba, prendono autobus stipati all'inverosimile, sono alla disperata ricerca di un lavoro, vengono trattati con supponenza da datori di lavoro arroganti. Tutto questo viene presentato come trattamento riservato a stranieri ... ahime non è così

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“Volevo misurarmi con un personaggio femminile. Una donna unica con una vita difficile che, per trovare un angolo di serenità, è pronta a sacrifici immensi. Mia nonna stava morendo, io guardavo Maria che le faceva compagnia e veniva da un paesino della Romania e mi domandavo: quanto costa rinunciare alla propria famiglia per badare a quella degli altri?”Antonio Manzini

Nei romanzi di Antonio Manzini, quelli della serie di Rocco Schiavone, l’assenza di una donna si sente e pesa come un vero e proprio personaggio. Sua moglie Marina manca nella sua vita e appare solo nei sogni. Ma mancano anche le altre donne che solitamente animano le stanze di certi uomini terribilmente soli: mamme, amanti, cameriere…

Per queste donne è evidente che Manzini abbia pensato a un ruolo diverso. O almeno così ci piace pensare. Mirta Mitea, la protagonista di questo romanzo, non è la cameriera di Rocco Schiavone, né la badante del suo vicino del piano di sotto. La sua vita non ruota intorno alle indagini del vicequestore di polizia. Lei è al centro della vicenda raccontata in Orfani bianchi.


E di nuovo, in questo modo, Antonio Manzini ci ricorda Andrea Camilleri, che è tra l’altro uno dei suoi maggiori estimatori, quando lascia le vicende di Montalbano per scrivere di altri personaggi.


Mirta Mitea è una badante moldava, in Italia da cinque anni. La sua vita è vissuta in simbiosi con gli anziani che deve accudire, vecchi di cui nessuno ha tempo o voglia di occuparsi, lasciati a un’estranea qualunque come gatti domestici. Quell’estranea che vediamo al parco trascinare le sedie a rotelle dei nostri nonni, quella donna inesistente che nessuno saluta al mercato, che intravediamo come un’ombra, all’alba, negli androni dei nostri palazzi, in queste pagine si prende la sua rivincita.

Perché scopriamo, leggendo, che Mirta ha una famiglia in Moldavia, una madre anziana che dovrebbe essere accudita anche lei, un figlio dodicenne con un sacco di problemi e amici, confidenti, ex compagni di scuola. Mirta ha un forte amor proprio e una passione per il pianoforte. Ha simpatie e antipatie, eccessi d’ira, momenti di estrema dolcezza, come tutti.


Antonio Manzini non cede alla tentazione di mostrarci lo stereotipo del reietto, dell’invisibile, che cerca il riscatto nella sofferenza, ma dipinge una figura a tutto tondo, capace di eroici slanci di altruismo ma anche di grandi errori di valutazione. È questa capacità di mostrare l’umanità, il tocco magico di Antonio Manzini, ciò che rende ogni suo personaggio credibile.

Grazie al punto di vista di questa donna, possiamo imparare molto su noi stessi, sul nostro rapporto con gli stranieri, con i malati e anche con la morte. Inevitabilmente, alla fine, la storia di Mirta diventa un’operazione di disvelamento dei limiti della società borghese occidentale. Inevitabilmente il cliché della straniera che porta via il lavoro agli italiani viene demolito senza appello.

Mirta Mitea, dicevamo, non è la cameriera di Rocco Schiavone, né la badante del suo vicino del piano di sotto. La sua vita non ruota intorno alle indagini del vicequestore di polizia. E Orfani bianchi non è il classico giallo procedurale di Sellerio. Possiamo anche supporre che i lettori di questi due generi siano diversi, e che magari alcune badanti vorranno cimentarsi con questa lettura. Ma l’autore è Manzini, non si smentisce. Come disse Antonio D’Orrico «Solo Manzini è davvero all’altezza» e oggi lo dimostra come mai prima, raccontando quello che tutti vedono e che nessuno dice. Facendo quello che si dovrebbe fare.

Recensione di Annalisa Veraldi


Un brano dell'intervista ad Antonio Manzini sul Venerdì di Repubblica

Cambiare genere, per un autore, è sempre un rischio... Cos'hanno detto alla casa editrice?

«Con Sellerio, l'editore di Schiavone, ho un rapporto fantastico, mi hanno sempre dato fiducia. E poi avevo già scritto Sangue e marcio, che non è un giallo: anche se gli omicidi non mancano, parla del rapporto tra due fratelli. Quanto alla saga di Rocco Schiavone, penso che ogni tanto bisogna staccarsi da un personaggio seriale.»

Ci ha messo tre anni per sfornare un romanzo di 300 pagine. Se l'è presa comoda. Carenza d'ispirazione?
«Ho lavorato con calma. Ma nel frattempo ho scritto altre cose. L'idea mi è venuta guardando la badante che ha assistito mia nonna fino alla morte. Aveva un figlio in patria e anche lui viveva in uno di quegli istituti spaventosi. Io mi domandavo quanta sofferenza doveva nascondere, per stare appresso a una donna anziana che si spegneva giorno dopo giorno a distanza di centinaia di chilometri dai suoi affetti più cari. È un dramma che non possiamo neanche immaginare.»