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Orlando Furioso - Lodovico Ariosto - ebook

Orlando Furioso

Lodovico Ariosto

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Editore: Forgotten Books
Testo in italiano
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Dimensioni: 25,84 MB
  • EAN: 9780259697756

€ 9,85

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Gaia la libraia

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Lodovico Ariosto nacque in Reggio, agli 8 di settembre dell'anno 1474, di Nicolò Ariosto gentiluomo ferrarese, governatore della cittadella di Reggio per Ercole I. Duca di Ferrara, e di Daria Malaguzzi gentildonna reggiana. Fin dalla fanciullezza diede Lodovico a conoscere il felice ingegno, che aveva sortito dalla natura, componendo a modo di drama la favola di Tisbe, che venne rappresentata da esso lui e dai fratelli e dalle sorelle sue nella casa paterna. Era intenzione del padre di avviarlo agli studi legali; ma vedendolo avverso troppo a siffatto discipline, gli concesse di darsi tutto allo studio de'classici latini ed italiani, sotto la direzione di Gregorio da Spoleto: nel quale studio quanto riescisse valente, lo prova il vantaggio che seppe trarne in appresso nel comporre il Furioso, e la mirabile ricchezza di lingua che vi profuso. Si provò giovanetto a scrivere commedie italiane in prosa sulle traccie de'Greci e de'Latini, delle quali una, I Suppositi voltò più tardi in versi sdruccioli. Poi, morto il padre nel 1600, dettò poesie liriche, le quali furono occasione, che il Cardinale Ippolito d'Este lo volle de suoi gentiluomini. Succeduto al padre Ercole il Duca Alfonso, fratello d'Ippolito, venne Lodovico adoperato da lui e dal Cardinale in varie missioni, in cui si mostrò savio ed accorto politico, come in altre occasioni ebbe a provare d'essere non meno valente nella milizia. Ma per quanto le incumbenze affidategli dalla Corte di Ferrara, e le onorificenze che le accompagnavano, potessero parere invidiabili, ad altro si sentiva tratto Lodovico, e per altra via doveva ottenere più durevol fama. Volendo provarsi in letteratura in maggiore arringo, che non avesse fatto prima, e in pari tempo piaggiare i padroni, com era allora costume de'poeti cortigiani, s'accinse a riunire i due fini con un gran poema, sull'argomento del quale non poteva restar gran tempo in forse.

Fra i molti romanzi di cavalleria, che l'Italia contava fin da que'tempi, primeggiava a gran pezza l'Orlando inamorato del Marchese Matteo Maria Bojardo. Publicato a brani in varie riprese, l'Orlando inamorato formava da più anni la delizia di tutte le persone colte; non era chi nol conoscesse, non ne parlasse; morto il Bojardo addì 20 dicembre dell'anno 1494, quando l'Ariosto aveva già vent anni, si deplorava, che quest' insigne monumento della patria letteratura fosse rimasto imperfetto: l'Ariosto si propose alcuni anni più tardi, non di darvi compimento, che solo i mediocri ingegni corrono sulle altrui orme, ma si di annodarvi un altro poema di tanta magnificenza, che anziché esser detto la continuazione dell'Inamorato, avesse a far dire ai posteri, il poema del Bojardo essere il principio del suo.
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