Ottanta poesie. Testo russo a fronte

Osip Mandel'stam

Curatore: R. Faccani
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2009
Pagine: XXXIV-277 p., Brossura
  • EAN: 9788806196226

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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    22/10/2017 17:57:27

    Bisognerebbe mandare a memoria questi versi in ogni momento della giornata, dirli, ripeterli sempre, nei vuoti di noia, nelle pause più inconsuete, in qualsiasi fessura in cui il silenzio può essere colmato da sillabe di verità. L'uomo che nella baracca del gulag declamava ai prigionieri come lui le strofe del Petrarca, l'uomo dal quale la poesia si fece vedere nuda fra lenzuola sporche di angherie ingiustificabili, nel gelo di lontananze smisurate, perchè è lì che ama stare la Musa, spericolata sovrana senza raziocinio che però sente come nessuna l'umore di cui è fatto il miracolo: "..mi è stato concesso un corpo, /cosa devo farne di lui, così unico e così mio? /Per la gioia sommessa di respirare e vivere / ditemi, chi devo ringraziare?/ Sono un giardiniere ed anche un fiore, / nella prigione del mondo non sono solo./ Sui vetri dell’eternità già si è posato il mio respiro,/ il mio calore./ Vi si stamperà un fregio,da poco tempo irriconoscibile./ Lascia che coli via il limo dell’attimo,/ non si cancella il caro fregio". La potenza e la ricchezza della lingua si alzano fino alla loro stessa salvezza, il poeta si fa guidare, padrone appena di tutto quel tesoro che pure dal suo inchiostro sgorga ma che è insieme una chiamata, un encomio del cielo sul suo cuore respinto. E se Dio e il dolore fossero sinonimi? Perché no? Quale che possa essere un brillio di risposta qui si tocca un'esperienza umana che va anche oltre un concepibile estremo, un suono di ingiusto e di dignità senza pari elevati a picchi non comuni: "...chi può dire di fronte alla parola “addio” / quale congedo ci attende?". Silloge meravigliosa, troppo breve rispetto a ciò che Mandel'stam merita veramente, ma indispensabile come l'aria stessa: "...si capisce col sudore e l'esperienza/ il gioco incontrollato del cielo". Non c'è raccolta più bella per tradire questo inabile mondo che svende il suo tutto da straccione per riscuotere in cambio le ossa del nulla. Ma i poeti amano la vita, sempre.....

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    SAPAAL

    30/06/2017 11:40:08

    Traduzione un po' discutibile

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    Piergiorgio Parisella

    24/03/2017 18:47:54

    Senza dubbio il contributo più ampio attualmente in libreria per addentrarci nelle immagini che popolano i versi di O. Mandel'stam. E' un testo imprescindibile per conoscere il poeta per quanti, come me, non praticano la sua lingua. Molti sono stati i saggi offerti al lettore italiano dei versi dell'Autore (quasi tutti di buon livello editoriale, come le "Ottanta poesie"). Solo due, con esiti certo perfettibili, riproducono, però, integralmente il contenuto di un ciclo poetico definito (Pietra, I quaderni di Voronez). Ciò è dovuto a una precisa scelta dei mediatori culturali italiani che si occupano di traduzione dal russo: cercare la migliore resa di ciò che si ritiene dovere (o potere) portare a conoscenza del lettore nazionale, a scapito di una organica divulgazione dell'opera dello scrittore (specialmente se poeta). Dove per opera si intende l'insieme dei testi prodotti, con le loro correlazioni, immagini e schemi. Una tendenza che differenzia il nostro panorama editoriale da quello in lingua francese, tedesca e anglosassone, ove sovente si stampano "Opere complete". Non ci si può , dunque, che augurare, segnatamente dalle case editrici maggiori, progetti a più ampio respirino che facciano il punto sull'opera di quegli scrittori che, come O. Mandel'stam, possono essere considerati dei classici del secolo passato.

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    Paolo Deghenghi

    31/03/2014 14:25:49

    Fondatore, insieme ad altre figure letterarie, del movimento acmeista, se ne distaccò assai presto, perseguendo una linea che gli è propria e che contribuisce a raffigurarlo -giustamente- come il più grande poeta di lingua russa del Novecento. Il lavoro di Remo Faccani ci restituisce tutta la musicalità di un verseggiare tra i più densi e calibrati. Per chi ha la pazienza, è possibile trovare anche una vecchia edizione Guanda delle poesie scritte negli anni 1921-25, in grado di fornire un quadro d'insieme più esaustivo. È un peccato ed una negligenza del mercato editoriale italiano il disinteresse verso questa figura. Capace di slanci lirici immediati e di una rara adesione alla realtà, vorrei ricordare Mandel'stam citando per intero uno dei testi più significativi della sua produzione, e che ci restituisce in lui il massimo compito della poesia: essere poesia civile non per i temi affrontati, ma per ergersi continuamente in difesa della civiltà. Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,/ a dieci passi le nostre voci sono già bell'e sperse,/ e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina/ eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino./ Le sue tozze dita come vermi sono grasse/ e sono esatte le sue parole come i pesi d'un ginnasta./ Se la ridono i suoi occhiacci da blatta/ e i suoi gambali scoccano neri lampi./ Ha intorno una marmaglia di gerarchi dal collo sottile:/ i servigi di mezzi uomini lo mandano in visibilio./ Chi zirla, chi miagola, chi fa il piagnucolone;/ lui, lui solo, mazzapicchia e rifila spintoni./ Come ferri di cavallo, decreti su decreti egli appioppa:/ all'inguine, in fronte, a un sopracciglio, in un occhio./ Ogni esecuzione, con lui, è una lieta/ cuccagna ed un ampio torace di osseta. Una poesia che non ha bisogno di dediche per capire a chi è diretta e che rende Mandel'stam, pur nella sua impotenza di uomo normale, uno dei grandi nemici di Stalin. Una poesia scritta con folle coraggio e che valse all'autore l'esilio e la morte

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