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Yan Mo

Curatore: M. R. Masci
Traduttore: S. Calamandrei
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2015
Pagine: 363 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806155155

Un brano dell'intervista di Wuz

WUZ: Sappiamo che cosa vuol dire lo pseudonimo che si è scelto, ma perché ha scelto di scrivere con uno pseudonimo e non con il suo nome?

MO YAN: Ho scelto uno pseudonimo perché molti scrittori famosi sono diventati tali proprio con uno pseudonimo. Inoltre il nome che ho scelto, Mo Yan, «non voglio parlare», rimanda anche al periodo in cui sono cresciuto: durante la Rivoluzione culturale se si parlava troppo e si dicevano cose sbagliate le conseguenze non erano piacevoli per sé e per la propria famiglia. Una delle cose che papà e mamma mi ripetevano spesso era proprio di non parlare e quindi ho preso spunto da quello che mi dicevano i miei genitori. Da piccolo amavo parlare molto, e la mia mamma mi diceva "ma non puoi evitare di parlare, non puoi fare finta di essere muto?". E così, quando ho incominciato a scrivere, l'ho fatto con il nome Mo Yan.

WUZ: La sua era una famiglia di contadini, come mai ha scelto di entrare nell’esercito? E come è arrivato alla letteratura, a diventare uno scrittore?

MO YAN: Una delle cose più evidenti in Cina è la grande differenza tra la città e la campagna. In campagna la gente è meno evoluta, i giovani hanno sempre voglia di andare in città. E poi, una volta, entrando nell’esercito era più facile poter andare all’università. Anche perché nell’esercito, se uno è volenteroso, ha più tempo per studiare. Oltre al fatto che in campagna c’era poco da mangiare e faceva freddo: l’esercito offriva una soluzione per queste cose. Con il tempo libero ho iniziato a scrivere, anche perché l’esercito cinese ha pure una sezione artistica importante: ci sono cantanti e ballerini, ma anche scrittori. Per me è stato naturale prendere questa strada. Certamente c’erano limitazioni in quello che si scriveva, si era spinti a parlare bene dell’esercito. Non avevo questa capacità di scrivere quello che non pensavo. Per questo più di dieci anni fa ho lasciato l’esercito per continuare la mia strada.

Recensioni dei clienti

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    barbara

    01/09/2016 10.45.03

    romanzo insopportabile. Sinceramente sono stata attirata dal titolo e sono molto pentita di essere andata oltre. Ho apprezzato il tentativo di voler costruire un intreccio complesso incrociando diversi stili ma la storia è veramente povera e farraginosa. Ho fatto molta fatica a leggere questo romanzo fino alla fine, a tratti lo sforzo dell'autore di creare qualcosa di "alto", complesso e metaforico diventava quasi irritante

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    Lina

    22/04/2016 09.46.09

    Grazie a Calamandrei e Masci per averci offerto in dono questo capolavoro . Tolto il segnalibro sarà difficile leggere per qualche tempo. Grandioso.

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