Il pane e il circo

Paul Veyne

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 4 luglio 2013
Pagine: XIII-679 p., Rilegato
  • EAN: 9788815245397

95° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Dalla preistoria al presente - 1. Storia antica: fino al 500 d.C.

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Descrizione
"Panem et circenses": l'espressione con cui Giovenale definisce sprezzantemente le preoccupazioni dei romani durante l'Impero è divenuta proverbiale. Ma come stavano le cose nel mondo antico? È proprio vero che allora, come oggi, i governanti davano un po' di pane e di divertimenti in cambio della passività politica? In questo libro ormai classico Paul Veyne svela il funzionamento della politica e il carattere contraddittorio delle ideologie e delle credenze attraverso un'indagine sulla pratica del mecenatismo, vale a dire la munificenza verso la collettività che spingeva i notabili, i senatori, l'imperatore a costanti e cospicui doni ai cittadini: opere pubbliche ma anche elargizioni di denaro, sostentamento, svaghi. Non solo occasione di spettacoli osceni ed efferati, il circo è allora il palcoscenico in cui si consumano prestigio, interessi e soprattutto rapporti di potere.

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    Cristiano Cant

    30/03/2016 12:20:27

    Volutamente letto a intervalli di tempo, nei giri e nei ritorni di consapevole e concentrata calma che meritano opere così dense, volutamente acquistato con ingorda curiosità, e amato, ora che una pagina ne ha decretato una fine, come uno di quei rari libri che annientano ogni glossa a margine, ogni piega a commento, tanto perfetta e somma è la struttura di ogni loro passaggio. Anzitutto la prosa di Veyne, lirica per lunghi tratti come una narrazione sentita, un paesaggio adorato restituito alle pagine come specchio di una ricerca ponderosa, necessaria. Poi la cura nei particolari, cesello e attenzione degni di un orafo leggendario; e l'insieme tutto infine che corre e scivola nella lettura come in un infinito romanzo di ruoli, di posizioni sociali, di scontro e incontro fra popolo e potere dove gli equilibri, le voci, le passioni e i gesti si gettano nel racconto come fusi da una regia fin troppo sapiente. Il superfluo, il ludico come estremi indispensabili collanti a tenere in piedi un rapporto di forze, la cifra della prosperità assoluta che sperpera e dona per toccare il proprio ego enorme. Imperi, senati, notabili, l'èlite che "scende" negli strati sociali meno abbienti e ne acquista il consenso, ne avvicina il rispetto, l'incanto, la devozione. Dai greci e il loro bene comune alla generosità senatoria dei romani, il taglio del dono come prestigio politico emerge chiaro, in un registro nel quale si affiancano la spontaneità evergetica (la buona azione) a un chiaro ritorno da parte del potente, la ruota che lo rende pavone, l'astuzia della volpe che tiene strette le sue prede e il suo scranno. Stupenda resa di un mondo nel quale, nonostante la distanza fra i ceti, sapeva affacciarsi un contatto fra le parti che andava oltre il rozzo schema del dare e dell'avere. La mole dell'opera spiazza e quasi atterrisce, ma solo per salire quelle rampe di indispensabile ricchezza a cui una curiosità vorace non può non darsi. Il vero pane di un libro che è un mondo.

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