Le parrocchie di Regalpietra - Leonardo Sciascia - copertina

Le parrocchie di Regalpietra

Leonardo Sciascia

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Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Edizione: 6
Anno edizione: 1991
In commercio dal: 17 giugno 1991
Pagine: 196 p.
  • EAN: 9788845908408
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    isabella

    27/05/2020 05:58:21

    Inizio a leggere questo libro dopo aver letto un bel pò di libri di Sciascia e come si può leggere da una nota dell'autore, questo non è altro che la summa o l'incipt di tutti gli scritti dell'autore stesso. E' più una raccolta di brevi saggi. Di capitolo in capitolo già ne cogli i sentori, focalizzi a quale "futuro" libro potrebbe appartenere. Non nascondo che leggendo molti autori e autrici siciliani/e vi ritrovo la sua influenza. Sciascia ci racconta la sua vita vissuta a Racalmuto, da ragazzo e di tutto quello che era la sicilia dell'epoca. Emerge tutta la sensibilità e la voglia di lasciare per iscritto tutto ciò che accadeva. Come insegnante viveva i dolori dei suoi alunni e riusciva con lucidità a capire che quello che da insegnante "doveva trasmettere ai discenti" da programma ministeriale, non era quello di cui loro avevano bisogno, gli argomenti spesso erano avulsi dal contesto. La loro era un infanzia rubata dalla stessa famiglia che per fame mandava i ragazzi a lavorare, il freddo, la fatica, non erano contemplate. La politica era sempre legata ai ricchi e ai poveri nella misura in cui i primi avevano i privilegi e i secondi subivano e subivano tutto, la fame, gli stenti e la povertà. Emerge tutta la sicilia, la storia, i danni della prima guerra mondiale che si accavallano alla seconda guerra mondiale, nostra bella Italia, sempre sfruttata e maltrattata. Il nostro meridione abbandonato alla corruzione e al corruttore di turno che detta le leggi del sopruso.consiglio.

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    FranZ

    12/05/2020 17:30:15

    E’ stato detto che nelle Parrocchie di Regalpetra sono contenuti tutti i temi che ho poi, in altri libri, variamente svolto. E l’ho detto anch’io…. Tutti i miei libri in effetti ne fanno uno. Un libro sulla Sicilia che tocca i punti dolenti del passato e del presente e che viene ad articolarsi come la storia di una continua sconfitta della ragione e di coloro che nella sconfitta furono personalmente travolti e annientati.” Le parole di Sciascia riassumono il significato del libro, che non è un romanzo, ma una raccolta di brevi saggi che toccano aspetti particolari della vita siciliana dell'epocavissuta a Racalmuto, paese di nascita dello scrittore, emergono usi e costumi della classe dirigente, dei cosiddetti galantuomini, che frequentano il circolo della Concordia, l’amministrazione politica succedutasi nel tempo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, la situazione scolastica. In questo modo viene tratteggiato, con un fondo di amara ironia, un quadro ampio e articolato della situazione della vita nell’isola e di quanto essa fosse lontana dalla ragione, cioè dalla libertà e dalla giustizia, e sprofondata nel buio della povertà, della fame e del freddo degli abitanti del paese: salinari, zolfatari, braccianti agricoli, mezzadri “tutti sfruttati fino all’estremo, fino all’annientamento e allo sfascio”, ed i ragazzi delle scuole, figli di zolfatari, di salinari e di contadini. “Io parlo loro di quel che produce l’America, e loro hanno freddo, hanno fame; e io dico del Risorgimento e loro hanno fame, aspettano l’ora della refezione, giocano per ingannare il tempo, e magari pizzicando le lamette dimenticano la fatica del servizio, le scale da salire con le brocche dell’acqua, i piatti da lavare”. Un affresco di una Sicilia, di un Italia di settant'anni fa, ma quelli che Sciascia definisce i punti dolenti del passato e del presente, sotto nuovi aspetti, sopravvivono ancora oggi e di certo non solo nella realtà siciliana.

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    Elisa

    11/05/2020 12:38:36

    Un libro che vi farà innamorare di Sciascia, del suo realismo disincantato e della sua magia. Vi sentirete catapultati in Sicilia e non solo

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    Maria Laura De Paolis

    12/09/2019 18:24:54

    E' senz'altro il libro di Sciascia a cui sono più legata. Nel suo piccolo lo considero un vero capolavoro di realismo e di forza espressiva.

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    Luca Aquadro

    26/08/2019 16:19:09

    "D'estate il paese è caldissimo, infuocata polvere, sembra si sgretoli tutto in polvere per il fuoco del sole. Ma d'inverno, lontana la montagna di neve di Cammarata, nitida nel cielo smaltato di gelo, il freddo, come dicono i vecchi, s'infila nelle corna del bue." (p. 115) Benvenuti a Regalpetra, paese di torride estati e d'inverni pungenti, paese sperduto della Sicilia profonda, paese le cui parole d'ordine sono povertà, fame, violenza, sfruttamento, mafia, immobilismo e tragica bellezza. Paese che non esiste. Perché Regalpetra nasce dalla penna dell'esordiente Leonardo Sciascia, maestro elementare di Racalmuto, il quale nel 1956 fa capolino nella letteratura italiana con questa serie di nove racconti ambientati in un paese siciliano d'invenzione, ma così simile al proprio e a tanti altri della Sicilia (e non solo) di allora e, in parte, di oggi. "Conosco un giovane che il voto, con tutti i sacramenti, lo darebbe al PSI; ma è iscritto alla DC e, per ragioni personali, voterà per i monarchici di Covelli. Ha intelligenza e sensibilità, una chiara visione del momento politico: è il virus dell'amicizia che lo fa tralignare, per amicizia col segretario ha preso la tessera della DC, per amicizia voterà monarchico; l'amicizia fa strage in Sicilia, è mafia massoneria partito politico, in nome dell'amicizia ci si lascia anche ingoiare dall'ergastolo." (p. 166) Sciascia, a poco più di trent'anni, aveva capito tutto: la mafia è una forma perversa e corrotta di amicizia, secondo la quale i legami amicali e famigliari prevalgono sul giusto e sul merito; è l'opposto della democrazia, della meritocrazia e dello stato di diritto. Sciascia: un illuminista lucido e tagliente di cui ancora oggi avremmo un disperato bisogno. "Uomo o macchina, tutto deve essere sfruttato fino all'estremo, fino all'annientamento e allo sfascio." (p. 145) Da leggere, capolavoro.

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    antonella

    08/02/2019 21:04:23

    posso solo condividere i giudizi dei lettori (scrittori) che mi hanno preceduto. Libro particolare e molto bello.

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    Antonio

    22/09/2018 16:48:23

    Il libro è a metà tra un racconto autobiografico e un saggio annalistico, con cui l'autore intende mettere in piedi la struttura - sociale e culturale - della Sicilia del primo novecento. Una vera miniera di informazioni e curiosità per chi voglia trovarvi delle analogie con i romanzi di camilleri, suo ideale successore.

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    Daniele Curto

    19/09/2018 14:29:32

    Una serie di racconti sulla vita a Racalmuto ai tempi di Leonardo Sciascia, per me che sono un suo compaesano è davvero emozionante leggere della Racalmuto dei suoi tempi, ma sono senz'altro racconti che riuscirebbero a coinvolgere chiunque.

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    giorgio g

    24/11/2012 09:34:49

    Come mai rileggere oggi "Le parrocchie di Regalpietra", un libro che rispecchia la realtà di un paesino della Sicilia di quasi sessant'anni fa, una realtà che per nostra fortuna non esiste più? Sì, la miseria nera, la fame ed il freddo patiti dai disgraziati abitanti di Regalpietra forse sono oggi scomparsi (ma bisognerebbe calarcisi dentro: la miseria molto spesso si nasconde), ma persistono molti dei mali così vividamente delineati, tanto da farci considerare il libro come ancora attuale. Sciascia, usando uno stile che definirei autobiografico, ha descritto la vita di un paese immaginario che non fatichiamo a riconoscere nella natia Racalmuto, affrontando in nuce i temi sviluppati successivamente nella sua produzione letteraria.

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    Renzo Montagnoli

    06/10/2010 21:22:52

    Questo libro, che non è un romanzo, bensì un saggio che parla dell’ambiente, della gente, della storia di Racalmuto, paese natio di Sciascia, denunciando apertamente, senza remore, i problemi ancestrali, ormai cronicizzati, che affliggono quella località, finendo per estensione con il caratterizzare qualsiasi unità amministrativa siciliana. E' semplicemente un capolavoro.

Vedi tutte le 10 recensioni cliente

È stato detto che nelle Parrocchie di Regalpetra sono contenuti tutti i temi che ho poi, in altri libri, variamente svolto. E l'ho detto anch'io». Così Sciascia stesso. E tutti i suoi lettori amano ritrovare in questo libro, che è del 1956, le fila della complessa trama dei libri che Sciascia avrebbe scritto in seguito. Qui gli elementi sono tutti riconoscibili: la riflessione storica (sul passato di questo paese che «confina nell'immaginazione» con Racalmuto ed è la sua verità), l'osservazione precisa di una realtà circoscritta, la notazione diaristica, la creazione di caratteri delineati in pochi tratti, la tensione nascosta della prosa, la percezione della «Sicilia come metafora», la tranquilla impavidità nel nominare la realtà sociale (e tra l'altro la mafia, che allora non usava nominare nei libri, o la vita delle zolfare e delle saline). Ma quello che oggi più colpisce in questo libro è la perfetta naturalezza, l'equilibrio in cui questi elementi convivono, formando un insieme che rimarrà memorabile.

  • Leonardo Sciascia Cover

    Scrittore e uomo politico italiano. Esordisce sotto il segno di una prosa poetica (Favole della dittatura, 1950; La Sicilia, il suo cuore, 1952) che lascia però presto il passo ad una vena che si rivelerà per lui più feconda. A dire dello stesso Sciascia, la sua cifra più autentica affonda infatti le radici in «una materia saggistica che assume i modi del racconto». Questa direzione è subito evidente fin da Le parrocchie di Regalpetra (1956) e Gli zii di Sicilia (1958), che mostrano come gli spunti di cronaca isolana si sappiano fare pretesto e cornice per indagare sul costume sociale e le sue degenerazioni.Esempi ancor più compiuti in tal senso saranno Il giorno della civetta (1961) e A ciascuno il suo (1966), che affrontano il tema... Approfondisci
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