Parti in fretta e non tornare

Fred Vargas

Traduttore: M. Balmelli, M. Botto
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2004
Pagine: 346 p., Brossura
  • EAN: 9788806166335
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Di Fred Vargas - pseudonimo dietro il quale si nasconde una docente di storia medievale di un'università parigina - avevamo già letto, in traduzione italiana, due bei romanzi, Chi è morto alzi la mano e Io sono il tenebroso (Einaudi, 2002 e 2003), parte di una più ampia serie che vede protagonisti tre insoliti detective dilettanti, ovvero tre giovani storici "nella merda fino al collo" grazie a un mercato del lavoro culturale non propriamente vivace ed equo. In questo nuovo romanzo, Marc, Mathias e Lucien fanno solo una fugace comparsa, mettendo però a disposizione competenze "disciplinari" che si riveleranno cruciali nella soluzione di un caso misterioso al quale sta lavorando il commissario Jean-Baptiste Adamsberg, Divisione anticrimine.

La storia ha un avvio lento, straniante. Ci troviamo infatti a Parigi, all'incrocio Edgar Quinet-Delambre, con l'immancabile uscita del metrò, ai giorni nostri, ma assistiamo a un rito oggi impensabile, la lettura in pubblico di una molteplicità di messaggi, "una sessantina al giorno, cinque franchi l'uno", fatta da un banditore improvvisatosi tale per sbarcare il lunario. Il bisogno aguzza l'ingegno, quello dei laureati in storia e quello dei pescatori disoccupati che hanno avuto qualche guaio con la giustizia. Così, in questo giallo dal robusto impianto teatrale, seguiamo una storia di omicidi che sembrano non avere tra loro altro legame se non quello di essere sibillinamente preannunciati al banditore, scelto dall'assassino come amplificatore delle sue azioni. E di apparire sotto le mentite spoglie di casi di peste. Un'epidemia seminata da un untore? un nuovo medioevo? Ne dubita, il lucido commissario Adamsberg, che per un lungo tratto brancola tuttavia nel buio, affiancato dal suo vice Danglard - bella coppia di poliziotti, Adamsberg e Danglard, tipi umani cui l'autrice dà sapientemente corpo e carattere, nonché abiti che all'uno calzano a pennello e all'altro cascano addosso, ironici indicatori di un temperamento e una storia di vita - e decide di stare appiccicato all'unico sospetto, il banditore Joss Le Guern, e di tener d'occhio l'unico elemento d'indagine di cui dispone, la sua urna d'altri tempi. "In fondo all'urna c'era roba dicibile e non dicibile (...), ma ciò che il banditore aveva scoperto era il volume insospettato dell'indicibile".

Adamsberg indaga con pacatezza, frequenta la pensione in cui vive Le Guern e a poco a poco arriva a conoscere tutto il bizzarro gruppo di abitué del posto. Che è un luogo - anche sociologicamente, per opposizione ai tanti non luoghi della società contemporanea - molto francese, molto parigino, in cui si muovono con passo da caratteristi numerosi personaggi inconsueti, e tutti riusciti. Leggendo si è portati a pensare a certi dipinti fiamminghi, antiche scene di mercato con tante figurine che si affaccendano, ma la medievista Fred Vargas provvede subito a riportarci al presente con la stessa sottigliezza con cui fa balenare davanti a noi lo sfondo storico e pittorico, le storie di famiglia, i retroscena di ogni vita. E mentre il commissario Adamsberg si concentra sui fatti e sugli indizi percorrendo la città a piedi con la stessa ostinazione con cui il suo concittadino Montaigne andava su e giù nella propria biblioteca, nell'urna di Joss vengono deposti messaggi sempre più inquietanti, in una lingua sempre più annerita dal tempo, che è tuttavia l'unico filo conduttore di un'indagine che sembra sempre a un punto morto.

Del resto, per dirla con Henning Mankell - creatore di un altro grande commissario, lo svedese Kurt Wallander - se non ci fossero i punti morti non ci sarebbero i romanzi polizieschi. In questo caso è la lingua dell'assassino a insospettire gli investigatori, sono le citazioni, l'uso arbitrario dei puntini di sospensione a rianimare le indagini. "Non si tritura il testo di un Antico, non lo si frantuma a proprio uso e consumo. Lo si onora e lo si rispetta". Un imperativo categorico per l'archeologa e medievista, certo, ma l'originalità e il talento del suo doppio Fred Vargas stanno nel rendere credibile e avvincente un'indagine condotta con gli strumenti della filologia da un commissario che sembra far proprio il principio della fedeltà al testo. Intesa anche come fedeltà a un metodo di lavoro, a una ricerca del colpevole condotta senza gesti cruenti, svelando invece a poco a poco i retroscena dei delitti, le loro motivazioni sociali, economiche, familiari. Un'incalzante archeologia delle vicende umane, debitrice forse a Maigret di alcuni gesti e abitudini, di certi squarci affettuosi sulla privatezza degli investigatori.

Recensioni dei clienti

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    MB

    08/04/2011 15:21:15

    Perfettamente riuscito, non sono riuscito a staccarmi dal libro. Nel perfetto stile surreale che contraddistingue la Vargas, il libro è meraviglioso.

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    luigi

    21/07/2008 09:42:40

    buono ma le ultime 50 pagine non valgono il prezzo del biglietto....

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    paola pirri

    01/06/2007 18:47:57

    Secondo me il suo libro migliore, fermo restando che sono tutti (io ho letto solo quelli tradotti in italiano) molto godibili e avvolgenti. La Vargas è uno di quegli autori verso i queli è possibile parlare di "fiducia". Ci si può fidare di lei, perchè non imbroglia, è rigorosa, mai approssimativa, capace di dipingere con perizia ogni suo personaggio, con tratti rapidi, limpidi, fluidi, senza pedanteria. Mi associo a chi scrive che sarebbe splendido avere puibblicati in italiano anche gli altri testi.

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    Rino

    28/11/2005 10:33:59

    Senza alcun dubbio il migliore racconto tra quelli tradotti. Sarebbe opportuno prevedere la traduzione dell'intera opera della scrittrice. Da leggere.

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    Standbyme

    07/11/2005 18:43:01

    Ecco un ottimo esempio su come si possa scrivere un eccellente giallo (thriller se si preferisce) senza ricorrere a esagerate scene truculente a “effetto” che, il più delle volte, non fanno altro che ridicolizzare il romanzo. Una buona prosa, con una trama avvincente e a dir poco originale, questo romanzo meriterebbe di essere collocato tra i classici della letteratura gialla. Si noti come la piazza sia il luogo aggregante di una piccola ma variegata comunità ed è proprio nella piazza che vengono “annunciati” gli editti tra cui le condanne a morte: sembra proprio di essere nel Medioevo…infatti la peste…

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    simona 75

    27/09/2005 09:02:09

    La vita della piazza si concentra sui ritmi scanditi dall'attività del banditore e dal rimbombo del richiamo del gong che annuncia l'ora del pasto nella locanda. Siamo a Parigi in un contesto geografico ben definito, in una piazza conosciuta, in un quartiere come tanti. E' il XXI secolo, eppure a volte, la dimensione temporale sfugge, ripercorrendo vicende senza tempo, sulla scia di personaggi permeati di una saggezza antica, soggetti i cui ritmi, le cui relazioni, paiono difficilmente collocabili nel mondo moderno. In questo contesto un poliziotto imperscrutabile si contrappone ad un sicario anacronistico: la peste nera, raccontata con la dovizia e la competenza di un'esperta medioevista che ci dimostra come superstizione e credulità siano prerogativa umana, come esse possano trascendere i confini del tempo ed obnubilare le menti popolari, dimentiche del progresso, della scienza, delle scoperte dell'era moderna. Un bel romanzo, un 'insolita atmosfera con la quale si prende familiarità in modo graduale e forse con qualche difficoltà nella parte iniziale. Questa forse la sua unica pecca.

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    stefano

    05/09/2005 19:31:11

    Non credo ci sia molto da scrivere quando un libro ti gratifica regalandoti più di quanto ti potevi aspettare. Veramente un bellissimo noir. Assolutamente da leggere.

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    Enoch 55

    27/04/2005 01:26:10

    Bello e intrigante, questo libro è anche una affascinante scoperta di una scrittrice che mi ha incantato. Assolutamente eccezionale.

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    C. Algor

    21/09/2004 17:38:03

    A mio avviso questo è il libro migliore della dozzina pubblicati dalla Vargas finora. E' pieno di suspence e anche istruttivo (le questioni sulla peste Vargas, che è archeologa medievalista, le conosce per mestiere). La figura dell'ex marinaio bretone che, su una piazza di Montparnasse, legge alla folla notizie d'attualità (le meteorologia marina) e annunci a pagamaneto è esilarante.

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    claudia

    31/08/2004 20:29:48

    Bello, il più bello dei tre pubblicati in italia, l'ho letto d'un fiato. Trama particolare e personaggi caratterizzati con la solita maestria da questa scrittrice che mi incanta ogni volta. Ve lo consiglio.

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    Luna

    18/06/2004 00:30:24

    Ho letto questo libro in francese ed è uno dei miei preferiti, nei poliziotti. Adamsberg è propio strano e lo seguo nei altri libri di Vargas, non so se sono stati tradotti. Il modo di scrivere di vargas è molto facile, i suoi libri si leggono velocemente, ma anche perché sono scritti bene e che le storie sono interessanti.

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