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Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 527 p., Brossura
  • EAN: 9788806174668
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Recensioni dei clienti

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    Pier Morandi

    15/12/2015 20.43.29

    Toccante, pieno di fascino, stupendo. Se lo trovate un po' impegnativo, all'inizio, (e lo è) non chiudetelo, proseguite. Il partigiano Johnny vi ricambierà portandovi con sé, fino a restarvi definitivamente dentro. Per chi sostiene: "lingua e linguaggio ostico, mescolanze ita/ing, sperimentazione ecc ecc?". La sperimentazione esiste da sempre in ogni forma d'arte, ed è proprio grazie alla sperimentazione che si va avanti, altrimenti si resta nella patinata, vuota e ben confezionata calma-piatta attuale. E poi siamo nel 2015, no? E ci blocca la 'sperimentazione' di 50 anni fa o ci disturba la tela tagliata di Fontana? Suvvia? Consigliatissima anche una visita alla bellissima Alba, alla casa di Fenoglio ed alle Langhe, terre di cultura e coltura, cibo, colori. La tradizione con lo sguardo rivolto al futuro.

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    Savino

    13/11/2014 21.30.52

    Ricordo di aver letto il partigiano Johnny in un periodo non facile, ma anche bello, della mia vita. La sera mi sdraiavo su un materasso poggiato su un tavolato di legno alto quasi un paio di metri. Come sempre, una lampada da notte gettava un po' di chiarore sulle pagine del libro del momento. Una sera andai a coricarmi un po' prima del solito, ma non avevo sonno: ad attendermi c'era Johnny. Leggevo ed il battito del mio cuore accelerava. Mi slanciavo assieme a Johnny in una fuga disperata, col cuore in gola. Scartavo cespugli e arbusti, saltavo tronchi e ostacoli d'ogni genere; mi gettavo a rotta di collo e senza fiato, giù per la china ripidissima, lasciandomi scivolare lungo il fianco del calanco, uno dei tanti che corrugano il Cuneese. Braccato come una volpe da un drappello di fascisti ostinati; infangato e sfinito, ma non disposto a cedere, mi spingevo ancora più avanti, caparbiamente. Grida infami e latrati rabbiosi laceravano rapidamente l'aria fredda e umida del primo mattino, propagandosi fino a raggiungermi e a trafiggermi dolorosamente i timpani. Senza tregua - in quel miscuglio d'italiano e inglese caratteristico della lingua fenogliana - pensavo freneticamente a se e come avrei trovato scampo; a quale fortunosa via d'uscita m'avrebbe salvato da quella trappola che stava per condurmi a sevizie prolungate e morte certa. Al mattino la sveglia suonò alla solita ora. Ero stanco, ma felice di esserci ancora. Come sempre andai al lavoro, portandomi addosso le impressioni notturne e la stanchezza dovuta al sonno troppo breve. Mai prima d'allora un libro aveva avuto un impatto così fisico sulla mia persona e mai più m'è capitato di trovarne un altro capace di un simile effetto. Non lo dimenticherò mai più. Grazie, Fenoglio, per averlo scritto.

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    Franz

    01/05/2014 15.47.39

    Confesso che le prime 100 pagine sono state molto difficili. La lingua di Fenoglio é sperimentale, si é parlato di Fenglese perché é un italiano inframmezzato da parole inglesi e spesso da intere frasi in inglese. Il libro é fondamentale per conoscere l'esperienza partigiana, assolutamente privo di retorica ed infatti inizialmente non piacque molto alla sinistra italiana. Alla fine però preferisco un altro libro sulla resistenza: Piccoli maestri di Meneghello che é ancora meno retorico del partigiano Jonny. É comunque un libro da leggere con dei momenti bellissimi, soprattutto gli ultimi capitoli che descrivono la solitudine del partigiano. É stata una lettura difficile che forse potrà piacere di più ha chi ha una maggiore dimestichezza con l'inglese perché questo continuo cambio di lingua, soprattutto all'inizio, rende il libro poco fluido e un po' singhiozzante

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    Matìs

    05/09/2013 18.54.50

    Uno dei grandi romanzi italiani del '900, e non solo. Questo romanzo è tutto tranne che noioso, a partire da un uso della lingua che arricchisce le vicende raccontate di un'espressività rara. Potrebbe parlare del nulla e riuscirebbe comunque bene. Chi ha dato un voto basso meglio che legga altro, e che lasci a noi questi capolavori.

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    Federico87

    18/04/2013 15.47.43

    Do 2 stelline e non 1 solamente perché è scritto molto bene e ci sono molti paragrafi in un ottimo inglese. Onestamente dopo una cinquantina di pagine non sono riuscito ad andare avanti e l'ho interrotto: il punto di vista scelto da Fenoglio per raccontare la Resistenza è sicuramente interessante ed originale, ma il romanzo è troppo introspettivo e ha troppi tempi morti ed in alcuni punti viene appesantito da un'eccessiva presenza dell'inglese. Penso che lo si apprezzi maggiormente leggendolo in età più matura.

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    Jean

    02/02/2013 02.59.16

    Ho dato questo voto intermedio perchè, secondo il mio parere, per gli amanti della Seconda Guerra Mondiale questo romanzo dà un'immagine dell'esperienza partigiana nuda e cruda senza esaltazioni ed eroismi però è un romanzo che nel complesso risulta lento e infatti ho avuto difficoltà a finirlo in tempi brevi. Nel complesso comunque lo consiglio agli amanti di quel periodo storico.

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    stefaniag

    25/04/2012 19.25.27

    mi piace Fenoglio ma "il partigiano" l'ho chiuso con rabbia e dispiacere quando una vecchia offre un "sandwich"! quando e' troppo e' troppo.

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    Maria Luisa Valeri

    25/02/2012 12.51.52

    L'ho letto più di vent'anni fa, ma il coraggio e l'umanità del protagonista, oltre allo stile inconfondibile di Fenoglio, mi sono rimasti dentro. L'unico neo del libro è che alla fine arrivi alla tragica conclusione che UOMINI COSI' non si trovino più in questo paese.

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    Luigi Murtas

    27/04/2011 09.57.14

    Partigiano, portami via, anzi take me away, e fammi capire cosa fu la Resistenza, se puoi.

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    Marco

    31/10/2010 23.54.35

    Mamma mia che noia! Bravo Fenoglio che sa bene l'inglese... paragrafi interi senza neanche una traduzione da saltare a piè pari. Non manca un discreto autocompiacimento dell'autore ma in compenso manca il finale. Deludente.

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    Giovanni

    28/09/2010 22.22.43

    Sicuramente è un libro molto sentito dall'autore ed è improntato a un realismo estremo. La lettura non è stata facile, nè ha aiutato l'inserimento della lingua inglese, che sarà amata dall'autore, ma nel contesto del libro la trovo assolutamente forzata. E' un libro importante, ma resta abbastanza ostico e difficoltoso. Può darsi che non sia un libro per tutti.

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    Pietro

    12/09/2010 20.17.39

    Molti anni fa la mia insegnante di lettere del quinto anno mi consigliò di leggerlo, ricordo che in un anno lo lessi per ben tre volte! Sento il dovere ancora oggi di ringraziarla per avermelo consigliato "Pietro questo libro una volta letto non lo dimenticherai mai..." mi disse. Era vero... Scusatemi ora se reputo le persone che hanno dato brutti voti poco propensi alla letteratura... Un capolavoro di un Italia di quei tempi che ancora oggi si porta dentro gli strascichi di quell'inferno

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    nadia

    14/04/2010 10.46.48

    Io lo sto trovando ostico e noioso. Sulla storia partigiana ho letto libri nettamente migliori.

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    tahiri

    14/03/2010 21.29.39

    Mi vergogno.Mi vergogno di dare un voto così basso a un capolavoro, ma non riesco a leggerlo. L'ho lasciato e ripreso tre o quattro volte ma non riesco a finirlo. Sarà la scrittura poco descrittiva (si chiama "espressionista"?!?), la narrazione che procede per immagini, ma nonostante abbia percepito la poesia dell'opera (ricca di immagini, odori e persino sensazioni tattili), per me è troppo ostico portarla a termine. Insomma: preferisco il romanzo "tolstoiano" per dirne una...

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    Luciano Stolfi

    16/02/2010 19.08.36

    "Il Partigiano Johnny" è un libro postumo. Alla morte precoce di Fenoglio furono trovate diverse redazioni del libro. Fenoglio, in vita, ha pubblicato soltanto tre titoli. La maggior parte della sua produzione letteraria è stata pubblicata postuma. In questo romanzo, da cui recentemente è stato ricavato anche un film, si parla della lotta partigiana nelle Langhe piemontesi, il luogo dove viveva Fenoglio e dove partecipò anch'egli alla Resistenza. Il discorso di Fenoglio è antiretorico: la Resistenza non è edulcorata ma è vista così come effettivamente si svolse. E' davvero un gran bel libro.

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    OskarSchell

    06/05/2009 09.30.46

    Forse non tutti conoscono il metodo di scrittura di Fenoglio. Scriveva inizialmente in inglese, lingua che amava all'estremo, per poi tradurre in italiano. Considero Fenoglio una specie di genio, forse per affezione alle sue opere, forse perchè sono nata e cresciuta nella sua terra. In questo libro è riuscito perfettamente a descrivere la solitudine di un uomo rimasto solo ad attendere la fine dell'inverno. Stupendo.

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    ileana

    16/01/2009 19.39.41

    Anche io ho faticato a portare avanti la lettura, ma ho continuato perchè non mi piace lasciare i libri a metà; per 300 pagine è stata dura, ma le ultime 200 pagine mi hanno lasciata senza fiato. Sono state molto intense, violente: ho condiviso la sua rabbia e me ne sono lasciata coinvolgere, forse anche per il momento storico che stiamo vivendo. Lo consiglio senza dubbio, anche se non è un libro semplice.

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    Fabrizio 81

    16/01/2009 13.32.51

    Molto bello, lettura difficile ma appassionante, uno spezzone della difficile storia italiana durante la seconda guerra mondiale. Ci si impersona molto nelle azioni , nei pensieri e nelle sensazioni del protagonista .

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    Giovanna

    27/11/2008 14.48.04

    Un libro molto bello. Ti fa sentire vicino al protagonista, come se anche noi fossimo li' (chi scrive ha poco piu' di 30 anni) sulle colline delle Langhe. Un libro per nulla scontato che lascia un segno profondo. Non e' una lettura facile, ma merita (se superate le prime 100 pagine arrivate di corsa alla fine) tantissimo. Consigliato

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    Renzo Montagnoli

    03/09/2008 19.13.41

    Sse l’aspetto storico è di grande rilievo, non bisogna dimenticare che Fenoglio è riuscito a imprimere alla narrazione una notevole forza immaginifica, in certi momenti addirittura da pellicola cinematografica; inoltre il tema è stato svolto in modo tale da conferire all’opera significati di carattere universale, con la guerra di liberazione che finisce con l’essere il pretesto per ricercare il fine stesso dell’esistenza. Tuttavia nutro non poche riserve sul linguaggio usato (al riguardo il volume di Einaudi riporta un interessante saggio di Dante Isella): accetto termini nuovi coniati dall’autore, pur con formula dubitativa per qualcuno, ma non sopporto che ci siano periodi parte in italiano e parte in inglese, quando il ricorso a questa lingua non trova nessuna giustificazione. E’ un sistema che indispettisce e che tende ad astrarre dalla lettura di un’opera che è meritevole della massima attenzione.

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