Il passo del gambero

Günter Grass

Traduttore: C. Groff
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2002
Pagine: 199 p., Rilegato
  • EAN: 9788806164027
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    Mara

    06/12/2002 18:23:44

    Sono sempre più convinta che è una vera sfida per un traduttore cimentarsi con i libri di Grass, perché metà del suo sarcasmo consiste in giochi di parole e allusioni. I primi per definizione sono intraducibili, le seconde dicono qualcosa solo a chi conosce bene la cultura, la storia e l’attualità tedesche. Insomma - secondo me - Grass è un autore difficilmente “esportabile” in un altro contesto culturale, dove al massimo tutti conoscono (o fanno finta di conoscere) il mondo anglosassone, ma non certo quello tedesco. Fatta questa premessa, e reso omaggio all’impegnativo lavoro del traduttore, prendo le difese di noi poveri lettori. A quale lettore italiano, che non abbia un’infarinatura sommaria di tedesco, termini come Conradchen o Paulchen possono sembrare diminutivi affettuosi dei nomi propri Corrado o Paolo? Oppure sfido chiunque a trovare un lettore con meno di trent’anni (anche loro hanno il diritto di leggere e di capire i libri che comprano) informato del fatto che “Trabi” era il diminutivo dell’utilitaria più diffusa ai tempi della Germania Est. Io da parte mia ho dovuto riflettere un po’ prima di capire che “kadeer” era la trascrizione di KDR, l’acronimo di “kraft durch freunde” il nome delle navi-vacanza del dopolavoro nazista. Perché l’editore è stato così avaro con le note? Davvero noi lettori dobbiamo faticare tanto per meritarci il libro che abbiamo pagato? Ciò nonostante, il libro mi è piaciuto molto.

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La costante più significativa dell'opera letteraria e dell'impegno intellettuale di Günter Grass è l'intenzione di confrontarsi con i nodi cruciali della storia tedesca. Un compito alquanto delicato e complesso che lo scrittore, secondo il programma annunciato nel titolo dell'ultimo romanzo, si propone di affrontare "imitando l'andatura del gambero" e cioè muovendosi a ritroso, per rivolgersi al passato, e zigzagando, per sviluppare racconti paralleli che allargano e ritardano l'azione principale, ma procedendo nonostante tutto con lo sguardo proiettato verso il futuro. L'immagine molto suggestiva, rafforzata dall'illustrazione sulla copertina del libro ad opera dello stesso autore, rimanda alla tradizione nella quale Grass colloca la sua scrittura ma allude anche al bisogno di mettere in discussione questa tradizione.

Se resta vero che Grass affida alla letteratura del dopoguerra il compito della Vergangenheitsbewältigung, cioè il compito di affrontare un passato ritenuto scomodo, di combattere la tendenza dei tedeschi alla rimozione e di far nascere una sufficiente capacità collettiva di elaborare il lutto per i crimini commessi dal nazismo, è altrettanto vero, a suo giudizio, che sinora una simile funzione è stata svolta in maniera parziale e unilaterale. Così come rimprovera ai suoi concittadini di essere ancora eccessivamente concentrati sul presente e di non tener conto a sufficienza che "il passato è come un water intasato, dove si può tirare l'acqua finché si vuole ma la merda torna sempre a galla", implicitamente Grass riconosce però ai tedeschi anche di essere stati trattati soltanto come "volonterosi carnefici" (Daniel Goldhagen) e di non essere stati quasi mai considerati anche come vittime.

Per compensare questo deficit della storiografia, lo scrittore riesuma una delle grandi tragedie della seconda guerra mondiale: l'affondamento della Wilhelm Gustloff da parte di un sottomarino sovietico nel Mare del Nord il 30 gennaio del 1945, che causò la morte di ben 9.000 persone, la maggior parte delle quali erano donne, bambini e anziani. Ricordare un tale avvenimento, soprattutto se a farlo è un autore del calibro e della reputazione di Grass, significa (ri)dare legittimità alla più ampia discussione riguardante le vessazioni subite dalla popolazione civile in fuga di fronte all'avanzare dell'Armata Rossa nelle ultime fasi della guerra, le sofferenze causate dai bombardamenti degli alleati e quelle patite da dodici milioni di tedeschi espatriati dai loro territori ad Est della Germania come Polonia, Boemia, Moravia ecc. Se Grass infrange un tabù facendo proprio un tema che si presta facilmente a strumentalizzazioni politiche, come l'attuale campagna elettorale tedesca ampiamente dimostra, e rischiando, come è successo, di offendere la sensibilità dei superstiti della Shoah e dei loro parenti, lo fa a ragion veduta, per evitare un pericolo ancora maggiore: che l'argomento possa essere trattato a fini revanchisti, che possa alimentare un deleterio revisionismo e soprattutto che possa diventare argomento esclusivo dell'estremismo di destra.

Per evitare interpretazioni unilaterali del suo romanzo e rendere conto dei molteplici aspetti della recente storia tedesca, comprese le sue numerose contraddizioni, Grass sviluppa tre filoni narrativi tenuti insieme dalla figura di Paul Pekriefke, un mediocre giornalista nato in situazioni rocambolesche proprio durante la notte dell'affondamento della nave. Un primo filone riguarda il notevole ritardo con cui il protagonista si decide a raccontare per iscritto la tragedia, nonostante la madre Tulla - una delle figure più interessanti del romanzo, non da ultimo per il linguaggio di cui si serve - lo abbia pregato molte volte di farlo. Che il protagonista si presti a farlo solo a cinquant'anni, cedendo alle insistenze del "vecchio", l'istanza morale del romanzo dietro la quale non è difficile riconoscere lo stesso Grass, è un'ammissione di colpa che l'autore fa in nome degli intellettuali di sinistra, qui bollati di cecità verso importanti aspetti del passato tedesco e non da ultimo di opportunismo.

Il secondo filone riguarda la storia vera e propria dell'affondamento, che viene narrata a partire dall'omicidio dell'attivista nazista - cui in seguito viene dedicata la nave - per mano dello studente ebreo David Frankfurter. C'è poi il tema del movimento Kraft durch Freude (Forza attraverso divertimento), su iniziativa del quale viene costruita la Wilhelm Gustloff, concepita inizialmente dai nazisti come nave da crociera, e sullo sfondo il capitano del sottomarino sovietico che alla fine lancerà i siluri fatali contro la nave. Questa parte del romanzo culmina nella descrizione della morte di migliaia di profughi, della disperazione e del terrore che accompagnano l'inutile ricerca della salvezza nei momenti culminanti della tragedia.

Nonostante Grass affermi in diverse occasioni l'impossibilità di trovare parole e immagini adeguate per descrivere l'enormità degli eventi, in alcune pagine del romanzo troviamo quelle che possono essere considerate a buon diritto efficaci "formule per la memoria" (Ingeborg Bachmann): i momenti agghiaccianti in cui annegano senza possibilità di scampo le aiutanti di marina ammassate nella piscina della nave, l'urlo collettivo delle persone rinchiuse nei saloni mentre si vedono affondare senza poter far nulla e soprattutto i tanti bambini morti che galleggiano coi piedi all'insù nel gelido mare del Nord nei loro inutili salvagenti, dopo che la tragedia si è compiuta e solo poche centinaia di persone hanno potuto salvarsi.

Essendo ugualmente interessato al presente quanto alla rievocazione del passato, Grass sviluppa un terzo filone narrativo dedicato alla generazione di figli "senza padri" e centrato sulla figura del figlio del protagonista, Konrad Pokriefke, che subisce il fascino del radicalismo di destra, anche se alla fine si redime. Gli aspetti problematici che assume il suo interesse per la storia non vengono minimamente capiti né dai genitori, troppo occupati con se stessi, né dagli insegnanti della scuola, altrettanto insensibili.

La conseguenza è che il giovane, per vendicare l'omicidio di Wilhelm Gustloff, uccide a sua volta un coetaneo che aveva conosciuto come compagno di chat e si era spacciato per ebreo. Così come i genitori dei due giovani a posteriori non possono che constatare il proprio fallimento come educatori, altrettanto inadeguato si dimostra il sistema giudiziario che, chiamato a occuparsi del fatto, tende a occuparsi più dei colpevoli che delle vittime. L'omicidio dunque, insieme alle circostanze problematiche che lo accompagnano, è per Grass una prova inequivocabile del fatto che "la storia non finisce mai".