Patrimonio. Una storia vera - Vincenzo Mantovani,Philip Roth - ebook

Patrimonio. Una storia vera

Philip Roth

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Traduttore: Vincenzo Mantovani
Editore: Einaudi
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 959,2 KB
  • EAN: 9788858400371
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Gaia la libraia

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Il libro, come recita il sottotitolo, è una storia vera. Protagonista è Hermann Roth, il padre di Philip. Hermann è un vedovo di ottantasei anni, agente di assicurazioni in pensione, conosciuto un tempo per il suo genio, la sua forza e il suo fascino, che ora lotta contro un tumore al cervello. Colmo di amore e attenzioni, di ansia e terrore, Philip accompagna il padre in ogni momento di questa enorme esperienza, lungo il calvario di una dilatata agonia. Il figlio condivide l'umore e le miserie che il malato è costretto a subire: consulti medici, l'orrore del decadimento fisico, l'attesa inumana della separazione finale. Gli episodi memorabili si accumulano: il figlio che paragona la fredda tomografia del padre al calore della propria biografia; il confronto del suo lascito patrimoniale con quello di un taxista psicopatico; ma anche il concerto di musica da camera suonato dagli amici per Hermann; o Philip che telefona a Joanna, una compagna d'università, per calmare le proprie angosce.
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    Gianluca Pusceddu

    28/10/2010 17:40:59

    La malattia incurabile di un padre, il decadimento ed il percorso degenerativo verso la morte inevitabile: una storia comune a tanti figli (me compreso). Un libro di sentimenti veri, tutt'altro che melensi, contrastanti e magari inconfessati, ma comunque puri, sinceri ed umani. Il tutto sintetizzato magistralmente dall'Autore: "Non era un padre qualunque, era il padre, con tutto ciò che c'è da odiare in un padre e tutto ciò che c'è da amare.". Voto 4,5

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    Serena Belli

    27/07/2010 22:25:11

    Philip Roth non mi delude mai. Anche questa specie di diario si legge tutto di un fiato e ti tocca le corde più intime, specie se hai vissuto qualcosa di simile, ma non solo per questo. Come il suo solito, c'è anche qualche sprazzo di sano humor, perchè la vita, anche nei momenti più tristi può, in effetti, avere qualcosa di surreale e comico. E quanto tenero amore verso il padre, traspare da questo libro, anche senza esibirlo con frasi ad effetto. Bello !

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    giada

    19/02/2010 16:58:49

    ..bellissimo!..roth non smentisce la sua grande capacità affabulatoria..su una storia quasi banale costruisce un capolavoro..da consigliare

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    MARA REGONASCHI

    11/12/2009 17:10:01

    Ero rimasta folgorata, affascinata, stupefatta dalle capacità narrative ed empatiche di Philip Roth in Pastorale americana, libro intenso ed estremamente originale. Alcune di queste caratteristiche le ho senz'altro ritrovate in questo libro: l'intensità della dura vicenda personale, mai rappresentata con eccessivo sentimentalismo, e la dinamica tecnica narrativa, fluida e di perenne interesse. Non l'ho trovato empatico come me lo sarei aspettato e forse troppo rapido nella rappresentazione degli stati d'animo, più descritti che "fatti sentire". Roth non vi indugia eccessivamente, di certo volutamente. Libro davvero scritto per la sua famiglia, per sè, più che per i lettori e per il mercato. Il voto non eccessivo è solo perchè avrei voluto più diffusamente gustare le capacità del grande scrittore americano.

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    Nicola Intrevado

    17/10/2009 12:53:25

    Se il Nobel fosse davvero un premio dedicato all' obiettivo valore dell' Opera di uno scrittore, Roth lo avrebbe gia' avuto da tempo immemore. Ma, se non sei almeno minacciato di morte ogni tre giorni, almeno pedinato dalla mafia albanese e se, non ti e' neppure scoppiata , almeno ,la macchinetta del caffe' gettando in un panico da follia condominiale con arrivo dei vigili del fuoco e conseguente notizia al Tg, agli accademici di Svezia non interessi. E neppure a Carramba che sorpresa. E, poco conta la serieta' del tuo lavoro quotidino, il tuo talento di grande narratore, il riconoscimento planetario della tua opera d' arte. Conta di piu' essere " sfigati " piuttosto che saper dipanare le dinamiche implicite iscritte in una dimensione psicoanalitica di una famiglia ebrea degli anni '50. Conta di piu' aver avuto un passato attivo , sia pure da giovanissimi , nelle SS naziste che aver chiara e sperla tradurre in lettere la dimensione della sofferenza umana. Conta molto di piu' saper far ridere una popolazione , notoriamente depressa, sia pure con un passato di repubblichino, anziche' aver prodotto opere letterarie di indubbio valore universale. Quindi, leggete pure questo libro con attenzione, con sentimento, con l' attesa, ricompensata di esserne arricchiti in spirito, in humor finissimo, in tecnica narrativa che ha dello stupefacente , nella perfetta traduzione di Vincenzo Mantovani. E poi , se davvero vi siete deliziati nella sua lettura ed in qualche modo volete rendere un grazie all' autore, mettetevi a tavolino e scrivete a Roth una bella lettera di minacce di ogni genere , non una che contenga l' intento di mettere al rogo i suoi libri in pubblica piazza, di questo tenore ne ho appena compilata una io. E non vi resta che sperare che giunga agli accademici.

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  • Philip Roth Cover

    Philip Roth (Newark 1933 - Manhattan 2018) è stato uno scrittore statunitense. Figlio di ebrei piccolo-borghesi rigorosamente osservanti, ha fatto oggetto della sua narrativa la condizione ebraica, proiettata nel contesto urbano dell’America dell’opulenza. I suoi personaggi appaiono vanamente tesi a liberarsi delle memorie etniche e familiari per immergersi nell’oblio dell’attualità americana: di qui la violenta carica comica, ironica o grottesca, che investe anche le loro angosce. Dopo un primo, felice romanzo breve, Addio, Columbus (1959), e i meno incisivi Lasciarsi andare (1962) e Quando Lucy era buona (1967), Roth ha ottenuto la celebrità con Lamento di Portnoy (1969).Dopo Il grande romanzo americano (1973, riedito in Italia da Einaudi nel... Approfondisci
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