Pavone e rampicante. Vita e arte di Mariano Fortuny e William Morris

Antonia Susan Byatt

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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 4 aprile 2017
Pagine: 176 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788806231958
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L'arte e la vita di due maestri dello stile, Mariano Fortuny e William Morris, lette attraverso lo sguardo sapiente e penetrante di una impareggiabile narratrice di storie. Esistenze lontane, quelle dei due poliedrici artisti-artigiani, e tuttavia unite da forme, colori e passioni che hanno fatto la storia del gusto, del design e della moda.

«Eravamo a Venezia in aprile, e io ero ebbra di luce acquamarina. È una luce impalpabile, che gioca con le superfici mobili e scure dei canali, che luccica sulla pietra e sul marmo fondendoli insieme con molteplici sfumature, sempre acquamarina. Sperimentavo una bizzarra sensazione. Ogni volta che chiudevo gli occhi, vedevo un verde molto inglese, molto piú giallo, un amalgama di luce scintillante sui prati rasati e di pastosa luce verde dei boschi inglesi, una luce che svanisce dentro tronchi nodosi, guizzando fra le ombre su strati di foglie estive. […] Ogni volta che pensavo a Fortuny nel chiarore acquamarino, mi ritrovavo a pensare anche a un inglese, William Morris. Usavo Morris, che conoscevo, per capire Fortuny. Usavo Fortuny per reimmaginare Morris». Nasce cosí questa biografia iconico-letteraria bifronte: nell'ineffabile bellezza della cornice veneziana, l'attenzione di Byatt è catturata dalle atmosfere eccentriche e ombrose di quella «caverna scintillante» che è Palazzo Pesaro Orfei, dimora e laboratorio di Mariano Fortuny. I tessuti unici e preziosi da lui disegnati – le sciarpe Knossos e il plissé Delphos in particolare, punto di riferimento sia per la storia della moda sia per la danza e il teatro europeo di primo Novecento –, il gioco di buio e scintillii delle vaste sale, i dipinti, le lastre fotografiche, lanciano nell'immaginazione della scrittrice un ponte ideale verso le creazioni di quell'altro eclettico artista-artigiano che fu William Morris. Per molti versi i due sembrano antitetici. Figlio borghese della campagna londinese e appassionato di mitologia nordica, Morris; nato da una famiglia aristocratica catalana e radicato in un immaginario ellenico e mediterraneo, Fortuny. Entrambi però, con le loro intuizioni, hanno rivoluzionato il rapporto tra arte e artigianato, portando il bello nella vita quotidiana. A. S. Byatt ne esplora i caratteri, gli ideali, le ambizioni, visita le loro case, osserva gli oggetti che producono e di cui si circondano, racconta l'amore che li uní a due donne fuori del comune, Henriette Negrin, compagna di vita e di lavoro di Fortuny, e Jane Burden, la bellissima e infelice modella che sposò William Morris e fu dipinta e amata da Dante Gabriel Rossetti. Ne nasce una fitta trama di parole e di immagini scelte da Byatt e arricchite da didascalie di suo pugno. Un museo arredato con occhi che sanno guardare, soffermarsi sul dettaglio, connettere.
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Due biografie intrecciate dall’autrice, che visita i luoghi percorrendo gli spazi delle case e dei laboratori di entrambi gli artisti. Si parla di William Morris [1834-1896] e Mariano Fortuny [1871-1949]. […] Byatt ricostruisce una vita che si fa all’interno di uno spazio che è allo stesso tempo domestico e di lavoro, per ritrovare lo spirito di un artista-artigiano che sa dare alla scrittura e alla pittura un ruolo sociale. È già il concetto moderno di “arte come design”. […] Morris e Fortuny non sono pittori ma disegnatori e “designatori” di un gusto che sta al posto del lusso e che vuole far perdere progressivamente, a ciò che ora chiamiamo design, l’aggettivo industriale in cambio del “new artisan”. Byatt mette in luce le loro più evidenti differenze: l’amore incondizionato di Fortuny per la musica di Wagner era come fumo negli occhi per Morris. Il Nord dei ghiacci dell’Islanda piaceva a Morris e il Mediterraneo greco arabizzante a Fortuny. Fra i due c’era una differenza di 37 anni di età, ma Byatt sostiene abbia creato tra i due un segno di continuità o suggestione, come è stato letterariamente tra Ruskin e Proust. Però il vero nodo che unisce l’espressione decorativa di Morris e di Fortuny è un frutto, rappresentato in maniera emblematica da Dante Gabriel Rossetti nelle mani della moglie di Morris in veste di Proserpina. Il pomo del melograno ricorre continuamente nell’intreccio dei disegni dei due maestri: è presente al punto da costruire il capitolo centrale della narrazione. La ricerca visiva e letteraria di Byatt, che si concentra sugli effetti di inviluppo e crescita dei disegni tanto di Morris quanto di Fortuny, scopre inoltre la presenza di un uccello terrestre, il pavone dalla voce stridula e quasi umana. […] Tutte queste forme di ricerca, di disegno e fabbricazione, in Morris quanto in Fortuny, sono allo stesso tempo originali e seriali. E questa è infatti la cifra dell’arte contemporanea, che nell’età della riproducibilità può ancora proporre l’irriproducibile. […].

Recensione di Manlio Brusatin.

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