Traduttore: P. Collo
Editore: Einaudi
Collana: Letture Einaudi
Anno edizione: 2014
Pagine: 142 p., Brossura
  • EAN: 9788806221621
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    Cristiano Cant

    22/11/2017 04:21:02

    Ai margini della ragione, in un mondo sospeso, come in sogno, fra un passato sfumato e un presente che sembra riviverlo in un alone di crudeltà e di incanti: "Questo paese è pieno di echi, sembra quasi che siano rinchiusi nei vuoti delle pareti o sotto le pietre. Quando cammini ti pare come se calpestassero le tue orme. Senti scricchiolii, risate, risate ormai vecchissime, come stanche di ridere. E voci ormai logore dall'uso". Una realtà presunta, sulfurea, e in essa iniziano ad alternarsi storie come fra le vie di un Purgatorio assolato, anime che cercano perdono espiando i loro peccati, ma anche attese che qualcosa le scagioni, li salvi da uno sconforto e una pena senza nome. Un figlio che va a cercare un padre, "nel regno dei sussulti, fra ritagli di sospiri". Siamo e non siamo, come in una favola macabra di cui sentiamo i contorni addosso ma senza misurarne i lati, la vastità, gli orizzonti. Forse, più apertamente, siamo fra i morti, in un altrove parlato a sguardi, a tentoni, straniante e autentico come un invito a indagare. Ma quello che è certo è che siamo ai livelli più alti della letteratura: "Questo mondo che ci opprime da tutte le parti, che va spargendo qua e là manate della nostra polvere, facendosi a pezzi come se irrigasse la terra col nostro sangue. Cosa abbiamo fatto? Perché ci si è imputridita l'anima?". C'è una promessa fatta a una madre, un uomo da scovare dal fondo di un passato taciuto, sofferto. Chi è Pedro Paramo? Un violento senza requie, uno smargiasso padrone che vive di soprusi, di comandi, la carne del potere che segna e sfregia quell'angolo di terra, uno che sottomette chiunque al suo bastone. Ma ci sarà anche qui un'eccezione, un amore, quello che lui ha davvero sentito e forzando ogni cosa si è preso, ma dal quale, nel profondo, è stato sempre rifiutato. Un libro veramente unico, spiazzante e splendido nei suoi morsi estremi. E' un romanzo di indubitabile poesia, un solco fra la vita e qualcosa che è flusso di tempo senza tempo.

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    Umberto Mottola

    02/05/2013 18:21:14

    La scrittura è densa, evocativa, allucinatoria, mescola il sogno con la realtà, ma la storia è troppo frammentata e non segue un filo logico. Troppi sbalzi di tempo, di luogo, e di personaggi.

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    francesco v

    28/09/2012 11:05:07

    Premetto di aver provato a leggere per 3 volte Cent'anni di solitudine , e di aver desistito verso pag 90 dopo il terzo Aureliano Buendia, o il secondo Aureliano Aureliano Buendia, non ricordo. Perdonami Pedro Paramo, ma non ti ho proprio capito. Questo non vuol dire naturalmente che tu sia un libro brutto. Voglio solo dire che chiedermi una seconda lettura è una punizione che credo davvero di non meritare

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    maurizio

    12/10/2009 15:28:11

    piccolo quantitativamente, ma grandissimo nella qualità. Una lettura difficile, ma appassionante. Un libro che non si capisce perchè sia così poco conosciuto.

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    Alessandro

    04/06/2009 18:54:16

    Un breve romanzo costruito su brani di esperienze evocate e sui riverberi sparsi delle personalità di alcuni personaggi, dei quali forse nessuno è un vero e proprio protagonista. L'efficacia della narrativa di Rulfo risiede, forse, soprattutto nella sua capacità di comunicare al lettore, con una quantità misurata di parole, delle storie che sono al tempo stesso collettive ed estremamente personali della popolazione di un villaggio rurale messicano. In verità è difficile inquadrare la vicenda come una vicenda messicana o come la storia del “satrapo” Pedro Pàramo. Il mosaico elaborato da Rulfo è una rappresentazione di tante vite, sia perché sono tante le persone coinvolte nella narrazione, sia perché ognuna di esse rievoca, insieme alle proprie esperienze, le vicende di moltissimi altri esseri umani che hanno popolato e popolano il Pianeta e che, come le figure di questo romanzo, non hanno alcuna speranza di poter comunicare al mondo i propri sensi di colpa, rancori, afflizioni provate per le ingiustizie subite. Il riconoscimento che l'intera umanità deve loro si articola simbolicamente, nella narrazione di “Pedro Pàramo”, attraverso le testimonianze che si trasmettono nella polvere che inonda gli spazi pubblici e privati del villaggio nel quale si ambienta il romanzo, testimonianze che assediano inesorabilmente l'io-narrante, e con lui il lettore. Il fatto che l'unica vera padrona del villaggio sia la morte porta le molte storie di Pedro Pàramo e il vissuto dei protagonisti ad eternarsi in una dimensione paradigmatica universalmente valida e comprensibile. È spontaneo il desiderio di leggerlo almeno una seconda volta.

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    Fabio Palma

    10/03/2009 09:09:21

    E ti ritrovi con la matita in mano, corerndo dietro ai pensieri di Preciado, paramo, Ranteria...capolavoro. Indispensabile leggerolo più di una volta. Piccolo, ma mai fragile. Corto, ma denso come un soldio. Difficile, ma gratificante.

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    pancho

    12/03/2007 10:04:28

    affascinante. lettura imperdibile per gli amanti del realismo magico latinoamericano.

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    giovanni stam

    31/01/2007 15:36:10

    E' un libro che monta nella memoria. Non viene scalfito il suo valore dal passare del tempo. All'inizio si resta disorientati dai morti che raccontano la loro storia, ma poi si resta intrappolati come il protagonista in quel mondo di ombre. E Pedro Paramo è uno dei più grandi cattivi della letteratura.

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    michele

    12/07/2005 08:29:18

    Davvero il piu' bel libro che io abbia mai letto. Come dice Garcia Maarquez nel risguardo: "non si va a dormire prima di averlo letto almeno due volte". Una parabola (discendente) fantastica e allucinata, dall'inferno di Comala sino alla grandezza dell'uomo. E oltre. Leggerlo due volte di fila e' davvero il minimo.

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