Pensare con i piedi

Osvaldo Soriano

Traduttore: G. Felici
Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 1995
Pagine: 216 p.
  • EAN: 9788806136451

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    Emiliano

    10/01/2007 01:47:42

    Due parole: da leggere!!! Per chi ama Soriano è indispensabile, per chi non ha mai avuto il piacere di incontrarlo questo sarà il primo passo...per non lasciarlo più.

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recensione di Puccini, D., L'Indice 1995, n.11

Il titolo italiano di questi gustosissimi racconti di Soriano - che il lettore italiano già conosce con simpatia, da vari romanzi avventurosi e divertenti, per umorismo e per la satira del goffo sciovinismo argentino - è tratto dalla terza sezione che chiude il libro, tutta dedicata al calcio e a ricordare un improbabile mondiale del '42, che si svolse in Patagonia e fu giocato da coloni tedeschi e italiani, da argentini e indios mapuches (l'Europa era in guerra). In realtà, il calcio qui è "pensato" in varie maniere: non davvero tutte ortodosse, anzi decisamente caricaturali e paradossali, fonti d'ilarità e di spasso.
Anche nel primo gruppo di racconti - i più belli del libro - il calcio entra subito e proprio nel primo, là dove si narra il viaggio interminabile e interminato d'una squadra di ragazzi, che ha l'incarico patriottico di sbarcare nelle isole Falkland per sfidare gli inglesi e ottenere così, in caso di vittoria calcistica, di chiamare finalmente quelle isole Malvinas, come il nazionalismo argentino da anni pretende. Ma il centro di queste narrazioni, soffici come la memoria sempre ce le ripresenta ed eteree come bolle di sapone, e la figura patetica del padre: slabbrata e dolce come quella di un vecchio impiegato statale, con mille capricci per la testa e un solido, ostinato antiperonismo: sicché quando vedrà in camera del figlio, vero "balilla" entusiasta della facciata del regime peronista, la foto di Evita, gli dirà: "Almeno chiudi la porta, perché io non la veda"... Soprattutto pensando, credo, a questa sezione di racconti, che giustamente stanno più a cuore allo scrittore (e tramite suo al lettore), Soriano ha dato a tutta la raccolta il titolo di "Cuentos de los anos felices". Scrive Soriano che volendo scrivere qualcosa sull'infanzia "mio padre immancabilmente si è imposto con le tristi ed esilaranti esperienze che gli sono toccate nel passaggio di questo mondo. E il rapporto tra padre e figlio si articola infatti in diversi episodi, dove la figura del genitore è veduta con pietà e amore, qualche volta persino con una punta di orgoglio e sempre con melanconica simpatia: Cosi nel racconto "Cadute", forse il migliore di tutta questa serie, il padre, sognatore e sconfitto proprio nei suoi sogni, ricorda personaggi tipici della letteratura nordamericana degli anni trenta. Io avevo, leggendolo, già pensato a Sherwood Anderson e ai suoi racconti di "Winesburg, Ohio" (felice lettura della mia giovane età) quando me lo vedo citato non so a che pagina, quasi alla fine di questi racconti tra infanzia, adolescenza e prima giovinezza.
La seconda serie di racconti o, meglio, di rievocazioni tratta di episodi della lotta per l'indipendenza dell'Argentina, episodi trascurati o gonfiati di retorica nelle isterie patrie. Soriano le riconduce alla loro dimensione reale e provinciale, ma con un senso di tenera affezione e di pietosa simpatia. Siamo già in un campo quasi giornalistico, ma ravvivato sempre dalla scrittura lieve e appena appena ironica propria di questo scrittore di scioltissima e delicata vena narrativa. Grande è il distacco che separa queste cordiali cronache veritiere e nobili nella loro dimensione antieroica dalle rievocazioni storiche di forte significato eversivo, sintomatico, dimostrativo e pedagogico con cui il giornalista-scrittore uruguayano Eduardo Galeano ha voluto, a forza di citazioni, rovesciare la storia di tutta l'America Latina, con una sorta di retorica dell'antiretorica... (tre tomi di "Memoria del fuoco", editi in Italia da Sansoni, 1989-91).
Non dirò più altro dell'ultima sezione del libro, di cui giù ho descritto la spassosa interpretazione del calcio come sport pieno di trucchi, di sottigliezze, furbizie e colpi d'intelligenza. Qui troviamo persino un William Brett Cassidy, lettore dell'"Etica" di Spinoza e figlio del celebre bandito Butch Cassidy, ora nelle spoglie di un arbitro di calcio che dalla Patagonia, sempre a forza di arbitraggi, risale fino al Texas, dandoci una specie di geografia calcistica del continente. Rievocate queste ultime pagine, ripeterò solo che proprio qui ritroviamo il Soriano più scatenato e più vocato, quello che ce lo ha fatto amare sin dai tempi stupendi del suo "Triste, solitario y final", il primo e forse più bello dei suoi libri, con tanti ricordi di Hemingway e di Dashiell Hammet.