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Jack Goldstone

Traduttore: S. Neri Serneri
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2010
Pagine: 248 p. , Brossura

45 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Dalla preistoria al presente - Storia moderna: dal 1450-1500 al 1700

  • EAN: 9788815138897
Cova sempre sotto le ceneri il dibattito politico-culturale sul cosiddetto "declino dell'Occidente": commentatori, esperti, e soprattutto ideologi, si affannano a spiegarci perché l'Occidente, dopo secoli di ininterrotta supremazia, di espansionismo sfrenato, di gigantesche conquiste, di esibizione di superiorità economica, tecnologica, forse anche culturale, stia cedendo il passo dinanzi ad altre arrembanti culture, altre economie, altre potenze tecnologiche: lo "scontro di civiltà" che ne consegue e viene lamentato è una amara presa d'atto che l'Occidente è più che mai la spengleriana "terra dell'occaso, del tramonto". Come è potuto accadere questo rovesciamento ? Una delle spiegazioni è che l'Occidente ha smarrito i valori religiosi e si è inaridito in un mortale nichilismo spirituale. Ma questa immagine, apocalittica e quindi di per sé poco credibile, potrebbe dimostrarsi persino falsa. Alcuni giovani studiosi, soprattutto americani (anzi, californiani), invece di abbandonarsi a un visionarismo wagneriano o heideggeriano, stanno cercando di analizzare, con rigore, il mutamento che sta indubbiamente spostando l'Occidente verso una posizione non più centrale nella geopolitica mondiale. Innanzitutto essi precisano: "Se in gran parte del XIX e del XX secolo l'apprendimento della storia mondiale passava attraverso lo studio della civiltà occidentale, raccontata come storia dell''ascesa dell'Occidente", oggi dobbiamo capovolgere il racconto. "Tale ascesa – avvertono – potrebbe essere stata un fenomeno relativamente breve e forse temporaneo…", in quanto "le società dell'Asia e del medio oriente svolsero, fino all'incirca al 1500, un ruolo guida a livello mondiale in campo economico, scientifico e tecnologico, in quello della navigazione, del commercio e delle esplorazioni". L'Europa "non raggiunse né superò le principali società asiatiche fino al 1800 circa" e anzi la sua civiltà "poggiò in larga parte sulle conquiste di altre civiltà". L'immagine di un Oriente immobile, quindi inferiore alla dinamica energia eurooccidentale, è dovuta in parte a una scarsa documentazione, in parte a una intenzionale deformazione elaborata in Occidente nel periodo della sua espansione (Rudyard Kipling: "West is West and East is East, and never the twain shall meet". Goldstone prende in esame diversi parametri, a partire dalla distribuzione mondiale delle ricchezze, delle condizioni di vita e della "civiltà" dal medioevo al 1800, fino alle religioni e alla loro influenza sullo sviluppo. Se i mercanti medievali italiani "raramente si avventurarono oltre il Mar Nero o al di là delle coste mediterranee" e alla fine l'Europa occidentale si trovò come "rinchiusa" tra "l'oceano aperto in occidente" e "il potente impero ottomano ad Oriente", i mercanti arabi esportavano le loro ricche merci per tutto il Nord Africa e in Spagna, lungo le coste del mar Rosso fino a Zanzibar, e attraversavano l'Oceano Indiano, mentre le carovane dei mercanti arabi, persiani e armeni arrivavano sino alla Cina e i mercanti indiani toccavano l'Africa, l'Arabia e il Sud-Est asiatico. Si deve insomma accettare il fatto che il primato nei più vari settori, dal commercio all'industria e alla manifattura, dalla filatura e tessitura del cotone all'agricoltura e alle tecniche navali restò, fino ai primi dell'ottocento, saldamente in mano dei paesi asiatici, dall'India alla Cina. I dati, fitti e convincenti, sono squadernati in pagine la cui lettura, pur con qualche perplessità, resta di estremo interesse. Alla fine anche questi studiosi tentano di darci ragione del perché, ai primi dell'Ottocento, il quadro si ribalti e l'Occidente assuma saldamente la supremazia globale. La risposta, secondo Goldstone e i suoi studiosi, è semplice. Ai primi dell'Ottocento si installa in Inghilterra dapprima e poi in altre aree dell'Occidente una cultura tecnica profondamente nuova che rifiuta le tradizioni, a partire da quelle religiose, e pone al suo centro una dinamica espansiva, tesa al continuo mutamento, all'innovazione come motore del processo produttivo. Anche grazie all'accortezza e al sostegno della chiesa anglicana, in Inghilterra si instaura "un clima di tolleranza e di pluralismo, piuttosto che di conformismo e di ortodossia di Stato". L'Inghilterra è insomma "la prima società in cui l'innovazione e l'ingegneria scientifica divennero un fatto diffuso e parte stabilmente integrante delle abitudini produttive quotidiane". Le società orientali, invece, non conobbero questo modello di sviluppo. Quando gli occidentali puntarono alla conquista dell'Oriente, esprimevano società più flessibili e dinamiche e per questo riuscirono a imporre il loro predominio. Il volume si chiude elencando gli interrogativi che nascono dalla constatazione della attuale ritirata occidentale di fronte a società che hanno finalmente superato il gap delle conoscenze e si preparano a scavalcare a loro volta gli antichi dominatori. Definitivamente? Il libro di Goldstone lascia aperta la risposta. Angiolo Bandinelli