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Götz Aly

Traduttore: V. Tortelli
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Storia
Anno edizione: 2013
Pagine: XX-277 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806212278
  Götz Aly, professore al Fritz Bauer Institut di Francoforte, parte da due domande che ritornano frequentemente negli studi relativi al genocidio ebraico e nell'opinione pubblica. Per quale motivo i tedeschi commisero un simile crimine? Perché gli ebrei furono scelti come vittime? L'obiettivo che l'autore si prefigge è quello di dimostrare che il genocidio degli ebrei non fu un evento estemporaneo ed estraneo alla storia tedesca, ma fu il risultato di un lungo processo storico, politico, culturale e sociale che era iniziato un secolo e mezzo prima. Rifiutando la tesi, a suo modo di vedere semplicistica, del Sonderweg tedesco, Aly decide di approfondire la "preistoria" dell'odio antiebraico, ricostruendo le tappe che condussero la popolazione tedesca ad accettare, sostenere e attivare con partecipazione lo sterminio. Lo storico prende le mosse dall'invasione napoleonica del Sacro romano impero tedesco, in seguito alla quale gli ebrei ottennero l'emancipazione politica e iniziarono un'ascesa, all'interno dell'economia e della società tedesche, di gran lunga più rapida rispetto a quella dei loro connazionali cristiani. Per dimostrare quanto l'antisemitismo fosse parte integrante della società e della cultura tedesca del tempo, il saggio prende in esame, oltre agli esponenti della destra conservatrice, reazionaria e antiliberale, anche intellettuali e uomini politici di idee riformiste, progressiste e liberali che si distinsero nell'ostilità e nell'odio contro gli ebrei. Tutti sembravano condividere nei confronti della popolazione ebraica un sentimento comune: l'invidia. È proprio qui risiede la novità del presente studio, di taglio psicologico-sociale, che identifica in questo sentimento l'elemento propulsore dell'antisemitismo: "L'invidia mina la convivenza sociale. Distrugge la fiducia, rende aggressivi, conduce alla cultura del sospetto, induce gli uomini ad accrescere la propria autostima umiliando gli altri". Aly, per rafforzare la propria tesi, si serve di puntuali dati statistici che attestano, fin dai primi anni del Novecento, l'elevata presenza ebraica nei settori chiave del paese e in numerose professioni emergenti. I tedeschi cristiani reagirono chiudendosi in associazioni private e formazioni politiche esclusive, nelle quali cercavano protezione, sostegno e conforto. L'esperienza collettiva della grande guerra, dell'umiliazione conseguente alla sconfitta e delle ripetute crisi economiche contribuì a esasperare l'invidia, il rancore e il desiderio di riscatto dei cittadini tedeschi nei confronti degli ebrei. La propaganda nazista si inserì in tale scenario e seppe sfruttare a proprio vantaggio questo sentimento di lunga durata: "Da un lato il partito [nazista] si ispirava all'idea politica della nazione etnicamente omogenea, dall'altro prometteva agli strati inferiori di una nazione così definita maggiore uguaglianza sociale, riconoscimento del valore del lavoro manuale e, soprattutto, opportunità di promozione e carriera". La conclusione a cui giunge Aly è che l'invidia sociale è sempre in agguato ed eventi analoghi alla Shoah possono ripetersi perché non bisogna "credere che gli antisemiti di ieri fossero persone totalmente diverse da noi che viviamo oggi".   Elena Fallo  

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    Moreno Oldani

    14/04/2015 08.55.01

    Bellissimo. Da leggere da chiunque si domandi come un popolo civile come quello tedesco abbia potuto arrivare a tanto...

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