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Mauro Mancia

Anno edizione: 1995
Pagine: 240 p. , ill.
  • EAN: 9788833909134


recensione di Ronchi della Rocca, D., L'Indice 1996, n. 6

Con questo libro Mancia ci fornisce una mappa critica che, nel labirinto della produzione psicoanalitica contemporanea, illustra una serie di percorsi, organizzati per contenuto, per autore o per sviluppo tematico, attraverso l'evolvere delle teorie e il mutare dei paradigmi. Sono il frutto di anni di letture critiche e di lavoro seminariale, in24 capitoli, ognuno dedicato a un argomento diverso, eppure il testo mantiene una straordinaria unità e compattezza.
Si comincia con un commento a "I fondamenti della tecnica psicoanalitica" di Horacio Etchegoyen (Astrolabio, 1990), che viene proposto come testo essenziale di studio e di riflessione. Si passa poi al "Trattato di terapia psicoanalitica" di Helmut Thoma e Horst Kächele (Bollati Boringhieri,1990), meno ortodosso e ricco di spunti innovativi sia teorici che metodologici (come la proposta di registrare col magnetofono tutte le sedute).
La lettura di Mancia è tutt'altro che asettica e impersonale: egli ci comunica tanto i suoi entusiasmi sullo "straordinario" libro di Herbert A.Rosenfeld "Comunicazione e interpretazione" (Bollati Boringhieri,1989) e sulle "emozionanti" pagine di Gaetano Benedetti sull'amore controtransferale, quanto le sue perplessità. Al concetto di controtransfert vengono dedicati tre diversi capitoli che illustrano compiutamente - da Melanie Klein, a Paula Heimann, a Willy e Madeleine Baranger, a Stefania Turillazzi Manfredi, a Harold F.Searles, ad Antonino Ferro - il mutamento del paradigma controtransferale e la teoria del campo bipersonale.
Il percorso per temi continua con un capitolo su aggressività e perversioni.Il percorso per autori si sofferma su Arnold H.Modell e i suoi paradossi. Ma leggendo lo scritto su "Lo sviluppo della mente" infantile di Daniel Stern e quello su Armando B.Ferrari, si scopre che si sta in realtà percorrendo un unico itinerario che si avvita nell'insolubile paradosso epistemologico della psicoanalisi sospesa tra biologico e simbolico; questo itinerario conduce alla metafora claustrale di Donald Meltzer e a "Memoria del futuro" di Wilfred R.Bion (Cortina,1993). Si è tentati di tornare indietro, alla ricerca di altri percorsi, come se la sfida dell'autore fosse quella di celare, in un libro serissimo e documentatissimo, un divertissement sotterraneo.
Alla lettura critica di Leon Grinberg segue un capitolo su Marcelle Spira, e quindi uno dedicato all'essenziale contributo della psicoanalisi alla teoria del linguaggio: la relazione con la madre infatti è alla base del processo di simbolizzazione del bambino e all'origine del suo linguaggio.
Dall'affascinante problema dell'origine del linguaggio e della formazione del simbolo, inizia un percorso tra territori limitrofi: la leggerezza di Italo Calvino e la tela di Aracne, usate come parole chiave nell'analisi di un paziente, mentre si confrontano creazione artistica e visione onirica nel commento a "Sul fantastico" di SalomonResnik (Bollati Boringhieri,1993). Il percorso continua tra psicoanalisi e politica, tra psicoanalisi e antropologia, tra psicoanalisi e medicina, tra psicoanalisi e letteratura, tra psicoanalisi e architettura.
Il libro si chiude con uno studio sulla struttura del villaggio tra i Lobi del Burkina Faso e alcune considerazioni su Anton Gaud¡.