Perfino le stelle devono separarsi

Chiara Frugoni

Editore: Feltrinelli
Collana: Varia
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 18 settembre 2013
Pagine: 123 p., Brossura
  • EAN: 9788807491528
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Descrizione
E così accade che una studiosa come Chiara Frugoni lasci i sentieri della ricerca e torni a quelli di ciottoli che conducono a Solto, un piccolo paese dell'alta bergamasca, e alla casa dei nonni materni, dove ha passato tutte le estati della sua vita. Vi torna per raccontare un tempo che è stato quello dell'infanzia. Con un fortissimo senso delle radici e affidandosi alla nettezza dei sentimenti, Chiara Frugoni ricorda questo villaggio contadino prima della sua definitiva trasformazione: attingendo soprattutto a memorie private, ai personaggi famigliari che vogliono uscire da fotografie e quadri per prendere la parola e tornare a ripercorrere i propri destini. Chiara Frugoni illumina i bellissimi occhi chiari dello zio dottore, elegante anche per sentieri e strade infangate, scolpisce la laboriosa severità di Censo, il falegname, evoca la ruvida nonna Teresa e il pio nonno Serafino, si attarda su Diodata, sorella del nonno, scrittrice travolta dalle teorie dannunziane, vessillo di un'emancipazione senza libertà, morta chiedendo una coppa di champagne, rammenta in un nostalgico ritratto la misteriosa nonna Dina. La costellazione di personaggi si complica e si approfondisce lungo un arco temporale di un secolo. In questa "autobiografia con figure" si dispiega un mondo scomparso che è chiamato a dirci di cosa non deve andar priva la nostra memoria.

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    Attlio Alessandro

    11/11/2013 11:19:59

    Non sono d'accordo con il commento precedente. L'ho trovato un libretto inutile, puerile, banale. Situazioni e stati d'animo che sono peculiari dell'Autrice ma non mi hanno toccato m inimamente. Una pastina scipita!!! E poi caro infuocato.

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    Edmond Dantès

    21/09/2013 10:08:42

    Sapevo che stavolta non mi sarei immerso ancora in un attualissimo Medioevo. Tuttavia non avrei mai immaginato di essere così coinvolto dai racconti d'infanzia e prima adolescenza di una grande storica medievista. Un libro senza trama, ma il filo del racconto c'è ed è sincero e intenso. Un poemetto sulle cose che inesorabilmente passano, perché devono passare, ma la scrittura fissa cosa non si può dimenticare. Insieme a persone-personaggi che fuggono via in poche parole, come Diodata e Fanny, Mariella e Rosaria Lichinchi, nitide come un'istantanea rubata, ci sono persone-personaggi giganteschi, come la nonna Teresa, con il suo primo amore che se ne va sulla scia del lago e il lenzuolo disfatto. Un libro in vertiginoso bilico tra mondo rurale e modernità, in cui s'incontrano, commovendo, figli di padroni e figli di mezzadri.

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  L'esordio alla narrativa di Chiara Frugoni è un intenso viaggio a ritroso nelle memorie dell'infanzia, rievocata da un impetuoso flusso di ricordi che odorano di frutta fresca e di latte appena munto. Per centoventitrè pagine l'autrice torna bambina e, attingendo al proprio bagaglio di esperienze, ripercorre la lunga storia della sua famiglia, proprietaria terriera e altoborghese, che per sette generazioni ha abitato e amministrato la vasta tenuta di Solto nella campagna bresciana. In un rincorrersi di bozzetti narrativi tratteggiati con garbo, Frugoni descrive una natura rigogliosa su cui splende sempre il sole, che scalda e illumina un'umanità vivace e composita, celebrata nella sua semplicità dalla penna di una dei suoi più diretti testimoni. Sotto il sole del settentrione si dispiega la vita agreste, incanalata in un'etica del lavoro e del sacrificio che permea la quotidianità e condiziona la crescita individuale, e sullo sfondo campestre vengono delineati i ritratti nostalgici di familiari e mezzadri. Frugoni proietta una luce brillante su ognuno dei personaggi coinvolti, protagonisti di una narrazione che copre oltre un secolo di storia, descritti con brio nelle loro molteplici – e affascinanti – peculiarità. Il lettore assapora con piacere l'avvicendarsi delle diverse generazioni, e si scopre a guardare quasi con malinconia al mondo semplice e grato della campagna. Così il bisnonno Pietro è medico stimato e uomo di gran cuore; il nonno Serafino è notaio di successo e fervente cattolico; la nonna Teresa è donna ruvida ma madre amorevole e presente. Attorno ad essi, colonne portanti della struttura familiare, si muove una giostra di altri personaggi che hanno le mani callose del falegname Censo e gli occhi brillanti dello zio Pio, emblemi anch'essi di un contesto ancorato a solidi valori familiari, religiosi e morali. Solto diviene dunque teatro di una vita parsimoniosa e appagata – reso ancora più apprezzabile dal paragone fra città e campagna che abbraccia gli ultimi capitoli del testo – e ospita una collettività sociale che trova dignità nel duro lavoro e nella cura domestica. Il lettore si lascia trasportare dallo stile elegante ed espressivo dell'autrice, che con notevole potenza descrittiva lo immerge nel mondo senza tempo di un'infanzia ormai lontana. Pretesto della rievocazione è l'imminente divisione della tenuta di campagna tra i due legittimi eredi, zio e madre dell'autrice, che simbolicamente rappresenta la fine di un'epoca e l'inizio di un'altra. Dopotutto, perfino le stelle devono separarsi.   Laura Savarino