Personalizzare l'insegnamento

Traduttore: S. Nosari
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 28 agosto 2008
Pagine: 190 p., Brossura
  • EAN: 9788815126467
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Certo la persona è un valore, che va difeso. Ognuno è portatore di un linguaggio suo, che risuona nelle stanze interne, le voci di Agostino nelle Confessioni, linguaggio che traduce continuamente quanto viene detto e gli viene detto dall'esterno. Forse esistono in una stessa mente due o tre intelligenze diverse in collaborazione o in discussione tra di loro. Certo i fenomeni contemporanei di spoliazione della personalità a favore di comportamenti uniformi, di stereotipi linguistici e valoriali, sono come una grande distesa di sabbia su cui faticano a scorrere le ruote del pensiero critico personale. Quali altre necessità suggeriscono nell'insegnamento il paradigma della personalizzazione? È esso governabile e sostenibile?
Ne parla una pubblicazione edita dal Mulino nella collana "Fondazione per la Scuola della compagnia di San Paolo". Nel ruolo di autori ci sono due prestigiosi organismi: il Ceri (Centro per la ricerca e l'innovazione nell'insegnamento) e l'Ocse (Organismo per la cooperazione e lo sviluppo economico).
Il libro nasce da un convegno del 2004 tenutosi a Londra per iniziativa del ministero dell'Educazione del Regno Unito, dell'Istituto Demos e dell'Ocse-Ceri. Mentore e ospite David Miliband, all'epoca sottosegretario nel ministero dell'Educazione, oggi ministro degli Esteri. Il suo è l'intervento di maggiore progettualità politica.
Gli interventi sono volti a discutere le prospettive della personalizzazione nell'insegnamento, e gli studiosi che partecipano sono tutti di rilievo europeo, con una propaggine canadese. Dalla lettura delle comunicazioni vengono in chiaro i contorni generali della proposta, ma anche i risvolti di percezione non immediata. L'architettura del convegno è tale da presentare matrici di discorsi diversi, il cosiddetto "taglio" degli interventi, che esprimono preoccupazioni più propriamente didattiche o interessi psico-neurologici o anche riflessioni socioeconomiche, così che il libro, come il convegno originario, sembra rivolto alla fascia alta del mondo scolastico, quella più avvertita e attenta alle trasformazioni e alla direzione delle politiche educative.
La contrapposizione più avvertita è quasi in ogni voce quella tra servizio educativo standardizzato e azione educativa su misura e, poiché l'odierna istruzione è di massa, questa azione su misura sarebbe una personalizzazione di massa, mass customisation.
Nella discussione, qualche confine un po' più netto tra anglosassoni e continentali lo si avverte: è da parte inglese che si insiste sulla somiglianza tra utenti della scuola e consumatori, e la personalizzazione scolastica sembrerebbe validata dalle più recenti teorie e pratiche del mercato, fino a vederla come una "co-creazione di valore". Del resto, un'accentuata lettura continentale del principio di personalizzazione lo recepisce in buona sintonia con l'ambiente culturale ed educativo angloamericano.
In generale, però, prevale un comportamento euristico verso la formulazione di strategie più efficaci nei sistemi educativi, in grado di innalzare il valore del capitale umano. È chiaro, malgrado lo smilzo libretto, che la proposta della personalizzazione ha molta corposità e reca con sé una rotazione goniometrica di tutto l'orbe scolastico, perché non si tratta di una circoscritta teoria o pratica didattica. È invece una proposta di ampia portata, una pedagogia del tutto nuova. Tutti i lati della vita e dell'organizzazione scolastica ne sarebbero toccati: la legislazione, l'organizzazione, la certificazione, ma soprattutto l'attività dell'insegnante.
Se l'insegnante, finora, è stato un esperto della disciplina con una più o meno lunga esperienza dei comportamenti e delle risposte degli studenti, ora dovrebbe diventare soprattutto un esperto dell'apprendimento, delle regole che la mente elabora quando impara. Perché la punteggiatura alcuni ragazzi l'apprendono senza sforzo, come quelli che suonano a orecchio, mentre altri impiegano anni di sorvegliata fatica? Non basta più constatarlo, l'insegnante dovrebbe fornirne una spiegazione diagnostica allo studente, se si tratta di far leva sulle sue potenzialità e sui suoi bisogni cognitivi personali, e sapergli indicare via via le fasi di apprendimento più prossimo. Una pedagogia della personalizzazione non può non considerare la grande complessità del processo di apprendimento e dell'universo formativo. Due persone contano in maniera cerebralmente diversa pur pronunciando gli stessi numeri, come vengono dimostrando le neuroscienze e la ricerca psicopedagogica, dunque non può affatto venire meno il ruolo guida dell'insegnante, tutt'altro, a meno di non credere per il futuro nella figura di un generico esperto della relazione interpersonale.
In Italia i momenti di discussione più vivace sulla personalizzazione risalgono a qualche anno fa, a commento della legge 53 del 2003 (la riforma Moratti) e del successivo decreto 59 del 2004. In quelle occasioni emersero termini di discussione attivi, posizioni e accezioni diverse di personalizzazione, con riferimenti teorici e campi d'applicazione anche distanti, e posizioni di confronto, come l'individualizzazione e la differenziazione didattica, già presenti sul terreno pedagogico italiano. Ora però questi temi sembrano passati in second'ordine.
Fausto Marcone