Piazza Dalmazia

Mauro Cascio

Editore: Tipheret
Collana: Malkhut
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 19 ottobre 2017
Pagine: 81 p., Brossura
  • EAN: 9788864963266
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Recensioni dei clienti

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    Giuseppe di Domenica

    09/09/2018 09:40:07

    Come un vino di grande qualità, facile da bere ma di carattere stupendo. Prosa, poesia, memoria, in poche pagine un diario personale, ma in realtà una finestra che ti apre nuovi panorami interiori. Un viaggio che come tanti apre una serie di considerazioni, che nell'indaffarato vivere spesso dimentichiamo o meglio, vogliamo dimenticare per non fare la fatica di pensare e cambiare. Si trovano numerosi spunti tematici sul vivere comune, che in realtà si ribatte sulla nostra filosofia di vita. Uno dei libri più belli, poetici divertenti, e che obbligano alla riflessione che abbia letto negli ultimi anni. Io amante di saggi e trattati, ho ritrovato passione ad una letteratura che richiama i vecchi splendori.

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    Almerindo Duranti

    16/08/2018 07:59:26

    Se il lettore pensa di aver capito qualcosa del viaggio raccontato in questo libro, l'autore non ci sussurra ma urla, per farci sentire sopra quell’ininterrotto 'cicalio neuronale', e quello 'stridio sinaptico': «Il marciapiede giusto è quell'altro!». Dalla prima all’ultima pagina, Mauro Cascio ci sillaba, ci fa lo spelling 'materiale' e 'spirituale', perché anche noi si possa attivare le nostre individuali Google Maps che ci permettano di raggiungere la nostra piazza Dalmazia. «Come un Dio ha dato nome alle cose, e loro le cose, da quel momento esistono», Cascio fa un ultimo regalo al suo lettore (dopo tanti averne fatti): lo invita a smettere di essere 'Cosa-Creata', per divenire 'Creatore', il 'Matto' del Tarocco del proprio universo neuronale che aspetta solo di essere sinteticamente 'acceso'.

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    Egidio Senatore

    15/08/2018 15:08:26

    Questo libro è una rivelazione. È uno dei romanzi più stra-ordinari – nel senso letterale – perché fuori dall’ordinario, che abbia letto. Mauro Cascio ci trascina alla scoperta di in un mistero che aleggia al centro della città, in una piazza fascinosa e sfuggente. E come mai il protagonista vuole andare proprio a piazza Dalmazia? Perché alcuni luoghi sono un enigma, ma altri sono una spiegazione. Novello Parsifal, l’autore, con un trascinante sarcasmo, ci restituisce la gioia di un mondo perduto: quello dell’attesa, della scoperta, dell’incanto. In un’epoca bulimica, in cui tutto deve essere esaurito velocemente con una noncurante bramosia, questo romanzo si manifesta come una terapia, perché ci fa riconquistare una dimensione che non sappiamo più vedere: quella in cui il tempo che si aspetta è il tempo di cui dobbiamo avere maggiore cura. Ed ecco che, così, il racconto del percorso è importante, se non di più, del raggiungimento della stessa meta. L’attesa della rivelazione, come insegnano i percorsi iniziatici, è l’unica in grado di condurre a livelli di coscienza superiore; le parole segrete che non siamo stati in grado di aspettare, quanto pure estorte e conquistate con l’inganno, non apriranno alcuna porta. E il protagonista cosa attende? Il 38. Che è un segno, una traccia del fato, un miraggio sulla strada infuocata, ma è, soprattutto, il numero del bus che potrebbe portarvi a piazza Dalmazia, se scegliete di andarci. Perché la dignità dell’uomo, come ci ha detto Pico, sta nella sua possibilità di poter scegliere. Cascio ci dona una geografia urbana delle opportunità in "interiore homine" dove ogni incontro e scontro, avventura e disavventura, divengono le tappe di un vero e proprio processo di individuazione. Come recita un proverbio indiano, “viaggiando alla scoperta dei paesi troverai il continente in te stesso”. Perché anche Delphi, con il suo monito fatalmente disatteso, è a piazza Dalmazia. Ed è lì che vi aspetta.

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    Paolo Callari

    18/07/2018 08:01:22

    Piazza Dalmazia: scende la pioggia e, seppure scende libera, poi la terra la infila nei suoi canali. Arde la fiamma e nulla puoi per regolarla a tuo piacimenti. Mappe, percorsi, tappe, preordinate, nessuno può pre-varicare l'ordine delle cose che trasforma il caso in caos. Moti Browniani. Un viaggio desiderato e da fare. Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta che fra tutte è la più pesante (Pessoa). Possiamo progettare i temporali, possiamo creare i letti dei canali artificiali. Ma i fiumi scorrono, le acqua scendono, e fermarti sulla soglia dell'io per osservare il SE transpersonale è l'unico punto possibile per progettare il percorso improgettabile per Piazza Dalmazia. Callari

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    benedetto benedetti

    17/07/2018 19:28:05

    Un viaggio verso Piazza Dalmazia attraverso le strade dell'antropologia filosofica. Cascio non è soltanto uno straordinario suscitatore di idee, ma l'autore di alcune capitali scoperte concrete. Quest'opera è diventata un punto di riferimento prezioso anche per gli epistemologi e i teorici della comunicazione filosofica. In queste pagine non ci sono né l'incalzante agitazione della vita moderna né il bisogno di rincorrere il quotidiano. L'autore qui ci regala una nuova epistemologia del linguaggio iniziatico che scaturisce da una particolarissima simbologia sapienziale. La definizione di idea che questo saggio, nel suo complesso ci propone, é molto più ampia e formale di quanto non appaia a prima vista. la vita è emersa nell'universo all'improvviso e il pensiero occidentale nel tempo ne ha perso la sua sacralità. In questo romanzo assieme all'autore ci stiamo incamminando verso una reinvenzione del sacro. Piazza Dalmazia è un libro al tempo stesso ottimistico e provocatorio, ci porta oltre la realtà in cui siamo immersi per renderci (forse) liberi in una dimensione del Tutto

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    Luigi Malgherini

    10/07/2018 17:15:50

    Diverse, le più disparate, sono le possibili provenienze, diversi gli stati d’animo e le ragioni per cui ci si mette in marcia, come diversi i modi ed i mezzi con cui affrontare il Viaggio; diverso, lo spirito d’osservazione degli innumerevoli viaggiatori, come diversa la disponibilità del loro Cuore a pareggiare, equilibrandola, la partita tra Ragione ed Intuito, tra Ritmo e Mito, tra Scienza ed Arte, nel comprendere e valutare l’apparenza del Caos come la necessaria Maschera dell’Ordine. L’apparente mancanza di un Sistema, ovvero di un Metodo, che risponda puntualmente ai dettami della Logica convenzionale, ritenuta come necessaria tanto nella pianificazione urbanistica - dalla scala territoriale a quella architettonica – quanto nella determinazione delle infrastrutture, primarie e secondarie, fino all’arredo urbano ed alla Toponomastica, consiste, in realtà, di un necessario quanto vitale Schermo a permeabilità selettiva, che filtri ed amministri la distribuzione della Luce Sapienziale, man mano che ciascuno di Noi - preordinato a raccoglierla - se ne faccia capace Recipiente, in una Realtà riconosciuta finalmente come caratterizzata da un Ordito multidimensionale, praticabile solo da quanti siano stati capaci, per effetto di una realizzata Metanoia, di risolvere la dicotomia tra coniugazioni attive e coniugazioni passive sul Braccio Centrale di una Menorah Vivente; Luogo che, svuotato degli infiniti Attributi che ‘pure ne hanno permesso l’individuazione, mentre si dissolve sul piano della Manifestazione, pian piano acquisisce una sempre maggiore consistenza nella impalpabile Dimensione del Reale dal quale va e viene, “tocca e non tocca” la Visione di Piazza Dalmazia.

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    Luigi Malgherini

    10/07/2018 17:14:35

    “Tchilah” (Tav-Cheit-Lamed-Hey) traduce, nella Lingua Ebraica, la Parola “Inizio”, e curiosamente principia con l’ultima Lettera – la ventiduesima – dell’AlephBeit, la Tav, che simboleggia il “fine”, l’ “obiettivo” del Percorso AlfaBetico, né più e né meno come il Titolo di quest’Opera, “Piazza Dalmazia”, che indica il Traguardo finale di un Percorso di Ricerca “Iniziatica”. E’ una Parola straordinaria, il cui Peso NuMerico (443) equivale a “Beit’El”, la “Casa di D-o”, (BeRe’shit 28, 19), come, allo stesso modo ed a conferma di ciò, la Radice del Verbo “Iniziare” (Lehatchil), Tav-Cheit-Lamed possiede una ghematria (438) pari a “Beit Y-H-V-H”, la Casa di HaShem (… de il NoMe). Beit’El e Beit Y-H-V-H consistono nel Luogo da cui si è partiti ed in cui si Realizza il Ritorno all’Unità, il Luogo di “Conversione” (… Rettificazione della parola “convergenza”) di ogni Percorso Iniziatico, il Luogo di Realizzazione delle Ychudim, delle Unificazioni, il Luogo del Ritrovamento, il Luogo della Rivelazione, … “Piazza Dalmazia”.

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    Luca

    24/06/2018 19:02:34

    Il viaggio è molto più che spostarsi nello spazio, è un insieme di sensazioni, di aspettative, di promesse fatte a se stessi, la ricerca di un luogo della mente, dell'anima, dell'essere. L'autore riesce a trasmettere molto bene tutto ciò nel suo testo, un racconto breve, una riflessione filosofica fuori dagli schemi? Non saprei attribuire un genere a quest'opera, quello che so è che i vari personaggi, le loro riflessioni, le loro discussioni sono parte di ciascuno. Nelle loro caratteristiche possiamo riconoscere, sogni, dubbi, sensazioni ed emozioni del nostro vissuto. P.zza Dalmazia non è un "luogo " da raggiungere è un percorso da intraprendere, anche con una certa facilità grazie alla piacevole, in alcuni tratti decisamente divertente, scrittura che l'autore ci offre. Io in p,zza Dalmazia con Mauro Cascio ci vado e consiglio a tutti di fare altrettanto.

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    S. Mainardi

    23/06/2018 08:53:15

    Ho riso. Ho pianto. Soprattutto ho riflettuto

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    Margó Volo

    21/06/2018 02:16:11

    Un romanzo ad “effetto giostra di Mary Poppins”: si sale, aprendo le pagine del libro ed iniziando a leggere e pian piano la giostra inizia a girare: è divertente, colorata, familiare. Poi la velocità aumenta, e i luoghi, i pensieri, i personaggi ci trasportano in un altrove nel quale scivoliamo senza quasi accorgercene … e come i cavallini nella storia del film che girando girando partono staccandosi dalla giostra e galoppano irrefrenabili in un mondo surreale, così gli eventi e le visioni che il Cascio ci racconta ci fanno sperimentare percorsi interiori a sorpresa, piccole esplosioni di risate che celano cuori delicati e profondissimi. E mentre si viaggia verso Piazza Dalmazia, tutto il mondo si rivela, per scoprire poi alla fine che tutto ciò che abbiamo visto con occhi spalancati dalla meraviglia, non era altro che noi stessi: «Non ho mai voluto le mele per terra, ma quelle più belle, quelle sopra l’albero. Per questo sono caduto. Senza niente in mano. Ma te lo giuro: in vita mia non ho mai amato nessuna mela quanto ho amato te” Questo romanzo è una meraviglia. Leggetelo.

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