Piccole lezioni sul greco antico - Jacqueline de Romilly,Monique Trédé - copertina
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Piccole lezioni sul greco antico
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Piccole lezioni sul greco antico Jacqueline de Romilly,Monique Trédé
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Descrizione

Nel corso di sette lezioni sul greco antico le autrici guidano il lettore alla scoperta di questa lingua, non per insegnarne le forme e le regole, ma per esaltarne le bellezze, per far conoscere al grande pubblico il fascino di una lingua che ha dato origine a una delle più grandi letterature del mondo, e per mostrare come il greco sia stato determinante e contribuisca ancora oggi alla formazione del nostro vocabolario scientifico.
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2009
15 ottobre 2009
96 p., Brossura
9788870187489

Voce della critica

Non un ripasso di greco, ma una vera festa per chi lo ha studiato a suo tempo e per chiunque abbia il gusto della cultura classica. Non solo. Se la civiltà greca si è diffusa con la profondità e l'ampiezza che sappiamo, certo il suo veicolo linguistico ha avuto una parte importante. Ed ecco che la precisione del greco antico, le sue sfumature ci appaiono in una luce diversa da quella che forse gli obblighi scolastici avevano un po' oscurato. Anche se proprio i ricordi di quegli anni aiutano nella lettura delle "piccole lezioni sul greco antico" di Jacqueline de Romilly e Monique Trédé. Tutta l'Italia del Sud è fitta di colonie greche, che troviamo in Francia, Spagna, Africa, Mar Nero: senza guerre di conquista, dicono le autrici, e senza un'organizzazione politica unitaria, la cultura e la lingua greca si sono diffuse in modo così vasto portando con sé un'idea di unità. Certo poi la Grecia avanzò con Alessandro, ma la lingua non fu imposta e accompagnò piuttosto i conquistatori. Con mano lieve e competente, veniamo ora noi accompagnati tra opere poetiche e filosofiche, commedia e tragedia, storia, retorica, filosofia politica e morale. La lingua è stata il tramite ma anche lo stimolo all'affinamento della cultura, in una reciproca relazione della quale qualche volta la scuola stenta a dare il senso. Eppure ancora la scuola qui giova. Era dunque vero che quella traduzione che ci occupava e misteriosamente ci affascinava metteva in contatto con un ordine delle parole capace di esprimere una straordinaria ricchezza di pensiero, una flessibilità accresciuta dalla declinazione dell'articolo (il latino non lo aveva, naturalmente) e, per esempio, da un uso del neutro che sostantiva qualunque nozione facendone un'idea astratta: to dikaion, il giusto. E poi, il greco sa creare nuove parole con il processo di derivazione, tramite i suffissi, e quello di composizione. Il suffisso in "ma" indica il risultato di un'azione, quello in "si" il nome di un'azione, poiema e poiesis. Perché non ci veniva detto con altrettanta chiarezza e sintesi al tempo giusto? E i verbi, quel medio del quale era difficile afferrare una definizione, che indica, leggiamo "una forte implicazione del soggetto nell'azione": boulomai e gignomai sono sempre al medio. Qui le piccole lezioni si fanno più ancora rivelatrici di significati rimasti chiusi nella traduzione scolastica talora un po' meccanica: il perfetto con quel senso di evento definitivo, compiuto, irrimediabile. Infine il gioco delle particelle, felicemente definito come l'arte di interpretare l'intraducibile. Meraviglie del greco antico vengono definite quelle "ge", "de", "te", "men", "oun" che qualche voce suggerisce di lasciar perdere come pleonastiche, mentre sono una guida necessaria in testi di punteggiatura rara per chiarire nessi logici e semantici. Gli esempi sono brevi ma illuminanti. Immagini, similitudini, metafore divengono più significative. Poesia e tragedia si fanno fitte nella scelta dei testi. Solo una conoscenza profonda, una lunga frequentazione, una vasta esperienza come quelle delle autrici possono consentire una simile leggerezza della corsa attraverso secoli e voci tra le più grandi dell'umanità. Si capisce, certo, che non sia facile, insegnando il greco nella scuola, muovendo dal principio e avendo un tempo limitato a disposizione, imitare le nostre autrici. Del resto, non mi lamento troppo del greco del mio liceo che ora mi permette di godere un simile stupendo libretto e di rendermi conto lucidamente di quel che mi mancava per mettere insieme tanti pur indispensabili elementi e frammenti. Piccole lezioni però che potrebbero servire a completare e illuminare un insegnamento e uno studio impegnativo, una fatica spesso imprudentemente sepolta e non valorizzata.
Adriano Sansa

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Conosci l'autore

Jacqueline de Romilly

1913, Chartres

Jacqueline de Romilly è stata la prima donna a entrare nel prestigioso Collège de France (nel 1973) e la seconda donna eletta all'Académie Française (nel 1989, in sostituzione di Marguerite Yourcenar). Dopo gli studi all'Ecole Normale Supérieure, ha insegnato a Bordeaux e Montpellier e successivamente (dopo una parentesi dovuta alla leggi razziali) a Lille, prima della nomina nel 1957 alla cattedra di lingua e letteratura greca della Sorbona. Tra le sue numerossissime opere: Tucidide (1947, nuova ed. 1964), La tragedia greca (1970, nuova ed. 1982), I grandi sofisti nell'Atene di Pericle (1988), Perché la Grecia (1992), Alcibiade (1995).

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