Piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione

Antoine Rivarol

Traduttore: F. Giardini
Collana: La memoria
Edizione: 2
Anno edizione: 1989
In commercio dal: 23 gennaio 1989
Pagine: 160 p.
  • EAN: 9788838905261
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    Cristiano Cant

    06/08/2017 05:09:54

    Se penso agli spiriti che mossero i decenni precedenti e successivi la Rivoluzione Francese (evento che sento dentro come un organo del mio corpo), si sommano nella mente bellezza e confusione, fermento e veleno, congiura e spavento. Un'orda di squisiti farabutti, doppiogiochisti talentuosi, arrampicatori inguardabili, giornalisti corrotti, cortigiani pronti a saltare di sedia in sedia, aristocratici finiti. Ma penso anche con ammirazione, sull'altro lato, all'incorruttibile di Arras, al grande Robespierre, e a tanti altri uomini che si batterono senza risparmio in quel tempo che culminò poi in quella vetta tragica e indispensabile di conquista umana. Da questi respiri è attraversato questo libro, caustico e umoristico insieme, sprezzante e elegantissimo nel disegnarli con spietatissima arguzia. Valga per tutti la fucilata su Mirabeau: "Per denaro è capace di tutto, anche di una buona azione". Rivarol appartiene a quella schiera nutrita di cosiddetti moralisti (accanto a Chamfort, Vauvenargues, La Rochefoucauld..), personaggio oscuro, si vende per nobile senza minimamente esserlo e starà sempre dalla parte della conservazione nonostante le sue origini, perché pare fosse figlio di un oste italiano poi trasferitosi a Parigi. Un dandy col suo lignaggio inventato che agitava le coscienze di Francia, straordinario. Dovrà scappare nel 1792 prima di finire al patibolo, erano venuti a prenderlo dicendo : "Dov'è il grand'uomo? Veniamo per accorciarlo un pò". Un uomo contraddittorio e mezzo maledetto delle cui opere Burke scrisse che potevano tranquillamente stare accanto a quelle di Tacito. “Su dieci persone che parlano di noi, nove ne dicono male, e spesso la sola persona che ne dice bene lo dice male.” Uno di quei magistrali fiorettisti della penna a cui non sfugge nulla del male e dell'idiozia umana, dei reali colpevoli e del popolo più colpevole ancora. Un libretto ironico e tremendo, un segnalibro al cianuro nei grandi tomi su quell'avvenimento unico e meraviglioso.

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recensione di Revelli, M., L'Indice 1990, n. 1

Rivarol fu fatto nobile nel 1776 a Parigi, dove era divenuto noto nei salotti per il suo spirito acuto e sarcastico (fu lui che disse di Mirabeau "È capace di tutto, compresa una buona azione", e che definì Pastoret "Un cervello da volpe in una testa da bue"). Impegnato fin dal 1789 in difesa della monarchia, fu costretto a emigrare nel 1791. Morì a Berlino nel 1804. Autore nel 1788 di un "Piccolo almanacco dei grandi uomini", dedicato "Agli dei sconosciuti" e destinato a una scarnificante satira dei contemporanei, si ripeta nel l790 crocifiggendo ai propri aforismi i protagonisti della rivoluzione, dall'ignoto Alexandre de Lameth ("ingegnere repubblicano [che] avendo progettato fin dall'infanzia di immolare la Corte al proprio modo di pensare, ne studiò la tirannide nei suoi aspetti benefici, ne approfittò costantemente per meglio risentirne gli abusi e superò l'ingratitudine grazie all'eloquenza") al notissimo Robespierre, "il grand'uomo più piccolo del Senato francese", dallo scienziato Bailly, "onesto accademico, che non ha dovuto far altro che eclissare il proprio talento per giungere al culmine del successo" all'"eroico" La Fayette, destinato a "rendersi ovunque immortale senza servire il suo re". Il volumetto, pur mostrando visibilmente i segni del tempo, è comunque un utile strumento per capire lo spirito e il modo di sentire dei vinti nel pieno della rivoluzione.

Un galleria di ritratti dei personaggi che fecero la rivoluzione francese. Le ragioni sciagurate della rivoluzione, secondo l'autore, si trovano nella biografia dei personaggi.