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Traduttore: D. Vezzoli
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2007
Pagine: 222 p., Brossura
  • EAN: 9788807017292
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Una volta giunti all'ultima pagina di La pioggia prima che cada (e va lodata subito la nitida traduzione di Delfina Vezzoli), viene in mente una riflessione di Susan Sontag: "Prima di tutto, una fotografia non è soltanto un'immagine, un'interpretazione del reale; è anche un'impronta, una cosa riprodotta direttamente dal reale, come l'orma di un piede o una maschera mortuaria. Mentre un quadro, anche se rispetta i criteri fotografici della rassomiglianza, non fa mai nulla di più che enunciare un'interpretazione, una fotografia non fa mai niente di meno che registrare un'emanazione (onde luminose riflesse da oggetti), un'orma materiale del suo soggetto" (Sulla fotografia, 1973).
E infatti, al centro del suo sesto romanzo, Jonathan Coe colloca la descrizione puntigliosa di venti fotografie (in realtà, alcune sono diapositive e una foto ritrae un quadro: è quindi, in un certo senso, la descrizione di una descrizione) da parte di una narratrice ultrasettantenne, Rosamond, che la detta al microfono di un vecchio registratore a cassette acquistato nel 1970. Quando, però, la nipote Gill e le sue bisnipoti Catharine ed Elizabeth ne ascoltano la voce, Rosamond non esiste più. Una volta conclusa la registrazione (le parole che chiudono l'ultimo nastro non lasciano adito a dubbi sulla volontarietà del suo gesto estremo), ha ingerito un'abnorme quantità di sonniferi, ponendo fine a una vita ormai incrinata dal tedio di esistere. Ma Gill e le ragazze non erano le vere destinatarie dei suoi messaggi vocali né delle sue memorie. I nastri avrebbero dovuto raggiungere Imogen, conosciuta tanti anni prima, quando questa era ancora bambina e le aveva preso il cuore, anche e forse soprattutto perché le percosse che la madre naturale le avevano inferto in un accesso d'ira l'avevano resa cieca all'età di tre anni. Gill si metterà alla non facile ricerca di Imogen, basandosi sulle notizie e sui nomi di persone e luoghi contenuti nei nastri. La troverà, ma non ci sarà lieto fine. Pochi giorni prima di compiere i diciassette anni, la ragazza dal nome shakespeariano (Imogen, si ricorderà, è la soave protagonista del Cimbelino) era morta, investita da un'automobile.
Fra l'inizio e l'epilogo del libro, tragici entrambi e quindi in un certo senso sconsolanti, si distende una storia tutta di donne, che tocca con costante equanimità di giudizi temi complessi, come l'omoerotismo femminile e le trasformazioni radicali intervenute, in Gran Bretagna e nel mondo, entro il tessuto sociale e specificamente familiare negli anni compresi fra il 1938 (è la data della prima fotografia) e il presente nostri. Descrivendo le foto e pur mostrandosi consapevole del carattere sfuggente, enigmatico, di siffatti simulacri ("Che cosa ingannevole può essere una fotografia. Dicono che il ricordo giochi dei brutti tiri. Mai come una fotografia, a mio avviso. E adesso lascia che metta da parte questa fotografia menzognera, chiuda gli occhi, e ripensi a quel giorno"; "So che nelle foto si sorride sempre, ed è per questo che non dovremmo mai fidarci di ciò che ritraggono"), Rosamond descrive se stessa e le persone e gli eventi le cose di cui era fatto il suo mondo: alle persone restituisce la parola, gli oggetti li rende plastici interpretandoli con amoroso rispetto. Colpisce il rilievo dato agli abiti: le fogge delle gonne, le giacche, i maglioni, i cappelli. Eccola rievocare, per esempio, ciò che indossavano il fidanzato Maurice e l'amica Rebecca (ed è con lei che Rosamond, una volta scoperte le proprie tendenze omosessuali, vivrà la più importante storia d'amore della sua vita) in un inverno del 1952. E quindi gli utensili, i mobili, gli elettrodomestici dalle fogge divenute via via obsolete, tutti sopravvissuti – come è sempre avvenuto e sempre avverrà – ai loro proprietari, ma ripresi con dolente consapevolezza della propria fragilità da una memoria che desidera accoglierli dentro di sé come domestica, quasi tangibile proiezione di uomini e donne che un giorno ebbero respiro: sono le virgiliane lacrime delle cose che si sommano a quelle delle persone.
Ma l'intero racconto, punteggiato com'è di dubbi e di domande che Rosamond si pone su se stessa e su chi le è più vicino, intende anche dimostrare che la memoria e il passato sono dimensioni tutt'altro che inerti: non di rado inattendibile la prima, sempre deformato, il secondo, da ciò che le gioie e le percosse della vita, unendosi al torvo arbitrio della fatalità, hanno fatto di ciascuno di noi nel corso del tempo. Stefano Manferlotti

Jonathan Coe, lo scrittore di Birmingham molto amato anche in Italia per la sua trilogia sugli anni '70-'80 (dalla Famiglia Winshaw a Circolo chiuso, passando per La banda dei brocchi), apre questo suo nuovo romanzo con la scena dei funerali di una donna, zia Rosamond, che si tengono nello Shropshire, in Inghilterra, nei giorni nostri. Alla cerimonia partecipano i nipoti Gill e David, il padre anziano, e con Gill le sue due figlie, Catharine e Elizabeth. La zia Rosamond, che non aveva figli, è morta di cuore e accanto al divano dove si è spenta c'erano un vecchio registratore a cassetta col tasto ancora premuto e degli album di fotografie. La zia Rosamond aveva trascorso tutta la vita con una compagna, Ruth, morta prima di lei, negli anni '90. Aveva lasciato la sua proprietà a tre persone: un terzo ciascuno ai suoi due nipoti, Gill e David, e il rimanente terzo a una ragazza sconosciuta, di nome Imogen.
Imogen è una cugina di secondo grado di Gill, incontrata l'ultima volta al cinquantesimo compleanno della zia Rosamond quando aveva sette anni, ed è non vedente, cieca. I parenti iniziano a cercarla: da internet esce una lista di cinque possibili candidate. Nel frattempo, un flaconcino di Diazepam, svuotato e ritrovato accanto al divano della defunta, fa pensare all'ipotesi di un suicidio. Alle lettere e agli annunci su Imogen giungono risposte negative. E ci sono quei nastri registrati dalla zia che rivelano tutto un mondo sconosciuto ai parenti. Sono quattro cassette da novanta minuti, sei ore d'ascolto nelle quali la calda voce della zia restituisce a Imogen il senso della sua storia e della sua provenienza, la storia della sua famiglia, di Rosamond e della ragazza cieca. Sono venti istantanee narrate, nelle quali la zia svela tutti segreti di famiglia e le vicende dolorose delle case nelle quali Imogen ha vissuto, dall'inverno del 1938 nella periferia di Birmingham, fino ai viottoli dello Shropshire e alla festa per il cinquantesimo compleanno della zia.
Assieme a Gill, ascoltando la voce di Rosamond, il lettore viene coinvolto dalla prosa di Coe nei destini di tre generazioni di donne, dentro a temi spinosi come quelli di una madre che non sa volere bene ai suoi figli o di genitori che si rivelano omosessuali. Ne esce un romanzo corale, una storia intrigante, un elegante intreccio tenero e dolente di apparenti coincidenze, tutto al femminile.

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Pat

    23/06/2017 16.34.38

    La mia prima lettura di J. Coe. Mi ha profondamente coinvolto. Pagina dopo pagina, fotografia dopo fotografia, evento dopo evento, diventava sempre più pressante la domanda "Che cosa succederà alla fine?" Perché l'Autore ti fa capire che tutto quello che stai ascoltando (dalla voce registrata di zia Rosamond) ti porterà inevitabilmente là, dove lui stesso è stato portato. E non sarà un lieto fine. Ma lo sapevi anche all'inizio. Tuttavia questo non non ti impedisce di pensare che i forti sentimenti, anche i sentimenti feriti vadano di pari passo con la vita di ciascuno delle persone che incontri, delle bambine e delle donne che incontri, sarebbe meglio dire.

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    Shelf of words

    19/01/2017 16.16.44

    E' un romanzo molto delicato, e tanto fragile. Ci sono pochi dialoghi e tante descrizione, ciò che mi fa sempre paura in un libro, ma con Coe non pesa. Una pagina volta dietro all'altra. E dalla prima all'ultima fotografia estantanea arriviamo fino alla fine. E dentro qualcosa si spezza. A Coe o lo si ama, o lo si odia, non c'è verso.

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    Gilberto

    12/09/2015 13.45.41

    Per me è l'ennesimo capolavoro di Coe. Libro estremamente femminile (e già questa mi sembra una dimostrazione della grande bravura di Coe), ricco di sontuose descrizioni che, secondo me, aggiungono tantissimo ad una storia che si sviluppa pian piano, attraverso 20 fotografie sempre più sorprendenti. Anche l'approfondimento psicologico è finissimo, proprio di un maestro secondo me indiscusso della letteratura contemporanea. SEMPRE GRANDISSIMO COE!!!

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    marina

    23/02/2015 13.38.38

    La grandezza del romanzo sta nella capacità dello scrittore di far sentire tutta la sensibilità di un mondo al femminile ricco di colori e di poesia ma anche di invidie, rancori e incomprensioni. Un mondo fatto di incomunicabilità ed inevitabilità ma anche di profonde emozioni che ben si esprimono nella musica di Canteloube e nei colori dei paesaggi dello Shropshire e dell'Alvernia. Di quante cose può parlarci una fotografia, l'importante è saperle cogliere e ovviamente raccontare.

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    rossano garibotti

    05/11/2014 23.07.23

    E' un Coe che vale poco, questo di 'La pioggia prima che cada', a differenza di diversi altri suoi romanzi. L'idea è originale, ma la traduzione in narrativa non risulta efficace e finisce per essere poco coinvolgente. Direi che lo si legge, e basta; senza sussulti si procede e, con scarsa emozione, si arriva alla fine. Un romanzo per me di serie B di un autore decisamente bravo.

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    riki

    02/05/2014 12.33.48

    Mi aspettavo di più da questo libro, sia per il titolo che per il riassunto. Ho visto commenti positivi, sicuramente bella l'idea di descrivere una vita partendo dalle foto, possono avere significati più profondi di quanto possiamo immaginare. Però questo brillante spunto non è stato ben sfruttato, rendendo il libro estremamente lento. Altra cosa che mi ha reso difficile terminarlo, la drammaticità che ha coinvolto tutti i personaggi, a nessuno è stata risparmiata l'infelicità. Vero è che la vita è dura, ma mi aspettavo che almeno una delle donne coinvolte avesse un briciolo di risvolto positivo. Può essere che non abbia colto l'essenza del libro e di questo mi spiace, la mia è solo una modesta opinione.

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    francesca

    30/04/2014 20.13.27

    Ne ho letti tanti di libri, veramente. Dai classici alle cose meno comuni. E credo che questo libro abbia una poesia intrinseca unica e indimenticabile. Difficile da spiegare, bisogna leggerlo.

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    Lucy

    12/09/2013 09.28.33

    la struttura narrativa è originale, ma è una promessa non mantenuta, per colpa di uno stile a volte pesante nelle descrizioni e dispersivo.Molti risvolti della storia vengono lasciati senza soluzione, compresi i caratteri delle ( troppe) protagoniste, alcune delle quali diventano spesso autrici di azioni incomprensibili per il mancato approfondimento psicologico. Dovessi giudicare Coe solo da questo libro, non comprerei altro scritto da lui.

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    ratio2

    31/08/2013 17.03.10

    Un libro molto bello, ben costruito, inoltre originale fino quasi alla conclusione. Il lettore viene agganciato gradualmente ma abbastanza rapidamente. La soddisfazione nella lettura è davvero grande. Non di rado succede però a Coe di affidarsi a finali non all'altezza del resto della narrazione. In questo caso l'originalità complessiva del libro viene tradita da un meccanismo conclusivo tanto elaborato e completo quanto poco originale. A molti lettori non sembrerà così probabilmente, ma a me ha dato un senso di almeno parziale delusione. Comunque un libro di qualità in grado di lasciare qualcosa, sicuramente. Sono contento di averlo letto.

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    niki

    31/08/2013 09.35.54

    Resto sempre piacevolmente sorpresa quando un uomo riesce a scrivere di donne con pari sensibilità ... e, in questo romanzo, tutto ruota intorno a figure femminili, madri e figlie, soprattutto. La scrittura è 'nelle mie corde': minuziosa e descrittiva, con un tocco di poetico. Lo stile è EVOCATIVO, tocca il cuore più che l'intelletto, permettendo di cogliere stati d'animo, emozioni, sensazioni e riflessioni che appartengono al percorso di vita di ognuno di noi. Non c'è tragedia né intento morale, non c'è giudizio né spettacolarizzazione, solo racconto, delicato e suggestivo anche nei momenti più crudi. L'unico aspetto negativo è l'essere un po' scontato nell'evoluzione, tuttavia è un libro che mi sento di consigliare per qualche ora gradevole ma solo a lettori che amano una scrittura 'piena'.

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    valentina

    17/02/2013 19.29.14

    bellissimo! molto delicato e toccante

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    Jex

    14/03/2011 12.09.23

    Lontano dal classico stile "Coe" che caratterizza i suoi romanzi, ma delicato nello sviluppo della storia e apprezzabile per i temi trattati senza risultare noioso o pesante.

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    Alessandra

    14/03/2011 11.12.59

    Un romanzo commovente che mi ha strappato addirittura qualche lacrima, assolutamente non prevedibile all'inizio della lettura e per questo ancora più apprezzabile.

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    Lina

    16/09/2010 16.55.23

    Un bel libro, non c'è che dire... non è, forse, un capolavoro, ma tutto sommato un libro che consiglierei. Un libro che parla di problematiche femminili, quali l'omosessualità e l'adozione, il rapporto (in questo caso) malato tra madre e figlia, le incomprensioni, la violenza... Uno spaccato di storia... Un pò lento, a mio avviso, nella parte centrale, poi invece da leggere tutto d'un fiato. La figura più anomala del racconto è forse proprio 'zia' rosamunde, poco protagonista dei suoi racconti, figura presente ma al margine di tutta la storia... Un personaggio caratteristico.

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    mary

    04/03/2010 20.33.06

    Ho letto molti libri di Coe ed è sempre un piacere!!!Certo questo si allontana molto da quelli che fino ad ora ho letto, ma mi è piaciuto molto. Il lettore ascolta insieme a Gill la voce di zia Rosamond e vede con i suoi occhi le foto che lei descrive. Mi è piaciuto: bell la storia raccontata. Per me Coe è una garanzia!!!

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    Ilydily

    04/01/2010 15.19.46

    Ho difficoltà a esprimermi su questo libro perché se da un lato reputo l’idea di fondo, descrivere una vita intera ad una persona cieca attraverso 20 foto, entusiasmante e geniale dall’altro la realizzazione è troppo spesso un po’ lenta, dispersiva e noiosa. Mi sembra anche esageratamente melodrammatico, sembra che l’unica persona normale sia la protagonista e invece le altre 3 donne, intorno alla quale ruota la vicenda, o sono estremamente sfortunate, o malvagie o entrambe le cose… Non è comunque un brutto libro, si fa leggere e complessivamente emoziona, è solo che dalle premesse mi aspettavo qualcosa di più.

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    Daniel

    03/09/2009 12.28.59

    complimenti alla casa editrice per la scelta di pubblicare un nuovo racconto di omogenitorialità, dopo L'INTRUSO di BRETT SHAPIRO negli anni novanta, ma ora in chiave lesbica; detto questo però è un romanzo tipicamente inglese: noioso, insipido e monotono. Ho assistito alla presentazione del testo da parte dell'autore a Pescara davanti alla libreria Feltrinelli e pensavo a qualcosa di simile a ciò che ha attratto nei precedenti romanzi. Di nuovo, però, non è stato sicuramente così. Originale certo lo stile di raccontare qualcosa attraverso delle fotografie dandogli un taglio quasi da giallo moderno, ma l'essere troppo descrittivi non è positivo. La letteratura necessariamente deve trasmettere emozioni diverse dalla fotografia, dalla pittura e dal cinema. Questo romanzo nel tentare di seguire queste arti perde molto nel potenziale espressivo. In una Italia densa di atti omofobi, resta comunque un romanzo necessario.Bravo Coe!

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    Alda

    30/04/2009 23.36.14

    Non mi ha lasciato niente, l'ho letto qualche mese fa e l'ho totalmente dimenticato. Inutile.

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    Philip

    08/01/2009 23.33.10

    Pur essendo un grande ammiratore dell'Autore in questione,finendo di leggerlo non ho potuto fare a meno di pensare che questo sia figlio di un Coe minore rispetto al meraviglioso trittico formato dai capolavori "La Banda dei Brocchi", "Circolo Chiuso" e "La Famiglia Winshaw".Resta apprezzabile l'ineasusta ricerca di nuove modalità/tecniche narrative da parte dell'Autore cui fa però da contraltare una scrittura farraginosa specie nelle descrizioni,mai così pesanti.Mi son promesso di rileggerlo,magari lo rivaluterò.

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    SIMONA

    07/01/2009 11.51.49

    Una bella storia davvero.Ho letto tutti i libri di Coe e sicuramente questo è molto diverso dagli altri, sia nello stile che nei contenuti. E' vero che non raggiunge i risultati a cui ci aveva abituato col "La famiglia Winshaw" o con "La casa del sonno", questo è un libro più semplicistico, più "romanzo" in senso stretto, ma è una storia intensa, molto dolce e ben narrata. Il libro si legge dunque d'un fiato e ti lascia un buon "sapore" in bocca... Grande Coe, come sempre!

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