La più grande balena morta della Lombardia

Aldo Nove

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2004
Pagine: 182 p., Brossura
  • EAN: 9788806169008
Usato su Libraccio.it - € 6,75

Le impressioni principali che suscita l'ultimo libro di Aldo Nove sono due. Una è di compiacimento; l'altra, di rammarico. La prima: con ogni probabilità, questo è Aldo Nove al suo meglio. La seconda: purtroppo.

Non vorrei essere frainteso. Nove è e rimane comunque uno degli scrittori più ragguardevoli in circolazione oggi in Italia. Woobinda (1996) - poi Superwoobinda (1998) - ha costituito una delle poche vere novità dell'ultimo decennio, e le doti dimostrate allora trovano in questa prova sicure conferme. Certo, si tratta di un'opera dal respiro breve, ma formalmente, direi quasi istituzionalmente breve: e non tanto per le dimensioni contenute (una cinquantina di brani in meno di duecento pagine), quanto per l'esiguo spazio che separa l'invenzione estrosa, il guizzo visionario, il frammento memoriale, dalla sottesa moralità ("Pioveva forte, avevo dieci anni e una tremenda voglia di rinascere in un mondo diverso da questo"). Piuttosto che un narratore autentico, Nove è un prosatore e un moralista, che ha la sua arma migliore nella capacità di personificare punti di vista ingenui. A prender la parola nei suoi libri sono di norma personaggi "bassi", ed è sempre molto chiara la differenza tra caratteri rozzi, perversi, biasimevoli (Woobinda, appunto) e semplici sprovveduti o naïf, capaci di illuminazioni precluse a figure più consapevoli e adulte: qui, con una trasparente compromissione autobiografica che non lascia dubbi sulla chiave in cui il libro chiede d'esser letto.

La più grande balena morta della Lombardia è una sequenza di flash e riflessioni di un bambino che alla metà degli anni settanta vive in una cittadina in provincia di Varese. Nessun ordinamento riconoscibile, né tematico, né temporale: i brani si susseguono liberamente, senza progressione cronologica e senza indicazioni esatte sull'età attuale del protagonista-narratore Anto. L'eloquio rivela immediatamente, vistosamente, il proposito di rappresentare l'infanzia dall'interno ("Ugo era un uomo grosso del continente marito di Maria. Era l'uomo più forte della terra e abitava in fondo alla strada. Maria era sorda e gridava Uuuuuuuuuuuuuuuugooooo, dove seiiiiiiiiiiiii e Ugo rispondeva: Soooooooooooono qui, Maria. / Poi gli è venuto un tumore e è morto"); dall'interno, anche, di un universo linguistico ("L'album delle parole che non si possono dire piace molto ai bambini. Le guardano di nascosto le dicono piano se le scambiano tra loro. Una di queste è puttana, un'altra faccia di coglione che sei"). Alcuni brani di sapore (per intenderci) realistico possiedono una notevole grazia, e riescono davvero a evocare uno sguardo infantile sul mondo (Sardegna Sardegna, Faccia di Giuseppe, Nessuno va a trovarli mai). Lo stesso dicasi delle pagine che inscenano ossessioni e paure: come il racconto eponimo, dove la carcassa d'un cetaceo esposto in uno zoo riprende vita e si divora l'universo intero, o I Ricchi e Poveri, con i quattro del noto gruppo che, trasformatisi in mostri durante un'esibizione al palio delle contrade, sbranano ingurgitano risucchiano tutti quanti gli spettatori. L'ansia di divoramento circola un po' ovunque; sì che la madre a un certo punto deve rassicurare Anto sul fatto che i dinosauri sono definitivamente scomparsi, in seguito alla caduta d'un meteorite. Con un certo anticipo sui tempi, a dire il vero (lo storico articolo su "Science" di Luis e Walter Alvarez è del 1980, la scoperta del cratere Chicxulub nel golfo del Messico del '91), ma perché sottovalutare le risorse di una mamma di Viggiù?

Il punto è un altro. Nove contraffà con sagace padronanza espressiva una voce infantile, riproducendo non solo l'impuntarsi su certe parole o schemi frasali, secondo un gusto dell'iterazione e della ridondanza che è proprio di quell'età, ma soprattutto il saltabeccare tra fantasticherie e malinconie, tra ricordi pensosi e fissazioni visionarie, tra l'osservazione di un qualunque dettaglio quotidiano e l'intuizione di grandi questioni o dilemmi profondi: tanto che a volte riesce felicemente a emulsionare un fanciullino pascoliano con il Quino di Mafalda (Il gatto orrendo). Tuttavia, a conti fatti, di cose da raccontare non ne ha poi gran che. E quando ci fa provare l'emozione di trovare sulla pagina di un libro Einaudi i nomi dei giocattoli o dei giornalini di quando eravamo bambini anche noi, compie un'operazione non molto diversa da quella di un Fabio Fazio che invitava a Quelli che il calcio l'interprete (cinquantenne, ormai) di Pippi Calzelunghe. Vero è che anche il Michele Mari di Tu, sanguinosa infanzia a volte partiva di lì, dalle banali reliquie d'una memoria collettiva: ma poi andava ben oltre, per sua fortuna, e nostra.

Il problema - il pericolo - non riguarda nemmeno tanto Nove, forse: quanto una generazione intera che, dopo aver nutrito un'ingenua fiducia nelle proprie capacità di cambiare il mondo, ora cede un po' troppo spesso e un po' troppo volentieri alla tentazione di ripensarsi in chiave ironico-nostalgica, di rappresentarsi in un'indulgente luce di elegia che qualche lampeggio di violenza o cattiveria non basta a riscattare. È un gioco che può piacere, per un poco, che diverte, anzi: ma è bene interromperlo in fretta. Primo, perché espone al rischio del troppo facile, anche sul piano della scrittura: valga ad esempio una certa maniera di rimboccare il periodo su se stesso ("A Viggiù, negli anni Settanta quasi tutti facevano i contrabbandieri perché era un modo per guadagnare tanti soldi in più rispetto a quello che si sarebbe guadagnato senza fare il contrabbandiere, cioè poco"). Secondo, perché quando si comincia a invecchiare, raccomandano concordi i dietologi, è bene limitare il consumo di zuccheri; e niente aumenta la glicemia quanto gli indugi sentimentali sul passato.

E poi diciamolo, essere stati bambini non è un merito per nessuno. Può divenire, a certe condizioni, una risorsa: ma per attingervi occorre un diverso sforzo di memoria, e di fabulazione. Occorre, insomma, andare oltre Woobinda. È possibile? Aspettiamo fiduciosi. Nel frattempo, il recensore sarebbe grato a chi gli sapesse dire se, per caso, a un qualche talk show viene invitato il sergente García... Ma no, Henry Calvin dev'essere mancato, temo, prima ancora che Aldo/Anto cominciasse a pensare a Cicciolina. Come non detto: scherzi della memoria. Ma, appunto, la letteratura di cui sentiamo il bisogno oggi dovrebbe, fra le altre cose, aiutarci a tenere in ordine le informazioni (non informarci, che non è suo compito): ad assumere attitudini mentali che sventino il rischio di confondere ogni cosa nella melassa cronologica che propina - mai senza secondi fini - tanta parte della civiltà mediatizzata.

Recensioni dei clienti

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    morris

    30/03/2012 10:31:02

    Ambizioso, ma senza nessun nerbo. Vuoto come altri che si rifanno a questo tipo di approccio letterario. Proprio cannibali. Non resta niente.

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    Federico Mariani

    23/10/2007 23:12:26

    Aldo Nove o si ama o si odia. Non ci sono vie di mezzo.Questo è il mio preferito in assoluto,anche però "Amore mio infinito" ci va vicino. Questa opera la reputo veramente geniale, non solo per come è scritta, così spontanea e simile alla parola dei bambini, ma anche per i collegamenti tra oggetti/luoghi/avvenimenti (es.omino bialetti-ritratto di donna velata-la folla di malnate)assolutamente originali e nello stesso tempo comuni e reali a tutti quelli che hanno vissuto quegli anni. In molti storcono il naso alla sua scrittura, specie quei saccenti che vogliono grammatica e parole arcaiche a tutti i costi,ma a me piace così com'è questa scrittura, perchè è spontanea e sincera... ed è per questo a mio avviso che si ama.

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    Lucia

    13/02/2007 22:15:03

    Altri raccontini artefatti, volgari a tutti costi, che vorrebbe essere provocatori ma risultano solo inutili e noiosi. Era l'ultima chance che concedevo ad Aldo Nove. D'ora in poi non mi farò più ingannare dalle recensioni entusiastiche di certa critica che crede che basti una pseudo-ideologia sbandierata con presunzione e supponenza a fare un grande libro.

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    AnnaM.

    13/12/2005 22:10:26

    incredibile, assurdo, originalissimo

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    ant

    25/07/2005 11:24:36

    Lo sforzo mnemonico su aneddoti fine 70 è notevole(l'ufo solar, i robot, i gadget dei formaggini mio, ...le scimmie di mare!)gli concedo anche un briciolo di poesia(l'accorgersi di essere grande sulla giostra, attraverso lo sguardo ironico di altri bambini), ma nel complesso è scritto in modo troppo pomposo e fintamente sognante. Mi son fatto fregare da alcuni di voi(recensioni da 5 con lode anche!), secondo me è paccottiglia!

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    Sugar

    03/05/2005 16:38:15

    Tempo sprecato. E dire che Nove è la seconda volta che mi frega. Accidenti!

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    Lenny Bruce

    21/05/2004 13:51:03

    Ecco, ci risiamo. La letteratura italiana del bello scrivere e del calligrafismo ogni tanto rispunta fuori e i critici mediocri si sdilinquiscono. In questo libro di aldo nove non c'è romanzo, ci si commuove per delle sciocchezze, e dunque il discorso è chiuso!

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    Gionni Ghitàr

    06/05/2004 03:16:52

    Nove, quale che sia il suo vero cognome, è un tipo colto e simpatico. Oltrechè originale, non si può negarlo. Sono tutte caratteristiche apprezzabili e tuttavia non sufficienti a fare un buon romanziere. Un buon critico sì, e difatti l'Aldo redige recensioni di indubbio pregio, seppure indulgenti al sentimentale anni '80. Un buon romanziere no. Credo, altresì, che chi ne apprezza a dismisura le doti, confondendole con l'arte del romanzare, sia portato a queste conclusioni da una ristrettezza di "panorama letterario", per così dire. Da Woobinda (edizione Castelvecchi), A.N. vivacchia ambizioso. Mi ricorda un po' Sclavi: sublime sceneggiatore, scrittore stralunato e sfigato. Rimandato alla prossima.

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    paolo

    03/05/2004 19:59:47

    Salve a tutti sono paolo 20 anni ariete e vorrei velocemente dire la mia su l'ultimo libro di aldo nove della balena morta. Innanzitutto, lo stile. Nove scrive come un bambino, ed è una scelta difficile. La sua prosa rasenta la poesia, alcune soluzioni sono di un lirismo estremo, certe conclusioni di racconti fulminano. Aldo9 fa quello che faceva Picasso: si sforza, ed è un lavoro faticoso, di riconquistare quello sguardo incontaminato dalle regole della grammatica (o della prospettiva) capace di riscoprire dettagli che gli adulti non possono più vedere. Gli adulti non a caso sono sempre "altri", diversi, con qualcosa di innaturale dentro di loro. In "Tetsujin", il racconto dell'invasione dei robot a Viggiù, i grandi non riescono a vedere perchè non vogliono vedere. Non sanno più vedere. Nove non ignora la grammatica e le regole del buon scrivere, questo è chiaro, la padroneggia a tal punto da saperla reinventare. Come un poeta (9 è infatti anche poeta) sa crearsi una metrica infrangendo quella classica, ma lo sa fare perchè l'ha fatta sua, ha dentro di se la sua musicalità. Ma non solo. Lo sguardo del bambino è l'unico possiibile nella provincia italia per poter sopravvivere. Di fronte allo squallore della vita dei "grandi", delle possibilità che si presentano davanti agli occhi di un ragazzo (penso al racconto "UFO"), l'inconsapevolezza del bambino è l'ultimo rifugio rimasto. Il bambino nove conosce il mondo attraverso la distorsione della tv, ed ecco perchè una balena della lombardia è la più grande che esista all'universo, perchè in fondo la lombardia equivale all'universo. Non si conoscono le proporzioni, il piccolo aldo nove vive in un mondo di superlativi assoluti, cioè di pubblicità, dove tutto è il più bello e grande possibile. Ed è così e basta. Il dramma dei racconti di nove è proprio questo. L'unica via di fuga è il restare bimbi, e poter credere alla pubblicità, poter quindi inventarsi senza problemi le dimensioni del tempo e dello spazio, perchè una volta scoperte quelle vere la vita di viggiù di

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    Ivan

    27/04/2004 01:39:26

    Ho acquistato "La più grande balena morta della Lombardia" dopo aver letto una recensione sull'Espresso che lo definiva "bellissimo e commovente". Solitamente non mi faccio condizionare dalle recensioni. Solitamente non scrivo commenti ai libri che leggo. Ma consiglio agli altri lettori questo libro straziante, divertente, unico. Un capolavoro forse non per tutti. Sicuramente la più grande sorpresa di letteraria di quest'anno.

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    andrea i.

    23/04/2004 15:23:12

    pura poesia

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    Hosoi

    22/04/2004 17:33:34

    Caro Aldo Nove, ho letto il tuo ultimo libro e mi è sembrato come sempre una gran cosa e come sempre molto diverso da tutto ciò che hai scritto prima. Leggendolo ho pensato al film Stand by me, di Bob Rainer, perché c'è proprio quel clima da racconti di bambini che hanno voglia di essere coinvolti o terrorizzati dalle storie di avventure, di fantasia o di cose schifose... Ho avuto la sensazione di trovarmi precisamente nella situazione emotiva che descrivi nel racconto Un giornalino del terrore, nel senso che leggendo il tuo libro mi sento coinvolto come tu dici in quel racconto. Ero sul letto di camera mia, cioè il luogo dove mi piace di più leggere, a godermi il tuo libro, spanciandomi anche dalle risate per certe trovate incredibili come John Travolta senza pecore, Mardelli con la faccia ipnotizzata, il Madre Teresa del gatto orrendo, la spiegazione tra parentesi di dov'è Puaggia e molte altre... I racconti Le voci e La bufera, tra loro simili, mi hanno fatto pensare a quelle anti-barzellette che ci si raccontava da bambini, il cui senso era prolungare sempre più la storia senza mai arrivare ad un finale netto, quasi sfiancando l'ascoltatore nell'attesa. Hai scritto come sempre un libro bellissimo!

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    Matteo

    19/04/2004 09:54:13

    Si', buongiorno ho letto il libro e desidero scrivere alcune righe di commento. Aldo Nove e' una delle pochissime voci geniali in questa scena letteraria fatta di cloni e fantasmi formaggini. Ecco, ci tenevo a dirlo. "La piu' grande balena morta della Lombardia" e' un'opera straordinaria, partorita da una sensibilita' succosa e inclassificabile. Intendo dire, una frase tipo "Quando facevo la cacca dopo le dieci appariva l'omino Bialetti, immenso come una vetrina piena di giocattoli, spaventoso come il rombo di un aereo" (p. 15) e' lirismo puro. Il fatto e' che Aldo 9 non merita il 95%.6 dei suoi lettori. Perdonali, O Aldo, perche' non sanno quello che scrivono. punteggio 6 su 5 anzi 6 un grande.

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    James

    12/04/2004 21:52:56

    Aldo Nove è simpatico e ironico. Come critico letterario e di costume ha uno stile personale e una discreta classe. Come pubblicitario non sarebbe male. Neppure come commesso in libreria. O come prete di campagna apprezzato dalle fedeli. Come romanziere, invece, rimarrà un "aspirante".

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    brigidino

    12/04/2004 08:04:55

    la voce è quella di un bambino, e chiunque abbia visto aldo nove solo per cinque minuti sa che non c'è nessuna speculazione o strumentalizzazione... tuttavia, anche considerando quella di nove una specie di prosa poetica- e per questo svincolata da categorie narrative quali plot/personaggi/spazio/tempo- c'è qualcosa che lascia insoddisfatti... una fragilità che riguarda il "lavoro" più che la "voce" dello scrittore.

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    il giusto

    09/04/2004 15:11:46

    pessimo.

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