Editore: Einaudi
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 24 marzo 2015
Pagine: 240 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806216894
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 11,88
Descrizione
Tutti concordano circa l'importanza di Platone, ma quasi nessuno è pronto a riconoscere che la conoscenza che ne abbiamo è mediata da secoli di interpretazioni, dibattiti, polemiche. Platone non era un platonico, ha osservato Hans-Georg Gadamer: ma per capire Platone non si può prescindere dai suoi eredi. Colmando per la prima volta questa lacuna, il libro di Mauro Bonazzi propone una ricostruzione dettagliata della storia millenaria del platonismo antico, dalla fondazione dell'Academia nel 380 a.C. alla chiusura della scuola neoplatonica di Atene nel 529 d.C., quando gli ultimi neoplatonici si avventurarono oltre i confini dell'impero romano, nella speranza illusoria di trovare in Persia un governo sensibile alla filosofia. Di contro allo stereotipo di una filosofia perenne che si trasmette identica di generazione in generazione, il lettore scoprirà cosi che a caratterizzare il platonismo antico fu invece una discorde polifonia: una volontà instancabile di seguire le pieghe dei dialoghi e una capacità inesausta di trovare nuove soluzioni nel tentativo di dare conto della ricchezza di Platone in tutta la sua complessità. Da Speusippo a Cicerone, da Cameade a Plotino, scettiche o metafisiche, politiche o epistemologiche, le vicende del platonismo costituiscono una pagina memorabile nel lungo cammino della filosofia antica.

€ 18,70

€ 22,00

Risparmi € 3,30 (15%)

Venduto e spedito da IBS

19 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

  Tutto il testo è percorso da una domanda, a suo modo irrisolvibile: cosa vuole dire tradizione platonica? Per rispondervi si può sostenere che esista un tratto comune a tutti i pensatori che a vario titolo nell'antichità si sono richiamati direttamente all'insegnamento platonico, sia all'interno sia all'esterno dell'Accademia. Ma lo sviluppo del platonismo a partire dai primi accademici sino al neoplatonismo testimonia una incredibile varietà di correnti e approcci diversi. Tra i tentativi di conciliazione con Aristotele o con lo stoicismo, le tendenze matematizzanti e pitagorizzanti, la parentesi scettica di Carneade e Arcesilao, sino alla tendenza metafisica e religiosa del neoplatosnimo, non è chiaro quale possa essere il contenuto comune della tradizione platonica. Infatti addentrandosi nello sviluppo del testo, il lettore può essere indotto a pensare che il titolo del libro avrebbe dovuto essere al plurale: I platonismi. Un carattere minimo a cui fare appello è, ovviamente ma non banalmente, il richiamo ai testi di Platone. Quindi si potrebbe ritornare alla questione dell'unitarietà del pensiero platonico, riproponendo così annosi e insolubili problemi esegetici, che Bonazzi non nasconde, anzi ne fa il perno della sua analisi. L'apparente mancanza di unitarietà diventa la chiave per comprendere il genuino interesse di diversi pensatori spesso dimenticati, restituendo loro importanza teorica e storica. Se esistono tanti platonismi è perché esistono tante anime del pensiero platonico. La prima e più ovvia è quella socratica e aporetica. Solo apprezzando questa vena socratica si può spiegare in che senso pensatori scettici come Carneade e Arcesilao si possano richiamare legittimamente a Platone nel sostenere i limiti della conoscenza umana: la filosofia vista come una ricerca e non un possesso della verità. Questa idea, lungi dall'essere una banale riproposizione di tesi passate, può chiaramente essere intesa come una genuina adesione a uno dei pochi principi incrollabili di tutto il pensiero e tradizione platonica: il dualismo tra mondo ideale e mondo empirico. Se il mondo empirico non può garantire vera conoscenza, se ne può dedurre una tesi scettica, dati i nostri limiti epistemici nell'accesso al mondo vero. Ma da questo principio può derivare anche una tesi propriamente neoplatonica: per difendere la radicale alterità del principio primo dal mondo empirico, si può sviluppare un sistema pesantemente metafisico di cui l'uno è il principio ineffabile che emana i successivi livelli di realtà progressivamente più imperfetta. Tra l'Accademia scettica e la lunga conclusione neoplatonica è di particolare interesse lo spazio dedicato da Bonazzi a figure spesso relegate a ruoli minori come i pensatori del cosiddetto medio platonismo, in cerca di identità tra l'Accademia di matrice scettica e l'inizio del neoplatonismo in età imperiale matura. Se l'epicureismo è la scuola da cui tutta la tradizione platonica si è sempre radicalmente distanziata, con lo stoicismo e l'aristotelismo si è ampiamente confrontata. Cruciale diventa il ruolo del Timeo poiché la vera croce della polemica con gli aristotelici non sarà la dimensione etica o politica, ma la capacità del pensiero platonico di spiegare l'origine del cosmo e la natura profonda del reale. Utilissime infine le appendici al testo. Nella prima vengono tratteggiati gli orientamenti politici del platonismo, in un'oscillazione solo apparentemente contradditoria tra governo della legge e governo della conoscenza del singolo. Nella seconda Bonazzi prende in considerazione il rapporto tra platonismo e cristianesimo e l'inizialmente contrastata ma poi largamente vittoriosa inclusione di Platone nel pantheon cristiano e la platonizzazione del pensiero greco-latino.   Federico Zuolo