Curatore: G. Nava
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 7 ottobre 2008
Pagine: XLIX-380 p., Brossura
  • EAN: 9788806189129
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Descrizione
La visione pascoliana del mondo antico non è né umanistica né decorativa, ma antropologica e archetipica, volta a ricercare nell'antico i modelli di fondo dell'umano comportamento, le radici degli interrogativi e della sofferenza dell'uomo, e insieme della poesia, che la tiene a bada. Sotto questo aspetto la rappresentazione del mondo greco nei Conviviali s'inserisce nella nuova lettura, "profonda" e mitica, che ne ha dato la modernità, da Nietzsche a Freud e Jung. Proprio questa dimensione intende sottolineare Giuseppe Nava nelle introduzioni ai singoli poemi, mentre le note sono di carattere non solo esegetico e linguistico, ma anche antiquario e interpretativo, in modo da permettere al lettore di analizzare i modi del riuso degli autori greci e latini e di cogliere l'intertestualità con la lingua poetica della nostra tradizione e i rimandi interni all'intero corpus della poesia pascoliana.

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    Renzo Montagnoli

    07/03/2014 09:56:42

    Va dato atto a Giovanni Pascoli di averci lasciato un'ampia e variegata produzione poetica, ampia perché numerose sono le raccolte composta ognuna da un consistente numero di liriche, variegata perché, pur nel solco del decadentismo, e quindi con una visione della vita improntata al pessimismo, i temi trattati non sono ripetitivi. Che l'autore romagnolo fosse un gran conoscitore della letteratura greca e di quella latina, non vi è dubbio, tanto che le insegnava, dapprima agli istituti superiori e poi all'università, anzi era così ben ferrato nella bellissima lingua degli antichi romani da vincere più volte il difficile concorso di poesia latina che si teneva ogni anno in Olanda. Questo piccolo preambolo non introduce tanto a liriche scritte in latino, ma a una raccolta di una ventina di componimenti pubblicata nel 1904 e in cui vengono rievocati personaggi mitologici e dell'antichità. Quindi si tratta di un unicum nella produzione di Pascoli, ma di particolare e rilevante valore. Sono opere appunto riunite in unico volume, ma che in buona parte già in precedenza erano state pubblicate su Il convito, un'elegante e raffinata rivista diretta da Adolfo de Bosis e a cui partecipava anche Gabriele D'Annunzio. Ed è appunto dal nome di questa rivista che questi poemi prendono il titolo; degni di apparire su quelle pagine si presentano nel complesso come il frutto dei profondi studi classici di Pascoli, ma se l'estetica, attraverso una veste letteraria impeccabile, è un colpo d'occhio ineguagliabile, del tutto innovativi sono i contenuti. Eppur si parla di personaggi noti, di protagonisti di opere immortali, ma la rivisitazione degli stessi da parte del poeta romagnolo fa sì che, oltre a farceli sentire vivi, spezzi quell'alone di mistero e di magia che li circonda e ce li faccia sentire vicini, nelle loro umane e naturali debolezze. Una raccolta indimenticabile.

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