Traduttore: J. Lussu
Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 29 novembre 2016
Pagine: 213 p., Brossura
  • EAN: 9788804670308
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Descrizione

Partecipe in eguale misura dell'estrema dolcezza orientale e di una certa crudezza di ritmi di tipo occidentale, in queste "Poesie d'amore" Hikmet mostra le due facce della sua natura, lirica ed epica, saldate in un risultato unico. Versi immortali, che riassumono nell'elemento erotico i diversi aspetti dell'attività e dell'esperienza dell'autore, poeta d'amore perché prima di tutto poeta di battaglie e di idee.

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    Cristiano Cant

    20/02/2018 12:15:31

    Anche relegato coi suoi versi su quella superficie trasparente che immortala nel cioccolato la gloria di un poeta (chissà...forse è davvero quella, di questi tempi, la sommità artistica a cui giunge un autore) resta nel profondo, nelle più vere acque della sua vita e della sua ricerca, nella complessità amorosa sciolta sulle vette del verbo più diretto, una voce capitale. La dolcezza maiuscola di alcuni giri di frase, quella cifra fin troppo chiara nel susseguirsi dei periodi e nella resa degli stati d'animo, tutto è in realtà il frutto di un tale travaglio, di antri e passaggi così sofferti, di un fatica e di un singhiozzo di dentro che solo la grandezza di una vera semplicità riesce a rovesciare sui fogli come esiti a dir poco impeccabili. Hikmet sembra prendere per mano ogni parola sussurrandole "fidati di me", e questa, che sa sempre a chi si sta dando (anche senza il delicato invito del poeta) si consegna intera a broccati di interezza, guasta e guarita insieme, perché in fondo la vita che non sa farsi poesia è solo sterile lezione d'ovvietà: "La vita non è uno scherzo./ Prendila sul serio/ ma sul serio a tal punto/ che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,/ o dentro un laboratorio/ col camice bianco e grandi occhiali,/ tu muoia affinché vivano gli uomini,/ gli uomini di cui non conoscerai la faccia,/ e morrai sapendo/ che nulla è più bello, più vero della vita". L'amore allora come estensione di se stessi, oltre la chiusa striscia di labbra contente o gli echi di ricordi caldi, l'amore come politica per il prossimo, lotta per chi verrà, faticoso fardello d'ombre di un potere dalla coscienza troppo invalida per potersi permettere il lusso di un solo respiro autentico. Offrirsi al mondo dicendo: "La mia testa pesante,/ i miei ginocchi scorticati,/ i miei stracci inzaccherati./ Vado verso la luce che brilla e si spegne...", non ha molto altro da commentare. Ci sono poeti davanti ai quali la morte non può che darsi vinta. Hikmet è uno di questi.

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