Traduttore: A. Di Gregorio
Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 4 maggio 2017
Pagine: XXX-165 p., Brossura
  • EAN: 9788811811244
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Descrizione

Nato in esilio da una grecità decadente, cresciuto nel cuore dell'Europa, Costantino Kavafis, come l'argentino Borges e il portoghese Pessoa, è un poeta di periferia. Meglio: un poeta di periferie. Non religiose, sociali o culturali, ma umane e individuali: la tragedia di avere un'inclinazione e un desiderio al tempo stesso insopprimibili e destinati alla sconfitta, dà in lui origine a una poesia singolarmente quieta, serena, teneramente ironica. Componimenti brevi, vivide evocazioni di scene e momenti di tono sensuale e intimo, schizzi appena abbozzati e al tempo stesso raffinatissimi, sono la cifra inconfondibile di una delle voci liriche più originali del Novecento. Quest'antologia raccoglie le più belle poesie di Kavafis in itinerari tematici, facendone i capitoli di un romanzo esistenziale profondamente segnato dalla dimensione del tragico ma allo stesso tempo ironico, e, proprio per questo, particolarmente vicino alla sensibilità contemporanea.

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    Cristiano Cant

    15/06/2017 07:17:51

    Le date già incrociarono i loro numeri nel destino di Kavafis. Nacque e morì nello stesso giorno, un 29 di Aprile lungo settanta primavere. Qualche spirito istrione volle questo, forse, il giorno che se lo trovò nello stesso caffè; sbirciò sui suoi fogli, lesse versi meravigliosi, e quasi volle sigillare con destrezza fatale la perfezione di quelle parole con due date che si fissano allo specchio, nel vento degli anni, in coincidenza, chissà perché. Poeta del mito e dell'attesa, di angoli di vie luminose e di rovine ancora urlanti le loro caste cicatrici; poeta del desiderio e del viaggio, del tempo abitato unicamente dentro, come una lunga battigia di immortale sensibilità che resta calda e viva negli occhi dei secoli, in noi lettori, nel cielo delle parole scelte. Ci si può solo perdere e innamorarsi di alcune poesie: Itaca, Candele, Aspettando i barbari sono vette di armonia e commozione, confessione di un'anima, ferita e segreto: "Itaca tieni sempre nella mente./La tua sorte ti segna quell'approdo./Ma non precipitare il tuo viaggio./Meglio che duri molti anni,che vecchio/tu finalmente attracchi all'isoletta,/ricco di quanto guadagnasti in via,/senza aspettare che ti dia ricchezze./Itaca t'ha donato il bel viaggio./Senza di lei non ti mettevi in via./Nulla ha da darti più./E se la trovi povera, Itaca non t'ha illuso./Reduce così saggio,così esperto,/avrai capito che vuol dire un'Itaca". Dunque ringraziare la vita, la gioia d'aver avuto respiro, d'aver toccato, sentito, arato i solchi della bellezza vera e adesso deporli su cuscini di esperienza, gratitudine, perché i granelli ormai stanno finendo mentre passano nella gola della clessidra. Il poeta è il legame fra voce e immagine, fra dentro e fuori, fra mancanza e presenza; se nel suo canto la parola non diventa un urto che migliora, che scuote, che insegna, il suo ruolo è morto, è spento, un tuono meno che rauco. Qui siamo in presenza di un genio fra i più grandi del Novecento, Maestro di dolorosi incanti.

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    gianluca bidin

    13/03/2006 22:11:12

    La letteratura, e in particolare la poesia neogreca è un tesoro inestimabile ancora poco conosciuto. Oltre a Kavafis, vale almeno la pena ricordare Kazantzakis, Seferis e il grande, grandissimo Elitis. Nel nostro caso, Kavafis rivela delicatezza, timidezza, malinconia e ardita sensualità. Forse la traduzione scorrevole ma datata a lungo andare non giova, in questo volume che raccoglie l'intera produzione edita in vita dal poeta. A fine lettura rimane però il sapore di un'atmosfera fatta di brividi, di profumi intensi, di penombre, di stagioni calde, con comunque molti versi memorabili. Dopo le prime pagine, in cui molto del meglio è presente - a mio modo di sentire -, si scorre sino alla fine accompagnati dalla musica che rimane come eco.

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