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    alida airaghi

    02/10/2015 21.02.47

    Gli Oscar Mondadori hanno assolto (come la fu collana economica di poesia della Garzanti) la pregevole funzione di fornire ai lettori ricche antologie di poeti contemporanei a un prezzo accessibilissimo. Oggi pare che la poesia non interessi più a nessuno, se non a chi la scrive: quindi gli editori hanno smesso di pubblicarla. Questo volume è dedicato a Bartolo Cattafi, nato nel 1922 in Sicilia, che della sua regione si è portato dietro per anni la mediterraneità (il colore-il calore, la corposità come amore dei corpi, la polemica ideologica contro la terraferma e i suoi padroni): in seguito la sua poesia si è arricchita di stimoli e accenti diversi, si è asciugata, essenzializzata da quel meridionalismo che poteva risultare eccessivo. Quella di Cattafi è una produzione che non conosce i toni sfumati, i paesaggi delicati: dietro si intuisce lo stesso ambiente che ha fatto da sfondo a Guttuso. Anche letterariamente la presa della parola è sempre precisa, rapida, stringente; le poesie sono man mano che si procede sempre più brevi, con chiuse epigrafiche, quasi proverbiali. Un appunto si può muovere all'antologia, ed è quello di essere troppo ricca di testi, quindi "troppo" rappresentativa, di aver incluso nella scelta anche poesie mediocri, con il risultato di appesantire la lettura. La presentazione è seguita, come in tutti gli altri Oscar, da alcune notazioni critiche di vari autori e da una puntuale scheda bibliografica. Trascrivo una poesia di Cattafi, tra le più sottili. "Messina": "Ricca grassa seduta/ nel posto giusto/ quasi un'elvetica mediterranea/ teneva banco e cassa./ La povera Messina./ Fu quel suo male un tempo sconosciuto/ annidato alla base alle radici/ la terra e il mare sommossi/ oscillanti incredibili nemici./ E la guerra./ E chi successe alla guerra/ e chi succede a chi successe/ e non fa succedere..."

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