Poetica occidentale. Tradizione e progresso

Lubomir Dolezel

Curatore: A. Conte
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1990
Pagine: XVI-275 p.
  • EAN: 9788806118655

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recensione di Testa, E., L'Indice 1991, n. 5

Allievo di due maestri dello strutturalismo praghese (Havr nek e Vodicka), costretto, nel 1968, a lasciare Praga per Toronto, nella cui università attualmente insegna, Lubom¡r Dolezel si è dedicato soprattutto allo studio del testo narrativo. "Poetica occidentale" esce contemporaneamente all'edizione originale inglese ed è il primo volume di Dolezel a giungere al pubblico italiano. Secondo l'autore, alla critica spetta il compito di valutare le opere letterarie mentre la poetica raccoglie le conoscenze sulla letteratura inserendole nel contesto delle scienze umane e sociali: Dolezel traccia dunque una storia della poetica che va dalla fondazione aristotelica alla scuola di Praga.
Se il punto di partenza e quello di arrivo di questo percorso sono stati oggetto di approfondite ricerche, le tappe intermedie presentano invece zone oscure o lacune, che Dolezel si incarica di chiarire e colmare. L'opera è divisa in due parti: una dedicata agli stadi anteriori al XX secolo, nei quali vennero formulati i problemi fondamentali della poetica; l'altra alle tendenze del XX secolo, in cui quei problemi si andarono a inserire in una prospettiva sistematica e teoretica. Predomina un'impostazione storiografica che persegue due obiettivi. In primo luogo, a Dolezel preme scoprire fonti, rinvenire nessi, stabilire legami e genealogie tra momenti diversi della riflessione sui fenomeni letterari; mira insomma a delineare una fortissima continuità storica, da cui la poetica emerga come "un complesso 'in fieri' di assunzioni, concetti e metodi che vanno progressivamente a comporre un approccio coerente alla letteratura" (p. 7). All'interno di questo quadro, fitto di relazioni con l'estetica, l'epistemologia e la linguistica, si tende però a mettere in rilievo i mutamenti paradigmatici intervenuti nella storia della poetica. In sintonia con i risultati raggiunti dagli storici delle idee nel campo dei grandi cambiamenti epistemologici, Dolezel indaga il succedersi dei diversi modelli d'interpretazione: da quello logico-meccanicistico a quello organico, che ha il suo evento emblematico nella teoria morfologica di Goethe, per arrivare infine a quello semiotico, che, affermatosi in linguistica con le opere di Bréal e Saussure, ha poi costituito il nucleo di gran parte della poetica moderna.
Sulla base del legame fra ricostruzione storica e riflessione teorica, il libro adotta un procedimento che costantemente ripropone un limitato numero di temi fondamentali: la concezione della letteratura come struttura basata sulle relazioni tra le parti e la totalità, il problema dei rapporti tra arte letteraria e mondo, il rapporto tra letteratura e linguaggio sono seguiti nelle diverse riformulazioni che hanno subito nel corso dei secoli. In questo lungo tragitto, Dolezel illustra anche fasi e figure misconosciute. È il caso delle teorizzazioni avanzate, nel XVIII secolo, dagli svizzeri J.J. Bodmer e J.J. Breitinger, che, a partire dalla filosofia di Leibniz, aprirono la strada (poi bruscamente interrotta dai pensatori del romanticismo e del realismo) alla fondazione di una poetica non-mimetica. Pur con vistose contraddizioni interne, la poetica svizzera del decennio 1740-49 si svincolò infatti sia dai soffocanti legami della dominante poetica normativa che dal principio dell'imitazione del mondo reale per volgersi all'infinito dei mondi possibili. Così scriveva Breitinger nel 1740: "la poesia non è altro che formazione nell'immaginazione di nuovi concetti ed immagini i cui originali vanno cercati non nel mondo attuale delle cose reali, ma in qualche altra struttura di un mondo possibile. Ogni poema ben inventato va quindi letto come una storia in un altro mondo possibile". Enunciazioni e concetti di tal genere riemergono, per Dolezel, solo nella poetica contemporanea "nel momento in cui l'idea di "autoreferenzialità" ha rivelato i suoi limiti, e la vecchia dottrina della 'mimesis' non può più essere risuscitata come teoria praticabile delle finzioni letterarie" (p. 67).
L'opera di Dolezel si rivela di particolare utilità non solo nel ricostruire episodi ed argomenti trascurati dagli studiosi (di grande interesse è, ad esempio, la parte in cui si individuano le radici tedesche del formalismo russo), ma anche nell'apportare correzioni all'immagine di tendenze poetiche largamente conosciute. Così, nel capitolo dedicato alla scuola di Praga, si dà particolare rilievo alla versione sociologica della linguistica funzionale che, sviluppata soprattutto da Havrànek, ha costituito un tentativo di "trascendere i limiti del modello di Bühler e di spiegare con fattori sociali le diversificazioni della comunicazione linguistica " (p. 194). Ma, nella pagine sull'estetica di Mukarovsky e sulla teoria della ricezione di Vodicka, Dolezel transita ormai dal settore della storia della poetica a quello della teoria ed allinea una serie di questioni capitali: l'analisi dei fattori pragmatici coinvolti nell'attività letteraria, i complicati percorsi seguiti dalla trasformazione dei testi nel tempo, il problema della fizionalità, per il tono rigoroso e "razionalistico" con cui sono esposti, ribadiscono, di fronte ad atteggiamenti liquidatori oggi in voga, il ruolo fondamentale che la semiotica letteraria può ancora svolgere nell'indagine dei fenomeni della cultura.