Polvere di diamante e altri racconti

Anita Desai

Traduttore: A. Nadotti, B. Piazzese
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2003
Pagine: 199 p., Rilegato
  • EAN: 9788806149260
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    Gianfranco

    09/02/2004 11:33:52

    Bellissimo! un altro regalo della Desai, che ci aiuta a scoprire un'India terribilmente affascinante e purtroppo poco conosciuta. Racconti stupendi, da portarsi dietro per tutta la vita, narrati con lo stile cristallino e unico tipico di questa scrittrice...da non perdere

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Con Polvere di diamante Anita Desai torna al racconto dopo una lunga assenza - la sua precedente raccolta Giochi al crepuscolo, pubblicata in Italia da e/o, era del 1978 - e lo fa confermando la sua straordinaria capacità di aprire squarci sul privato di persone qualsiasi, sui loro affetti e le loro delusioni, sui piccoli contrattempi del vivere, mettendoci di fronte ora a un banale incidente, ora a un dettaglio visivo o all'emozione di un momento, altrettanti microcosmi di un'esperienza condivisibile. E come nei racconti di Čechov, l'autore che Desai non ha mai fatto mistero di avere eletto a modello supremo, i dettagli contano molto più del quadro di insieme. La novità è che, a differenza della prima raccolta, tutta di ambiente indiano, i racconti di Polvere di diamante moltiplicano gli scenari su scala internazionale per collocarsi tra più mondi, India, Messico, Canada, Inghilterra, paesi in cui l'autrice ha viaggiato e vissuto, e su cui, da outsider, posa uno sguardo curioso e indagatore.

Come è apparso evidente dai suoi ultimi romanzi, a partire da Viaggio ad Itaca ???(non tradotto in italiano) e Digiunare, divorare (Einaudi, 2001), e dal suo trasferimento negli Stati Uniti, l'incontro fra culture diverse, e in particolare l'intreccio Oriente/Occidente, è la prospettiva da cui Desai ha ora scelto di osservare il mondo. Gli ambienti preferiti sono ancora quelli della piccola e media borghesia, scossa da ansie di modernizzazione ma non sempre all'altezza o desiderosa di cambiamenti. Sono scene di vita familiare e domestica, di un'umanità ferita, di piccole ambizioni, il tutto presentato senza ombra di critica, anzi, per lo più pervaso da un senso di profonda empatia con i personaggi creati. In Sua Altezza, una storia molto indiana, un'anziana coppia prossima a partire per le vacanze e sfuggire al caldo infernale di Delhi è paralizzata dall'arrivo di un amico indiano che vive in California. L'ospite inatteso li precipita in un vortice di visite e ricevimenti imponendo loro gravose rinunce cui tuttavia si sottopongono con grazia e affetto. In A cinque ore da Simla un blocco stradale impedisce a una famiglia di raggiungere la casa delle vacanze, non tanto per un ingorgo di traffico quanto per la decisa presa di posizione di un camionista che pretende scuse e risarcimento da un capraio che gli ha tirato una pietra rompendogli il parabrezza. E come per incanto - da quel deserto di polvere - si materializza una fila di carretti carichi di canna da zucchero, di banane, noccioline, e poi donne, uomini e bambini, come fantasmi, con canestri sul capo colmi di giocattoli, piccoli flauti, aquiloni, marionette, fischietti di latta...

Nella storia che dà il titolo alla raccolta, si condensa in poche pagine un evento drammatico, la perdita di un cane - un fiero bastardino - nero come un diamante agli occhi del padrone, mentre per gli altri è nero come il carbone. La fuga è irresistibile per Diamante che torna sempre più malandato, bastonato, morsicato, fino a quando sembra svanire nel nulla. Vane le ricerche disperate del signor Das che soffre come un amante abbandonato. Quando il cane riappare è sul furgone dell'accalappiacani. Il padrone scatta all'inseguimento, riuscendo a saltare sulla predella e ad aggrapparsi alle sbarre, ma scivola giù e si abbatte al suolo picchiando la testa. La tragedia si compie in pochi secondi. Lo sguardo dell'autrice passa dal corpo immobile del padrone sul selciato alla sofferenza del cane, uggiolante come un condannato a morte. Una storia tutta di esterni, di strade e cortili cui fa da pendent Gli abitanti dei tetti, una storia ambientata sui tetti di Delhi, intorno alle disavventure di una giovane donna che vive con un gatto di cui la padrona di casa non deve sapere e ai problemi cui il clandestino la espone. Ma il vero problema della ragazza non è tanto il gatto quanto il desiderio di indipendenza che la anima e che la spinge a vivere la sua vita in maniera autonoma in mezzo alla disapprovazione generale.

Tra i racconti più lirici della raccolta, infine, c'è Paesaggio invernale, in cui si narra il viaggio in Canada di due sorelle indiane in visita al figlio di una delle due ma cresciuto dall'altra, una situazione difficile da far capire alla sposa canadese. Quando le due "madri" arrivano per la nascita del nipotino finiscono per restare confinate in casa davanti alla televisione, con il disagio sempre crescente della giovane Beth che resta fuori casa più a lungo che può. Eppure, sarà proprio lei a cogliere le due sorelle in piedi alla finestra, avvolte nei sari di cotone, mute davanti allo spettacolo incantato della neve, e a immortalarle in una foto che le ritrae di spalle, una scena "completa e fragile... come un cristallo di neve", che incollerà sulla porta del frigo. Quella scena muta è riuscita a comunicare qualcosa alla giovane donna, qualcosa di più profondo di qualsiasi discorso, a farle condividere il loro silenzio. Come l'ingorgo del racconto precedente, il gatto randagio e la neve diventano metafore di sentimenti profondamente umani e condivisibili.

Ma se questi racconti danno molto bene l'idea di uno sperimentare il mondo - sia pure attraverso una piccola storia individuale -, un mondo altro, dell'incontro e dello scambio fra le culture e i sentimenti, i racconti ambientati fuori dall'India non hanno la stessa incisività, restano più esterni e meno riusciti, come se rappresentassero il tentativo di Desai di allinearsi con la tendenza maggioritaria della narrativa postcoloniale contemporanea di parlare a ogni costo di scenari mobili e frammentari del mondo globalizzato.