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recensione di Bacigalupo, M., L'Indice 1995, n. 1

Il titolo e la confezione - foto in copertina di Alberto Terrile: donna nuda accovacciata in una valigia - non devono ingannare. Non si fratta di un romanzo postmoderno o di serial killers erotomani, bensì di una bella storia ben costruita tutta dolorosamente incentrata su una realtà nient'affatto plastificata. Insomma, si tratta di Irlanda.
È vero che McGahern, nato a Dublino nel 1935, è noto come un romanziere scomodo il cui secondo romanzo, "The Dark" (1965), fece scandalo per il modo in cui parlava di sesso e religione. Ed è vero che, secondo un'altra tradizione irlandese, da James Joyce a Flann O'Brien, gli piace mettere a confronto diverse rappresentazioni metanarrative della realtà. Ma l'intento del gioco è serio, non perde mai di vista la specificità delle persone che vivono e sognano. E muoiono.
"Il pornografo" è fra l'altro la lenta storia di una morte, quella della zia molto cara al protagonista-narratote, che la va a trovare in ospedale portandole in un cartoccio del liquore per lenire il dolore terminale. Poi, tornato nel suo appartamentino dublinese, egli scrive per vivere storie di prodezze erotiche di una coppia di superdotati, mai stanchi di possedersi secondo le regole classiche del genere. Brani del racconto pornografico si alternano alla storia di ogni giorno del suo compilatore, con un effetto di sardonico contrasto, e a volte di rispecchiamento. Infatti il protagonista è troppo scrittore, cosa che il suo committente gli rimprovera e fra un amplesso e l'altro non si trattiene dall'inserire squarci di vita vissuta. Ma diversamente che nel paradiso artificiale della pornografia, una sua relazione con una donna più anziana, di cui seguiamo tutto il percorso, conduce a una gravidanza e a una serie di banali quanto ineludibili alternative per la coppia: aborto, convivenza, matrimonio... Il nostro pornografo riuscirà a uscire dall'impiccio in cui l'ha condotto l'euforia del sesso casuale degli anni settanta (il romanzo è del 1979), e a programmare una relazione e una vita diversa, basata sui valori terragni rappresentati dalla zia.
"Il pornografo" non è invecchiato, nonostante i quindici anni trascorsi dalla sua pubblicazione. L'ossessione del sesso e della morte, caratteristica della cattolicissima Irlanda come ci rivelano i suoi narratori e poeti, vi è inquadrata in una scrittura risolta, astuta (ad esempio nel tacere i nomi delle donne) ma non compiaciuta, ben servita da una traduzione più che adeguata. I quadri di discoteche, pub e fattorie irlandesi non mancheranno di incuriosire il lettore. A cui McGahern, alternando sesso vero e immaginario, chiede inoltre di riflettere sull'accusa di pornografo che sicuramente è stata rivolta a lui come ad altri. Nulla in effetti impedirebbe una ricezione pornografica anche e soprattutto delle scene "vere" della narrazione. Ma in questo caso è il lettore a determinare il genere dell'opera. Insomma, un libro di gradevole lettura, e anche importante.