I posseduti. Storie di grandi romanzieri russi e dei loro lettori

Elif Batuman

Traduttore: E. Kampmann
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 30 aprile 2012
Pagine: 309 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788806206826

48° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Storia e critica - Narrativa, romanzieri e scrittori di prosa

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Descrizione
"Cos'è che ami, quando sei innamorata? I suoi vestiti, i suoi libri, il suo spazzolino da denti. Tutti i beni di consumo, che prima erano estranei, vengono magicamente riabilitati come aspetti della persona. Dopo che Evgenij Onegin scompare nel settimo capitolo, Tat'jana comincia ad andare in visita nella sua tenuta abbandonata. Guarda i segni che ha lasciato sul biliardo, la sua biblioteca, il suo frustino, "tutto le pare inestimabile". "Chi era dunque lui?" domanda riflettendo sui suoi libri, esaminando i segni lasciati sui margini dall'unghia del suo pollice". Il nostro rapporto con la letteratura non è forse sottomesso alla stessa costellazione sentimentale? Non è, anche questa, un'allegoria della lettura? Come Tat'jana cerchiamo tra le pagine di un libro le tracce di un personaggio e del suo autore, tentiamo di ricostruire, a partire da un'assenza, un'essenza. Esponendoci al rischio inevitabile, incalcolabile - del disastro, del fallimento. Allora "I posseduti", come il romanzo e come la critica letteraria (generi a cui allo stesso tempo appartiene e che trascende), è il racconto di una storia d'amore. Come il protagonista della "Montagna magica" di Thomas Mann, che arriva in un sanatorio svizzero per una visita di tre settimane al cugino e vi rimane per sette anni a causa, si può dire, dell'amore, così Elif Batuman a tutto pensava tranne che a dedicarsi alla vita accademica: eppure resterà a Stanford sette anni per un dottorato sulla forma del romanzo russo.

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    Aurora

    19/09/2018 23:09:20

    Per metà saggio e per metà autobiografia, questo libro può lasciare facilmente insoddisfatti se si prende troppo alla lettera il titolo e troppo seriamente gli intenti dell’autrice. Forse è stata anche infelice la scelta di Einaudi di inserirlo nella collana Frontiere. Insomma, se siete alla ricerca di un compendio serio di letteratura russa, probabilmente non è il libro che fa per voi, anche se di letteratura russa si parla molto e (cosa che difficilmente il lettore potrà trovare in altri libri) si parla molto, anzi moltissimo, persino di letteratura (o sarebbe meglio dire, presunta letteratura) uzbeka. Ma il tono dell’autrice è, anzitutto, ironico, e l’intento de “I Posseduti”, sostanzialmente, questo: far sorridere delle peripezie di una studentessa un po’ impacciata che sceglie di studiare slavistica e finisce poi per passare un’intera estate di studio a Samarcanda, che per rimediare un po’ di soldi dal dipartimento architetta una tesi di ricerca sul presunto assassinio di Tolstoj e che dalle proprie vicissitudini sentimentali ricava analogie con “I demoni” di Dostoevskij; sette anni di dottorato, evidentemente, possono anche condurre a devianze di questo tipo, specie se l’ambiente accademico è quello che è e i convegni sono tutti come quelli che accolgono, in un capitolo, i fedeli seguaci di Isaak Babel’ e, in un altro, i fedeli seguaci di Tolstoj. Ma se amate questo genere, e ridere delle vostre passioni vi piace, è un libro con cui vale davvero la pena di passare un po’ di tempo, e che mi sento di consigliare.

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    Nasten'ka Margot

    19/09/2018 07:49:59

    purtroppo in questo libro ai passi in grado di "possedere" viene lasciato poco spazio dalle vicende personali dell'autrice-protagonista che ovattano inoltre anche quella che potrebbe essere davvero la loro potenza letteraria… la narrazione procede un po' a rilento, si ha continuamente l'impressione di dover arrivare a leggere un qualche momento preciso e di svolta per la trama che faccia combaciare la grande letteratura russa con le vicende narrate, ma questo momento continua a tardare e anche quando arriva lascia non sazi a causa della propria scarsa consistenza.

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    enrico.s

    26/05/2014 11:13:01

    Libro deludente; più che dei grandi romanzieri russi, racconta dell'autrice e delle sue vicissitudini accademiche (del che si ricava che il sottobosco universitario u.s.a. non deve essere così diverso dal nostro). Noiosetto per lunghi tratti, alla fine restano solo alcuni spunti di lettura (Sklovskij, ad es., di cui si cita un'opera che mai avevo sentito prima) e poco più. ...anche se siete "posseduti" dalla passione per i grandi russi, potete farne a meno.

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    Carlo M.

    07/06/2013 19:54:23

    Questo volume, sorprendentemente e sontuosamente legato a filo di refe dalla prestigiosa (temporibus illis!) casa editrice Einaudi, è interessante da un punto di vista sociologico: descrive lo sfascio socio-culturale delle repubbliche socialiste sovietiche dell'Asia centrale, retaggio di Lenin e Islam (combinazione letale). E' una lettura a tratti simpatica, tranne quando parla a lungo delle fiabe tagiko-kazake-uzbeke-patakake, noiosette anzichenò. A suo tempo fu esaltato da qualche critico nostrano, ma si tratta di una mezza-patacca... Adatto per un giorno di pioggia, se non avete prospettive più interessanti.

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    Karl

    21/07/2012 12:53:14

    Pessimo libro. A dispetto delle accattivanti premesse, si e' rivelato una delusione unica. Lunghe pagine di sproloqui autobiografici sull'interessantissima (?!) vita accademica dell'autrice, sulle sue scelte, sui suoi soggiorni (Stanford, circolo di scrittura creativa, Samarcanda, etc), il libro aggiunge/offre poco altro (riflessioni su Babel' e l'armata a cavallo ed altri piccoli approfondimenti inseriti come contorno ad un piatto principale completamente autoreferenziale). Onestamente, siamo lieti di sapere che l'autrice si sia appassionata agli studi di slavistica - salvo poi ribadire almeno un paio di volte di essere tornata al phd per mera necessita' economica ed assenza di migliori alternative - ma non c'era assolutamente bisogno di scriverci un libro cosi' inutile.

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    Fulvio Cortese

    13/07/2012 13:16:00

    La diremmo anche una "Storia di una passione personale ed autentica", perché tutto il libro serve a giustificare, meravigliosamente, la confessione racchiusa nelle sue ultime righe: "Se potessi ricominciare oggi, sceglierei di nuovo la letteratura. Se le risposte esistono, in questo mondo o nell'universo, sono ancora convinta che le troveremo proprio là" (p. 302). Elif Batuman, posseduta "coi fiocchi", ci racconta alcune delle sue esperienze letterarie preferite e ci ricorda quanto può essere intenso, oltre che indispensabile, il fuoco della curiosità intellettuale. Anche per questa giovane scrittrice di origine turca vale l'invito che Pietro Citati rivolge dalla quarta di copertina dell'edizione economica Adelphi de "Il dono" di Nabokov: «Dovunque siate, a casa o in ufficio, qualsiasi cosa stiate facendo... uscite subito e precipitatevi dal libraio. "I posseduti" è lì, e vi attende»!

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