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P. Cesare Rivoltella

Editore: La Scuola
Collana: Orso blu
Anno edizione: 2014
Pagine: 160 p. , Brossura
  • EAN: 9788835038986

  È un libro, questo sulla previsione, pieno di concetti importanti che si trasformano, pagina dopo pagina, in spunti di lavoro per chi abita la scuola. Pier Cesare Rivoltella, come già in Neurodidattica (Raffaello Cortina, 2012) dimostra che sapere di più delle teorie neuroscientifiche ha portato alla messa a punto di teorie didattiche che a loro volta hanno generato nuovi modelli. L'autore è convinto (e convince il lettore con argomentazione serrata, amplia bibliografia e significativa esperienza professionale) che l'apprendimento abbia a che fare con la previsione, competenza fine, determinante per vivere la complessità degli scenari attuali. Per questo individua subito la vera sfida per i sistemi di istruzione contemporanei: formare docenti che insegnino la previsione. Dietro ai successi di Steve Jobs non ci sta solo "il genio mago" ma una vera e propria "metodologia della previsione": assimilava informazioni, sapeva mettere a fuoco, concentrarsi e immaginava, cioè prevedeva, quello che gli altri non vedevano. Dal punto di vista neuroscientifico il dispositivo della previsione funziona sulla base di quattro operazioni fondamentali: semplificazione, categorizzazione, correlazione e sostituzione. In altri termini, a fronte di masse di stimoli interni e esterni, il cervello, per non sovraccaricarsi, semplifica e si concentra sull'essenziale; categorizza sulla base di elementi già noti, crea categorie per ricavare inferenze, cioè correla eventi. Quest'attitudine, nei soggetti in formazione, si alimenta attraverso la ripetizione, l'esperienza e l'imitazione, cioè i tre meccanismi classici dell'apprendimento. Rivoltella affronta in particolare la questione della ripetizione. L'apprendimento mnemonico è al centro del modello dell'istruzionismo, responsabile in Italia di gran parte degli insuccessi scolastici: studiare a memoria spesso significa non ricordare nulla. Rivoltella riprende Michel Serres che, in seguito all'introduzione della tecnologia, ha posto la questione della liquidazione della memoria. Perché se esiste Google, dobbiamo ricordare? Meglio liberare le nostre risorse mentali per compiti a più alta elaborazione cognitiva. A questo Rivoltella oppone un dato storico: la tecnologia, nel corso del tempo, è andata in direzione della surrogazione della memoria da parte di artefatti: Platone, nel Fedro, indica la scrittura come "farmaco della memoria", allo stesso modo del libro e delle "memorie digitali". Tuttavia, la ricerca neuroscientifica sostiene la ripetizione. La memoria è alla base della previsione che si alimenta di informazioni. Ben venga, quindi, sapere a memoria le tabelline o aiutarsi con procedure ripetitive nei videogiochi: la ripetizione, in quanto archiviazione di informazioni utili, torna così ad avere senso. Sulla centralità del learning by doing Rivoltella insiste in più parti del libro: implica un coinvolgimento del corpo e della mente dei soggetti e contribuisce a creare quelle esperienze mentali e corporee che fondano le informazioni. Con la riflessione sul meccanismo dell'imitazione, Rivoltella riporta al centro il ruolo dell'insegnante. Il maestro è chi dà l'esempio e ha un pensiero proprio. L'allievo impara dal maestro, secondo il modello di Socrate con i suoi discepoli. Che cosa succede nel cervello? I neuroni specchio si accendono quando si compie un'azione ma anche quando la si vede compiere. Per questo l'educabilità dell'individuo sul versante neuroscientifico si traduce nell'idea che qualsiasi atto educativo modifichi il cervello di chi ne è soggetto: l'etimo di "insegnare" diventa quindi "segnare dentro". A ogni elemento del dispositivo della previsione poi corrisponde un tipo di mediatore (cioè un'attività, un artefatto o strumento attraverso il quale l'insegnante sostituisce l'esperienza diretta della realtà rendendola insegnabile) e di didattica: per esempio alla semplificazione corrispondono i mediatori iconici, cioè schemi e disegni e la didattica per immagini, giochi, role-play e simulazioni sono mediatori analogici (sostituzione e problem solving), mentre segni linguistici e notazioni di matematica sono simbolici (didattica per concetti). La lezione frontale rimane il mediatore simbolico preferito dai docenti: è economica e fa fare tanto in poco tempo. Rivoltella non la demonizza ma con l'ampia e fondata analisi dei mediatori didattici la mette in crisi. In questa prospettiva, Rivoltella include anche i media, mediatori di secondo livello, per la loro funzione non sostitutiva ma additiva rispetto alle tecnologie tradizionali. Il mediatore didattico in generale facilita la previsione e, se apprendere significa fare previsioni, l'insegnante deve favorire questo processo. Per Rivoltella, però, i docenti rimangono ancora troppo legati al concetto di programma.     Enrica Bricchetto   E. Bricchetto è insegnante e media educator

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