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    Mauro Lanari

    03/12/2008 00:02:34

    Come interpretare il celebre stralcio freudiano riportato qui sotto? Se già non si sa se e come trattare le incoerenze cognitive e affettive, poiché spesso sono asintomatiche o funzionali all'adattamento e il soggetto afferma di non provare disturbi e sofferenze di tipo conflittuale, comunque non sembra necessario il ricorso a una spiegazione neurobiologica che ricorra e rincorra le tendenze scientifiche più recenti, come quella fornita dal cosiddetto "autismo di default", ossia l'immaturità encefalica congenita riconosciuta come caratteristica antropologica (cf. Mecacci, “Psicologia moderna e postmoderna”; Frith, “L’autismo. Spiegazione di un enigma”; Bettelheim, “La fortezza vuota”). Sarà pure una congettura esplicativa alla moda, ma è anche ripugnante per chi conosca un po' la storia della psicologia sperimentale e dunque anche il modello di MacLean, presentato in italiano nel 1984 con un libro introdotto da un eccellente saggio di Gallino (“Evoluzione del cervello e comportamento umano. Studi sul cervello trino”). MacLean è stato spazzato via per obiezioni di carattere neuroanatomico, ma non per la sua tesi di fondo: l'evoluzione ci avrebbe dotato di centri cerebrali in contrasto fra di loro, con finalità ed elaborazioni intellettive non sinergiche bensì antagoniste. Perciò, anche senza alcun riferimento alle più attuali indagini dei neuroscienziati, è cosa nota che si sia destrutturati o malstrutturati fin dall'inizio, per cause filogenetiche ancor prima che ontogenetiche, macro-organizzazionali ancor prima che micro.

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    "Solo in una minoranza delle persone colte la corrente di tenerezza e quella sensuale si armonizzano reciprocamente; quasi sempre, nella sua attività sessuale, l'uomo si sente limitato dal rispetto per la donna e sviluppa la sua piena potenza solo quando ha dinanzi a sé un oggetto sessuale degradato...Da qui deriva il suo bisogno di una donna eticamente inferiore alla quale non si debbano attribuire titubanze estetiche, di una donna che non sa nulla di lui e non può giudicarlo nelle altre occasioni della vita. Soprattutto a una donna simile egli ama dedicare la propria forza sessuale, anche se la sua tenerezza appartiene per intero a un'altra donna di livello più alto." (Freud)

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    Fabio Ballabio

    10/05/2004 16:09:14

    Sigmund Freud è nato in Moravia (Cecoslovacchia) nel 1856 ed è morto a Londra nel 1939. Nel 1860 il padre Jacob, commerciante ebreo, si trasferì a Vienna dove Freud visse fino al 1938, quando l'annessione dell'Austria alla Germania lo costrinse a emigrare. Nel 1881 si laureò in medicina a Vienna e, dopo il matrimonio con Martha Bernays, aprì un gabinetto per la cura delle malattie nervose. Negli anni ‘10, accanto alle sue scoperte (Metapsicologia,1915), tenne molte conferenze (Introduzione alla psicoanalisi (1915-17). In questi anni Freud scrive Psicologia della vita amorosa in cui un paio di riferimenti biblici, legati al tabù della verginità, meritano una citazione. Il primo riferimento è al libro di Tobia: “Le primissime collocazioni della libido riguardano i desideri sessuali infantili perduranti (nelle donne di solito una fissazione della libido sul padre). Il marito è quasi sempre, per così dire, soltanto un sostituto, e mai l’uomo giusto. I costumi dei popoli primitivi sembrano tener conto di questo motif del desiderio sessuale in tenera età lasciando il compito della deflorazione a un anziano, a un prete o a uno stregone, ossia a un sostituto del padre. Credo che da questo costume derivi la dibattutissima questione dello ius primae noctis del signore medievale. Jung ha interpretato la diffusa tradizione delle notti di Tobia (il costume di astenersi durante le prime tre notti di matrimonio) come un riconoscimento del diritto del patriarca. In alcune regioni dell’India, la sposa era costretta a sacrificare l’imene al fallo di legno, e, secondo quanto dice sant’Agostino, la stessa usanza vigeva nella cerimonia matrimoniale romana (del suo tempo?), ma modificata tanto che la giovane sposa doveva solo sedersi sul gigantesco fallo di pietra di Priapo”. Il secondo riferimento è al libro di Giuditta: “Nella tragedia di Hebbel (Judith und Holofernes) Giuditta è appunto una di quelle donne la cui verginità è protetta da un tabù. Il suo primo marito durante la prima

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