Pulp. Una storia del XX secolo

Charles Bukowski

Traduttore: S. Viciani
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
In commercio dal: 24/01/2013
Pagine: Brossura
  • EAN: 9788807881343
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    Meris

    02/03/2016 00:05:35

    Non conoscevo Bukowski. E l'ho amato subito. Il suo stile , la sua irriverenza, la capacità di colpire il lettore coi suoi modi bruschi e senza mezzi termini : è davvero la descrizione dell'uomo del XX secolo che vive in una società fatta di finzione...Nonostante il tutto sia immerso in circostanze irreali. Sicuramente sono ancora di più invogliata a leggere di più su Bukowski , ormai la sua tempra m'ha rapito. Buona lettura :)

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    KidChino

    25/03/2015 16:33:38

    Un Hank diverso. Oserei dire introspettivo. Quando sai di morire probabilmente in ognuno di noi scatta qualcosa. Come una molla. E quella molla è scattata in Bukowski e lo lascia intendere in questo ultimo libro. Una depressione che pervade ogni pagina e ti accompagna dall'inizio alla fine. Una serie di incontri al limite tra il trash e il surreale danno vita ad un ottimo connubio tra il vecchio Hank e quello nuovo. Quello consapevole. Quello che aspetta il "Passero Rosso" come si aspetta la propria fine. E quella fine arriva.

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    Domenico

    13/01/2014 13:43:55

    Il libro è veramente bello, non è il "genere" di Bukowski, ma è BUKOWSKI! A chiunque dica che non sembra scritto di suo pugno rispondo che non avete mai letto Bukowski allora.. Ha semplicemente cambiato il suo alter-ego. Piccola parentesi a chi dice che bukowski ha copiato gli stili di Fante, Pound ecc.. Chissene? Quando leggete pensate al contenuto o a come è scritto? Quando mangiate una torta pensate all'aspetto o al sapore? Charles ha condotto una vita intensa e meno vana rispetto al 90% di noi. Charles ha vissuto.

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    Alex

    02/11/2013 15:21:48

    Bukowski è a mio parere uno dei migliori autori del XX secolo e questo libro ne è la conferma. Il libro è di una ironia devastante, da ridere ad alta voce mentre lo si legge, a costo di sembrare dementi se lo si legge in un luogo pubblico. Qualcuno potrà trovare il libro anche volgare, ma Bukowski è Bukowski, prendere e lasciare. E io direi che vale assolutamente la pena di prendere.

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    Sab

    25/02/2013 09:53:49

    Terminato Pulp..Lo consiglio a tutti quelli che vogliono leggere qualcosa di "maledettamente diverso" Ricco di personaggi che fanno dell'alcol uno stile di vita..Alla fine lo scrittore ti porta al suo stato d'animo..lasciandoti l'amaro in bocca sul finale..

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    kine

    25/08/2011 21:54:05

    Idea carina, non il solito Bukowski, ma noiosa... lasciato a metà perchè non andava più giù... Bukowski è altro spessore...

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    lafra

    15/02/2011 16:32:22

    non riesco a capire se l'ha scritto lui oppure era sobrio!! ma sono andata sul sicuro leggendo Bukowski come autore

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    giacomo k

    13/12/2010 16:55:52

    Una lettura piacevole per gli amanti dello stravagante charles. Forse un po' inconsueto per il suo solito modo di scrivere, ma c'è tutto l'animo di bukowski in questo libro.

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    mikarlo

    25/11/2010 10:19:34

    Se non hai letto altro di Bukowsky puoi anche spenderci su un po' di tempo ma se hai già letto qualcosa (soprattutto Panino al Prosciutto e Donne) questo romanzo ti risulterà insignificante e te lo dice un accanito lettore di Fante e C.Bukosky. Anche secondo me non l'ha scritto lui, almeno non la sua anima.

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    LaMelaMarcia

    06/11/2010 14:27:48

    Metti che un amico mi regala questo libro. Metti che me lo dia senza la copertina. Metti che lo incontri dopo averlo letto e che mi chieda: «L'hai letto?» E io: «Si.» E lui: «Piaciuto?» E io: «..mmm.. Si. Divertente.» E lui: «Spara. Chi è l'autore?» E io: «Boh. Volevo appunto chiederti questo. Magari leggo ancora qualcosa di 'sto tizio.» E lui: «Hai già letto di lui. Quasi tutto. Allora, secondo te, chi l'ha scritto?» E io: «Bah.. forse Pennac, da ubriaco?» E lui: «Maddai.» E io: «Queneau sotto l'effetto di sostanze stupefacenti?» E lui: «Sei lontano amico.» E io: «Benni strafatto di marjuana?» E lui: «No. No. No. Bukowski.» E io: «Bukowski? Lo stesso Bukowski che conosco io? Quello di Post Office? Quello di Donne? Di Panino al Prosciutto???» E lui: «Esatto. Charles Bukowski. Lui.» E io: «Cacchio. Non l'avrei mai detto. Però sai che ripensandoci su, forse... Ecco chi mi ricordava Nick Belane!! Henry! Il caro vecchio Hank Chinaski!!! Cacchio, non lo avrei mai detto! E poi: Céline, le sbronze, le gambe delle donne! Come ho fatto a non arrivarci?! E come s'intitola?» E lui: «Pulp.» E io: «Ah, ecco.»

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    SuBurriccu

    08/11/2009 00:34:56

    Credo che Bukowski abbia fatto due cose buone in vita sua. La prima è stata scegliersi dei geni da emulare come Celine, Fante, Ezra Pound... La seconda è aver fatto questo libro. Si perchè dopo miliardi di tentativi, dopo averci venduto per poesie "liste della spesa" e "quote delle corse", finalmente Hank ha capito che non serviva esagerare così tanto tutto...a tratti risultando davvero...Patetico, imbarazzante. Ha capito forse che esagerando il protagonista(se stesso) non si sarebbe mai nemmeno avvicinato ai protagonisti(se stessi) dei libri dei suoi "miti". E il voto alto è proprio per questo, perchè è uscito dalla scia con Pulp, un libretto per carità, mica un capolavoro, ma con un ironia davvero invidiabile. E l ironia non la puoi certo emulare, o ce l hai o tanti saluti. Bukowski ce l ha, e, novità: è anche ricco di idee che non siano botte o sesso, tante idee tutte nello stesso libro. Certo i fan di Buko non saranno d' accordo, come non sarei d'accordo io su una critica al mio autore preferito. Eppure basterebbe leggere con un po' di senso critico e un minimo di obiettività Celine, Fante, Pound...per rendersi conto che il nostro Hank ha passato la sua vita nel cercare un emulazione vana. E non ne è uscito niente se non un esasperazione grottesca di tutti e tre. Ha affascinato troppe persone col suo fare da maledetto, affascinate talmente tanto da far credere di essere pure un asso della scrittura. L ha fatto credere pure a me, a 15 anni, quando lessi tutto di lui pensando fosse chissà chi...poi uno legge altro...si guarda in giro,va oltre... Il quasi 5 a questo libro sembra un paradosso. E invece è sinceramente vero, al Bukowski che senza troppe esagerazioni patetiche mi ha fatto divorare questo libro ironico, ricco, vivace, veloce, sorprendente. Quasi quasi uno potrebbe credere alla tesi letta qui sotto, Non l ha scritto lui! Il mio 4 quindi, come dovrebbe essere(!!!), non va a Bukowski ma a Pulp, e a chiunque l abbia scritto.

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    Gnappo

    07/10/2009 10:52:00

    Avevo già letto Post Office, e non mi aveva preso granchè. Ma questo Pulp! mi è piaciuto molto. Il clichè bukovskiano dell'ubriacone fannullone e maniaco sessuale è inserito in un personaggio che è la gustosa parodia dell'investigatore privato tipico dei noir americani (modello di riferimento è il Marlowe di Chandler). Questa vena parodica dà al romanzo uno spessore che non avevo trovato in Post Office. E nel mezzo di vicende surreali di mariti cornuti, di scrittori francesi che sfuggono alla Morte, di alieni che vogliono colonizzare la Terra, il nostro Belane trova il tempo di regalarci pillole di filosofia disincantata e pessimista (che in un passaggio diventa curiosamente un "pessimismo ottimista": pensare che il mondo non abbia senso significa dargli, in qualche modo, senso), alla ricerca di un misterioso Passero Rosso che, forse, potrebbe rappresentare il senso della vita.

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    by Ax

    24/08/2009 12:26:42

    Bukowski mi diverte, non c'è dubbio, sempre pieno di idee infilate nel mezzo con nonchalance. Qui lo fa con frasi secche, situazioni surreali e la solita ironia che nasconde un uomo che la sa più lunga di quello che vuol far credere.

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    max

    02/07/2009 21:10:45

    Devo ammettere che lo stile non è il massimo. Ma è semplice e non si perde in convenevoli. Cinico e ubriaco come al solito. In effetti la trama sembrano un mucchio di idee infilate ua dietro l'altra, ma non so spiegarmi il perché, ogni volta che leggo questo autore mi sento meno solo.

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    Trixter

    11/06/2009 10:54:43

    Beh, a me questo romanzo è piaciuto parecchio. Ho letto diverse opere di Buk, alcune divertenti e fresche (Hollywood Hollywood) altre noiose e ripetitive (Post Office) o solamente riempitive (Il Capitano è fuori a pranzo). Belane è un personaggio straordinario, i dialoghi e le ciniche riflessioni sulla vita e l'esistenza sono da antologia, l'ironia la fa da padrona ed il richiamo al sesso ed ai cavalli, per fortuna, non è ossessivo e continuo come in altri racconti del grande Charlie. Una lettura che mi ha divertito molto, con mille chicche stilistiche di un autore davvero inimitabile.

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    Davide

    28/06/2008 21:49:15

    Sono d'accordo con Ker, anche per me questo romanzo non appartiene direttamente a Bukowski.l'ha firmato. anche io ho letto tutto del vecchio Hank e sinceramente sono stato delusissimo da questo romanzo che ho faticato a terminare(assurdo considerando che Bukowski dovrebbe essere incluso nel dizionario come il contrario di Noia). Le poesie pubblicate sotto il titolo ''Il Grande'' sn secondo me bellissime e furono anche esse scritte poco prima della morte, come Pulp. Non ci credo quindi alle batterie scariche del nostro beneamato, non era da lui. Per me è inconcepibile che Pulp sia stato fatto da Buk, no non può essere stato lui a scrivere quello. hai ragione Ker, decisamente.

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    Stefano

    29/05/2008 15:11:35

    Compiuto e poco visionario. L'ho trovato un po' staccato da altre opere dell'autore. Si nota comunque la sfacciata indipendenza totale nello stile e nel soggetto, con la consueta autoproclamazione compiaciuta del fallimento personale. Un racconto che non lascia spazio a commenti e interpretazioni. Va assunto così com'è. Secco e liscio giù. Tutto d'un fiato.

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    ale

    29/07/2007 16:01:51

    Forse non il migliore Bukowski. Penso infatti che renda di più in brevi racconti, per quanto a volte essi possano risultare un pò troppo simili. Eccessivamente confusionario e onirico il tutto. Resta comunque una parentesi da conoscere per un autore sicuramente fuori dal comune.

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    luciano

    17/02/2007 21:04:51

    E' il Bukowski che conosco meglio...nessun'altro scrittore sarebbe capace di fare tanto...ammetto che oltre a farmi ridere e sorridere, riesce molto spesso anche a farmi commuovere...e la conclusione ricorda, secondo me, "Il racconto di Arthur Gordon Pym"...e la ricerca di Cèline? o di un presunto sosia? Beh, rispecchia la realtà, dato che ormai le opere dell'autore francese non si trovano più..,lo consiglio a tutti...anche ai molti che non lo sopportano!

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    ker

    08/02/2007 12:37:23

    Sono quasi certo, questo libro non è stato scritto da bukowski. E ho 2 ragioni.La prima: ho letto tutto di buk, compreso quella specie di diario che è "il capitano è fuori a pranzo", scritto sino a pochissimo prima della sua morte.Ebbene, buk rimane in tutte le sue opere sempre estremamente riconoscibile.Il suo animo per quanto un pò più fiacco nel finale è sempre lì, come un'impronta indelebile, un marchio di fabbrica.E in "pulp", non ho ritrovato nemmeno l'ombra dello scrittore che conosco.A me, scusate, ma mi sembra stilisticamente evidente che ci sia un'altra penna dietro Pulp. Seconda ragione: non tutti sanno che è una prassi frequentissima per le case editrici, quella di sfruttare un nome famoso( e compiacente)esclusivamente per far vendere il libro, facendo materialmente scrivere il romanzo ad altri scrittori mercenari. Personalmente conosco 2 scrittori, miei amici, qui a bologna che lo fanno. A parte tutto, pulp mi risulta essere un romanzo scialbo e insignificante, probabilmente "richiesto" dalla casa editrice per battere il ferro del pulp finchè fosse caldo..

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Scritto nel 1993, pubblicato nel 1994 subito dopo la morte dell’autore. Pulp è dedicato alla cattiva scrittura, a quella prosa senza fronzoli che ancora oggi tanti provano a imitare ma che solo Charles Bukowski ha saputo imporre come un marchio di fabbrica.

Dietro le sbronze, le scopate e la vita dissoluta dei suoi personaggi si nascondono l’aspra critica alla modernità, la ricerca della prospettiva umana e la semplicità di chi sa riconoscersi polvere e bestemmie. Bukowski scrive questo romanzo quando è ormai spacciato. La morte è dietro l’angolo. Ha fretta. Vuole scrivere dignitosamente la parola fine.

Tutta la storia è incentrata su Nick Belane, investigatore privato di Los Angeles. Come tutti i personaggi di Bukowski anche quest’ultimo è un fallito dedito alle scommesse, alle sbronze e a una confusa condotta di vita che puzza di scotch e vodka. Ha 55 anni, si sente un dritto ma è perseguitato dalla sfiga.

Un giorno si presenta alla sua porta la misteriosa Signora Morte che gli commissiona un caso particolare, rintracciare Louis Ferdinand Céline che sarebbe vivo e vegeto e scorrazzerebbe indisturbato per Los Angeles. Lo scrittore francese infatti sarebbe riuscito a sfuggire alla morte. A questo si aggiungono altri due casi: svelare i piani di conquista dell’aliena Jeannie Nitro e scovare un misterioso individuo che si fa chiamare il Passero Rosso.

Possiamo solo immaginare come Bukowski descriva e risolva questo pasticcio in cui si incontrano vita, morte ed extraterrestri. Anche in questo romanzo l’ingrediente principale è l’ironia che vi strapperà risate a crepapelle proprio nel momento in cui le riflessioni di Belane diventano crudeli.

Ero dotato, sono dotato. A volte mi guardo le mani e mi rendo conto che sarei potuto diventare un grande pianista o qualcosa del genere. Ma che cos’hanno fatto, le mie mani? Mi hanno grattato le palle, hanno scritto assegni, hanno allacciato scarpe, hanno tirato la catena del water. Ho sprecato le mani. E la testa. Ma c’è un altro significato dietro questo libro. La morte è per Bukowski una donna affascinante che lo accompagna nell’ultima faticosa indagine letteraria. Il suo Belane è ansioso e smanioso. La sua unica ragione di vita è risolvere i tre casi che gli sono stati affidati. Ha 55 anni e vuole chiudere in bellezza, dopodiché si prenderà una meritata vacanza. Ed è proprio questa serena rassegnazione che rende il detective pronto a qualsiasi evenienza. Sa bene che non ha più nulla da perdere. Allo stesso modo Bukowski ci ha salutato con queste pagine in cui la morte diventa una cliente con cui trattare e la vita una passeggiata cui bisogna dare a tutti i costi un senso.

Voglio dire, mettiamola così: voi immaginate che niente abbia un senso, ma non può essere che tutto sia così, perché vi rendete conto che non ha senso e questa vostra consapevolezza gli dà quasi un senso. Avete capito quello che intendo? Un pessimismo ottimistico. Qui sta tutta l’arte di Bukowski.

Oggi l’autore americano viene letto approssimativamente, viene messo da parte, viene etichettato come passatempo adolescenziale, eppure la sua scrittura è profonda proprio perché è semplice e diretta.

Pulp racconta di sbronze, di fallimenti e di donne.
Pulp prende in giro la vita e la morte.
Pulp è l’ultima riflessione di uno scrittore che non si è mai preso sul serio perché troppo consapevole della sua fine.

Voglio dire, potrei essere chiunque, che importanza ha? Che cosa c’è in un nome?

Recensione di Martino Ciano