Quando l'imperatore era un dio

Julie Otsuka

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Traduttore: Silvia Pareschi
Formato: PDF con DRM
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 727,42 KB
  • EAN: 9788833981826
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Gaia la libraia

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"Quando l'imperatore era un dio" racconta un'altra pagina poco conosciuta della storia americana: l'internamento dei cittadini di origine giapponese nei campi di lavoro dello Utah, in seguito all'attacco di Pearl Harbour. Un tranquillo padre di famiglia arrestato nel cuore della notte; sua moglie, i suoi bambini costretti a un viaggio verso l'ignoto. Una storia emblematica del destino di chi divenne invisibile per tutta la durata della guerra.
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    Marco Ferraro

    05/01/2014 09:26:33

    Mi ero già cimentato con la letteratura giapponese, avendone la sensazione del contatto con un mondo lontano ma molto raffinato. Otsuka a dire la verità scrive in inglese, anche se i temi sono quelli della cultura giapponese e direi anche lo stile, con le frasi corte quasi spezzate, e di conseguenza il ritmo e l'atmosfera; anche l'argomento sarebbe interessante e cioè i campi di internamento per stranieri in America durante la seconda guerra mondiale, storie certo non fra le più conosciute. Ma la storia non prende mai quota, non amplia mai il respiro, sempre in attesa di qualcosa che non si sviluppa, fino alla fine quando la chiusura è talmente umana da risultare scontata e quasi banale.

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    Cinzia - Madame Selle 28

    04/08/2013 18:42:00

    E' un racconto lontano, troppo velato. Questa mamma giapponese, americana di adozione che per ordine del governo statunitense si ritrova sola e a partire per una meta sconosciuta. I suoi figli con se, piccoli e del tutto privi di conoscenza verso la vera situazione attuale. Suo marito in carcere con l'accusa di essere una spia a favore del governo giapponese. Passano così diversi anni lontani dalla loro casa. Quando hanno la possibilità di poter tornare, non sono nessuno e devono ancora una volta ripartire da zero. Il libro è ben scritto, ma non ha certo lo stile sciolte e scorrevole, anzi quasi si avverte la pesantezza di ciò che i protagonisti sono costretti a vivere. A tratti è anche un po' noioso, perché narra narra ma non si sa dove vuole andare a parare. Poi tutto si evolve con uno scoppio di bolla di sapone.

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    jane

    14/02/2013 11:20:19

    Avevo letto il libro precedente ("Venivamo tutte dal mare") e lo avevo trovato originale e interessante. Questo riprende la parte finale : l'internamento dei Giapponesi residenti sulla costa ovest degli Usa dopo Pearl Harbour. La situazione è descritta in modo meno corale, attraverso l'esperienza di una famiglia giapponese : prima viene prelevato il padre, poi la madre con i due figli è costretta a partire all'improvviso per un "campo recintato" in mezzo al deserto. Alla fine della guerra niente e nessuno sarà più come prima. Frasi brevi ed essenziali caratterizzano lo stile della scrittrice, che procede più con dettagli quotidiani che con acutezze psicologiche, i pensieri dei personaggi (che non hanno un nome ma sono chiamati "il bambino" "la madre ")emergono dai particolari apparentemente insignificanti. Pur senza narrare atrocità , è un libro triste e gelido,forse proprio per lo stile tagliente, ma vale la pena leggerlo.

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