Quel che affidiamo al vento

Laura Imai Messina

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Editore: Piemme
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 14 gennaio 2020
Pagine: 248 p., Rilegato
  • EAN: 9788856674637

nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Proposto per il Premio Strega 2020 da Lia Levi.

Uno straordinario caso editoriale, venduto in oltre 20 paesi.

«Laura Imai Messina riesce a raccontare il dolore e la rinascita con sensibilità e dolcezza.» - Michela Marzano

«Un romanzo avvolgente e misterioso, che sembra davvero fatto di vento: voci e storie arrivano come a folate. Per dirci - in una natura che si amana, maestosa e terribile - che la realtà non è solo quella che si vede.» - Paolo di Paolo

«Laura è bravissima a frugare tra le tasche interne del Giappone. Questa volta ha trovato un telefono e del vento e ne ha fatto un capolavoro! È senza dubbio la mia nuova scrittrice preferita!» - La Pina

«L'intercapedine che separa il mondo dei vivi da quello dei morti è sottile, a volte sottilissima. E Laura Imai Messina pare lo sappia perfettamente.» - Romana Petri

Sul fianco scosceso di Kujira-yama, la Montagna della Balena, si spalanca un immenso giardino chiamato Bell Gardia. In mezzo è installata una cabina, al cui interno riposa un telefono non collegato, che trasporta le voci nel vento. Da tutto il Giappone vi convogliano ogni anno migliaia di persone che hanno perduto qualcuno, che alzano la cornetta per parlare con chi è nell'aldilà. Quando su quella zona si abbatte un uragano di immane violenza, da lontano accorre una donna, pronta a proteggere il giardino a costo della sua vita. Si chiama Yui, ha trent'anni e una data separa quella che era da quella che è: 11 marzo 2011. Quel giorno lo tsunami spazzò via il paese in cui abitava, inghiottì la madre e la figlia, le sottrasse la gioia di essere al mondo. Venuta per caso a conoscenza di quel luogo surreale, Yui va a visitarlo e a Bell Gardia incontra Takeshi, un medico che vive a Tokyo e ha una bimba di quattro anni, muta dal giorno in cui è morta la madre. Per rimarginare la vita serve coraggio, fortuna e un luogo comune in cui dipanare il racconto prudente di sé. E ora che quel luogo prezioso rischia di esserle portato via dall'uragano, Yui decide di affrontare il vento, quello che scuote la terra così come quello che solleva le voci di chi non c'è più. E poi? E poi Yui lo avrebbe presto scoperto. Che è un vero miracolo l'amore. Anche il secondo, anche quello che arriva per sbaglio. Perché quando nessuno si attende il miracolo, il miracolo avviene. Laura Imai Messina ci conduce in un luogo realmente esistente nel nord-est del Giappone, toccando con delicatezza la tragedia dello tsunami del 2011, e consegnandoci un mondo fragile ma denso di speranza, una storia di resilienza la cui più grande magia risiede nella realtà.

Proposto per il Premio Strega 2020 da Lia Levi: «"Non c'è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto." Mi scuso per la citazione (è di Babel) ma vi assicuro che mi si è veramente affacciata alla mente, mentre leggevo, con crescente emozione, il libro di Laura Imai Messina. La storia parte da un fatto reale. In un giardino situato all'interno di uno dei luoghi più colpiti dallo tsunami del 2011 (siamo ovviamente in Giappone) qualcuno ha installato una cabina telefonica che custodisce un vecchio telefono nero. Non ha fili questo telefono, è collegato con il nulla. È li però che affluiscono migliaia di persone ansiose di parlare attraverso quell'apparecchio con i propri cari scomparsi. Il loro messaggio sarà il vento a trasmetterlo. È da questo commovente fenomeno che Laura Imai Messina ha tratto ispirazione letteraria. Quando si tocca il tema delle cadenze del dolore e della "guarigione" dal dolore si sfiora sempre il rischio che possa uscire una sorta di manuale consolatorio in stile new age. Niente di più lontano dalla prova di finezza psicologica e grande scrittura che ha saputo realizzare questa autrice italo-nipponica. Ne è venuto fuori un testo schivo e poetico, dove la tragedia che ha colpito i due protagonisti e il loro risveglio alla vita, è raccontato attraverso piccoli tocchi incisivi del quotidiano che centrano l'obbiettivo molto più di una sia pur tragica visione di insieme. Imperdibile per "trafiggere" le scene con cui, attraverso rapidi flash ci viene presentato "il mostro", lo tsunami figlio dell'apocalisse che, al passaggio, fa strage indistinta di cose, persone e "voglia di vita" di chi ce l'ha fatta a scampare.»

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    Olivia

    20/02/2020 07:35:29

    Libro dalla delicatezza rara. Stile sublime, narrazione coinvolgente, ritmo costante. La bellezza di questo libro è il rispetto proprio delle conversazioni, la non morbosità di conoscere i dialoghi personali e privati delle persone. Tocca tasti profondi di ognuno di noi, accarezza i nostri sentimenti più nascosti. Consigliato a chi voglia viaggiare nel vero significato della vita.

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    Silvia Parisini

    20/02/2020 03:04:27

    La storia è fortissima e non scade mai nel patetico, anche se sarebbe stato facile precipitare nel drammatico a tutti i costi, nella tragedia. Un insegnamento che l'autrice, ricercatrice e docente in alcune delle più prestigiose università di Tokyo, pare aver colto proprio dalla cultura e dalla letteratura di quel paese pieno di fascino e tradizioni. Ecco, un'altra cosa che ho adorato sono proprio le tradizioni giapponesi, raccontate qui e là nel testo. Oltretutto è scorrevolissimo. L'ho finito in due giorni. Un libro universale. Non mi stupisce sia stato venduto in decine di paesi stranieri. Che bello esportare scrittrici italiane così all'estero.

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    angela

    18/02/2020 17:30:28

    Concordo con quello che dice Claudia. Manca la parte clu di questo romanzo cioè che i personaggi parlino al telefono con i loro cari trapassati all'aldilà. Non c'è nulla di tutto questo. La narrazione è sterile eppure il tema era perfetto per raccontarlo in un romanzo! L'autrice non sa scrivere nel senso che non sa esprimere i sentimenti, non sa far parlare i personaggi veramente nel profondo perchè rimane tutto quanto sospeso e superficiale. Io mi aspettavo dei lunghi monologhi durante la lettura e grandi emozioni. Un'autrice da non leggere mai più.

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    Evanescenza

    18/02/2020 04:38:42

    Un libro necessario, scritto con penna sapiente, dell'essenzialità che contraddistingue il Giappone. Le recensioni entusiastiche ed unanimi sui tanti giornali mi avevano quasi messo il allarme. Quando la critica ama un libro, spesso si rivela troppo arzigogolato, "raccomandato". Invece mi ha abbracciato, arricchito infinitamente. Un libro di altissimo livello.

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    claudia

    17/02/2020 11:01:20

    La parte più bella ed emozionante del libro è "una nota importante" , la parte finale di due pagine in cui l'autrice fa, appunto. una nota al libro. Il punto è che è anche l'unica (parte bella ed emozionante). E ho detto tutto. Il libro non è niente di che. Una narrazione sterile e senza pathos. Dialoghi completamente assenti (prima volta che mi capita). Hai per le mani uno spunto così ...originale...interessante. Peccato perché poteva essere una bella occasione.

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    Simona

    02/02/2020 14:14:59

    C’è un posto in Giappone dove la voce di chi è ancora su questa terra raggiunge chi è invece nell’aldilà, i propri cari scomparsi. È una cabina telefonica collocata in un giardino privato chiamato Bell Gardia, su una collina vicino alla città costiera di Otsuchi, nel nord est del Giappone. “Quel che affidiamo al vento” è la storia di questo posto, la storia di tante umanità che si recano lì per alzare quella cornetta e parlare a chi non c’è più, tra cui due anime che, partendo da un dolore diverso ma condiviso, scoprono quel posto, lo vivono e ritrovano la forza di amare, contro ogni più potente paura. Ed è così che Yui e Takeshi si conoscono e si avvicinano grazie e attraverso quel posto, ognuno con la propria perdita, e costruiscono un nuovo rituale prima, la visita mensile a quella cabina, e una nuova quotidianità poi. Una quotidianità che fatica a ingranare, che trova resistenze auto inflitte perché non è sempre facile abbandonare il dolore e concedersi a una rinnovata felicità. Una nuova vita che poi trova la forza di affermarsi nella gioia reciproca dell’esserci, al di là di malanni e accidenti prontamente sventati, ché le tragedie più grandi si sono già consumate e serve che a volte la fortuna funzioni senza interferenze. Un romanzo molto bello e delicato, dedicato alle vittime dello tsunami dell’11 marzo 2011. Un romanzo che commuove per ciò che ciascuno può ritrovare della propria storia, per il senso di speranza e il garbo con cui viene trattato il tema del lutto e della sua accettazione.

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    Marianna

    26/01/2020 19:34:09

    Scrittura impeccabile, storia travolgente, commovente fino alle lacrime. Uno dei libri più belli che abbia mai letto!

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    aneni

    22/01/2020 08:33:10

    Seguo la scrittrice da diversi anni e ho letto ogni suo libro ma questo oltrepassa tutte le aspettative: davvero meraviglioso! Una storia che dona pace, rassicurante come poche.

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  • Laura Imai Messina Cover

    Laura Imai Messina è nata a Roma. A 23 anni si è trasferita a Tokyo dove ha conseguito un PhD presso la Tokyo University of Foreign Studies. Insegna in alcune delle più prestigiose università della capitale. Ha esordito con successo nel 2014 con Tokyo Orizzontale (Piemme). Nel 2018, sempre per Piemme, è uscito Non oso dire la gioia e per Vallardi il best-seller Wa, La via giapponese all’armonia. Nel 2020 pubblica Quel che affidiamo al vento (Piemme).Il suo stile raffinato e lo sguardo privilegiato sul Sol Levante, ne fanno una voce inconfondibile del panorama letterario italiano. Approfondisci
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