Quello che i soldi non possono comprare. I limiti morali del mercato

Michael J. Sandel

Traduttore: C. Del Bò
Editore: Feltrinelli
Collana: Serie bianca
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 17 aprile 2013
Pagine: 233 p., Brossura
  • EAN: 9788807172571
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Descrizione
Spendereste qualcosa in più per saltare una coda? Accettereste dei soldi per farvi tatuare il corpo con messaggi pubblicitari? È etico pagare le persone perché sperimentino nuovi farmaci pericolosi o perché donino i loro organi? E che cosa dire dell'assumere mercenari per combattere le nostre guerre? O del comprare e vendere il diritto di inquinare? O del mettere all'asta le ammissioni alle università d'élite? O ancora del vendere il diritto di soggiorno agli immigrati disposti a pagarlo? Non c'è qualcosa che non funziona in un mondo dove tutto è in vendita? Negli ultimi decenni, i valori del mercato sono riusciti a soppiantare logiche non di mercato in quasi ogni ambito della vita: la medicina, l'educazione, il governo, la legge, l'arte, gli sport, persino la vita familiare e le relazioni personali. Quasi senza accorgercene, sostiene Sandel, siamo così passati dall'avere un'economia di mercato all'essere una società di mercato. In "Giustizia", Sandel si era dimostrato un maestro nell'illustrare con chiarezza e vivacità i complessi dilemmi morali con cui dobbiamo confrontarci nella vita quotidiana. Ora, in questo nuovo libro, affronta una delle massime questioni etiche del nostro tempo e suscita un dibattito finora assente nella nostra epoca ossessionata dai soldi: qual è il giusto ruolo dei mercati in una società democratica e come si fa a tutelare i beni morali e civili che i mercati non rispettano e che i soldi non possono comprare?

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    Mara

    14/11/2013 13:51:12

    L'aver creato una "società di mercato" (non solo un'economia di mercato) accentua le disuguaglianze, e soprattutto corrompe i beni/servizi/valori che sono stati trasformati in merci. Non funziona così solo negli Usa, ma ormai anche da noi. Esempi a caso: a Roma la stazione Termini della metro A si chiama Vodafone, perché la società telefonica ha finanziato qualche lavoro in cambio della sponsorizzazione ("vendita dei diritti di denominazione", secondo le categorie di Sandel); a Milano, il city pass per entrare con l'auto in centro; il vergognoso esempio delle file separate alle biglietterie di Trenitalia per l'alta velocità e per i biglietti ordinari. Giunta alla fine del libro, ho trovato però sovrabbondante la quantità di esempi/cronache destinate ad illustrarne la tesi.

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