Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

Carlo Emilio Gadda

Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
In commercio dal: 26 maggio 2011
Pagine: 275 p., Brossura
  • EAN: 9788811694625
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Recensioni dei clienti

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    Luigi Murtas

    09/03/2016 11:48:26

    Romanzo caleidoscopico, l'indagine poliziesca è solo un pretesto per delineare figure, idealtipi e servi sciocchi di questa commedia dell'arte romanesca. E' scontato che il colpevole non si trovi.

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    zetatre

    10/02/2016 23:10:16

    Geniale e sempre sorprendente! Si destreggia con le lingue che usa in modo magistrale e unico! Il suo racconto è semplicemente incantevole! Ti accompagna, con inusitata ironia, dentro la realtà senza che tu possa ... resistere! L'ho ascoltato nella interpretazione di Fabrizio Gifuni: perfetto!

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    Massimo F.

    03/09/2015 01:02:56

    Che fatica! Gadda punta a fare Manzoni senza essere Manzoni (anche se alcune digressioni e approfondimenti sono pregevoli). A mio avviso, poi, utilizza - lui, non romano - in maniera avventata e poco appropriata il dialetto romanesco che si interseca con il semi-abruzzese di Ingravallo e con lo pseudonapoletano del Fumi. Un vero e proprio pasticcio linguistico, una resa discutibile che va a detrimento della qualità della narrazione.

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    Paolo Deghenghi

    09/08/2015 19:04:50

    No Fabrizio, continua con la "Cognizione del dolore". Per conoscenza, meriterebbe una visione anche il film "Un maledetto imbroglio" del grande Pietro Germi, ispirato dal capolavoro gaddiano.

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    Fabrizio

    10/04/2015 17:17:25

    Difficile il romanesco; difficile nella struttura e nel linguaggio stesso. Storia semplice semplice ma la potenza di Gadda è indiscussa. Da leggere con attenzione e da rileggere. Il voto è dovuto al fatto che non è molto fluido, ho fatto veramente fatica a finirlo. Della grandezza dell'autore non si discute, ma la mia avventura gaddiana, ahimè, finisce qui.

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    sandro landonio

    15/02/2015 18:52:37

    E' un romanzo pieno di risposte non date ai quesiti che l'autore fa sorgere in noi. I fatti narrati sono intricati ma semplici: si cerca un ladro ed un omicida; se il primo é identificato con certezza, per il secondo si intuisce solo che l'investigatore ha probabilmente capito di chi si tratti. Gadda ci lascia con un finale aperto che trasforma il giallo in una novella pirandelliana, in cui non è possibile avere certezze su tutti gli avvenimenti. Il linguaggio usato é un ardita commistione di romanesco, di linguaggio erudito, di concetti tecnico scientifici, con citazioni dalla storia dell' arte e dalla letteratura, in cui dialetti, lingue antiche e lingue moderne estere si miscelano a tratti. Gadda ci ha dato un opera difficile da catalogare, ma certamente stimolante, con un messaggio, a mio parere, pessimistico d'invito alla rinuncia a comprendere la complessità dell'esistenza, complessità che viene rappresentata con periodi dal linguaggio ermetico, ma sapientemente cesellati nella costruzione. Non manca l'umorismo, ma è un debole colpo d'incontro in un duro match pugilistico fra noi ed il suo barocchismo.

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    gab

    01/11/2014 07:12:07

    Capolavoro? mah... "Delitto e castigo" è un capolavoro, il Pasticciaccio ne è la brutta copia, è appunto un pasticciaccio di libro di nome e di fatto. Puro esercizio di stile; da quel punto di vista, e solo da quel punto, molto interessante. Buono per le scuole di giornalismo. Ma la trama, la godibilità nella lettura e l'arguzia finale non credo siano aspetti secondari per un libro (pseudo?-)giallo. Alcune pagine sono veramente belle, efficaci, potenti, ma sono perle isolate. Talento sprecato.

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    marbo

    01/10/2014 08:58:59

    Grande Gadda! Meriterebbe più attenzione...

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    Francesco

    19/07/2014 12:54:09

    Riletto per l'ennesima volta, uno dei capolavori assoluti della letteratura italiana di ogni tempo. La forte impronta espressionistica, l'invenzione linguistica, la sapienza della struttura narrativa, la nevrosi stilistica segnano una sorta di spartiacque tra chi comprende la vera grande letteratura e chi si aspetta la storiella, il raccontino, magari il gialletto. Ne fanno fede le "recensioni" a questo libro. Davvero sconfortanti e ridicole.

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    Inestinto

    23/06/2014 00:30:53

    Dentro l'apparente struttura del giallo, assunta a mero pretesto, a mera occasione, il Gadda si produce in virtuosismi espressivi e concettuali ineguagliabili. Una sfida all'intelligenza e, perchè no, alla pazienza del lettore, chiamato a scendere in profondità (ahi, la fatica dello scavo), nelle pieghe delle lingue, delle teorie psicologiche e filosofiche, dell'italico contesto storico e sociale, accompagnato dall'ironia disperata dell'Autore e dalla sua sorvegliatissima sensibilità. Un testo che ad ogni pagina sbalordisce con invenzioni linguistiche e acutissime osservazioni, metafore inusuali e suggestioni introspettive. Una sorta di manifesto anticartesiano ("contro Sherlock Holmes"), dove non vi è spazio per simmetrie illusorie, per trame consolatorie o facili appagamenti della curiosità superficiale del lettore. Ogni filo narrativo rimanda ad altro, ad altro agomento, ad altra digressione concettuale o descrittiva, ad altra immaginazione, senza possibilità alcuna di racchiudere l'inesplicabile male di vivere entro un ordine finito, foss'anche puramente formale. Il senso di non-finito che caratterizza la trama narrativa è il tratto distintivo del testo e del suo messaggio. La sfida della complessità, dunque, lanciata senza speranza di vittoria. Non resta che la dignità esistenziale della faticosa ricerca della verità, attraverso le parole; una ricerca senza chances la cui originalità (ed autenticità) è attestata dalla felice invenzione di una forma linguistica (di più forme linguistiche) che eccede ogni schema convenzionale di comprensione e descrizione del reale; una forma espressiva certamente ardua per il lettore, ma eccezionalmente interessante, prodigiosamente stimolante. La prosa di Gadda è uno spazio denso ed incommensurabile ove sperimentare uno dei piaceri più alti della lettura.

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    cheekabey

    23/01/2014 11:01:21

    Difficilissimo da leggere, per me, a causa del lessico utilizzato. Però bellissimo. Il finale non c'è e non è previsto che ci sia. E' un libro che scandaglia l'animo umano mosso dalle passioni: non v'è spiegazione, non v'è soluzione, perché la nostra essenza è, in fondo, insondabile.

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    Mario

    11/07/2013 17:26:14

    Da tempo desideravo leggere quest'opera di Gadda ma devo dire che, pur ritenendo di possedere una cultura superiore alla media, ho fatto una certa fatica a capire il senso di molte pagine che appaiono avulse dalla storia narrata e quasi al limite dell'ermetismo. Certo chi si avvicina a questo libro non deve farlo con l'idea di leggere un giallo o di concedersi una lettura d'evasione bensì con l'intento di fare la conoscenza con lo stile di Gadda, di cui si può apprezzare la struttura del linguaggio che richiama il Manzoni dei "Promessi sposi", specialmente nella descrizione dei personaggi e dei loro stati d'animo. Per questo la lettura del "Pasticciaccio" vale la pena di essere affrontata.

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    Renzo Montagnoli

    18/06/2013 14:19:48

    In questo libro c'é una visione pessimista dell'esistenza, sorretta tuttavia da una vena di sottile autoironia che salva l'opera dal rischio di scivolare nel ridicolo, un romanzo che in altre mani sarebbe proceduto veloce e senza intoppi, pur senza giungere a una canonica conclusione, ma che, a mio avviso, risulta gravato da digressioni spesso inutili, non pertinenti, e da un linguaggio del tutto inventato (una sorta di romanesco italianizzato) che se, sporadico, sarebbe caratteristico, ma che invece quasi sempre ripetuto finisce con lo stancare, anche perché l'autore non si propone, bensì si impone al lettore e questo è un grave errore, una mancanza non solo di umiltà, ma anche di professionalità. Comprendo che lo scrittore ha cercato di coniare un linguaggio nuovo, ma ciò non deve essere fine a se stesso, perché la parola è e deve essere considerata solo un mezzo con cui viene portato avanti un discorso, con cui si lancia un messaggio, un tramite quindi per comunicare. E pensare che Gadda viene considerato uno dei grandi della letteratura e può anche essere che lo sia, soprattutto per una certa cerchia di critici che ha ignorato a lungo degli autentici "grandi", fra i quali, tanto per fare un nome, Primo Levi, il più grande scrittore italiano del XX Secolo. Vorrà dire che io non sono capace di giudicare, né io ho mai avuto del resto la pretesa di essere considerato una voce prestigiosa; in fondo sono un semplice lettore che azzarda delle critiche e se i miei giudizi possono apparire fuori luogo, però da semplice lettore mi permetto di dire che questo romanzo è stato da me scarsamente gradito, sia per i contenuti, per niente profondi, sia per uno stile barocco pesante come un macigno. Con ciò non voglio dissuadervi dal prenderlo in considerazione, ma è bene che sappiate quello a cui andrete incontro.

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    dario c

    10/03/2013 03:54:50

    sicuramente unico e caratteristico...

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    fix62

    16/02/2013 10:55:53

    Confesso la mia ignoranza. Ma tra il romanesco stretto della narrazione ho faticato le pene dell'inferno per seguire la vicenda, anche per i contorcimenti e i continui incroci di personaggi e vicende che mi hanno fatto perdere un filo logico di narrazione. ''Pasticciaccio'' ? Nomen omen!!!!!

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    Franz

    22/09/2012 20:21:15

    Scusate ma forse non sono capace di capire un capolavoro. Era tanto tempo che volevo leggere questo libro ma ora sono sconcertato. Una lingua spesso incomprensibile, una trama confusionaria, un periodo mai fluido e scorrevole. C'è chi ha paragonato Gadda a Manzoni perché ha reinventato la lingua italiana ma sinceramente, io, probabilmente per mia incapacità, non sono riuscito ad apprezzare questo pasticciatissimo romanzo

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    Giuseppe

    30/04/2012 23:03:16

    Un capolavoro della letteratura italiana del '900. Non c'è altro da dire. Gli esilaranti epiteti e improperi contro Mussolini sono ampiamente sviluppati con una più complessiva analisi del fascismo in un saggio (impegnativo), "Eros e Priapo", credo anteriore al Pasticciaccio, scritto durante la guerra, che consiglio a chi ha amato la lingua di Gadda. Capisco e, direi, rispetto la delusione e l'opinione di chi ha letto il Pasticciaccio come un giallo e comunque non ama confrontarsi con forme di scrittura, per così dire, sperimentali, ma questo è uno dei libri che amo di più in assoluto ed è vivo, emozionante, ipnotico, unico. Uno di quei libri che non si dimentica e che cambia il lettore. Lo consiglio a tutti.

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    Giesse

    13/12/2011 18:43:27

    Se Gadda è il Joyce italiano, allora non ci siamo. A volte si fa proprio fatica a procedere in questo guazzabuglio romanesco.

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    Salvatore Palma

    08/12/2011 09:38:31

    Il romanzo prende ispirazione da un fatto realmente accaduto. Un omicidio ed un furto di gioielli sui quali indaga un commissario di polizia negli anni del Fascismo. Il romanesco, che è il dialetto in cui è scritto il libro, se da un lato rende frizzante qualche espressione, dall'altra appesantisce notevolmente la lettura e qualche volta la rende impervia. Trama scarsa, condita da lunghe e, spesso, inutili digressioni descrittive infarcite da trovate lessicali e neologismi non sempre piacevoli. Mal riuscito il tentativo, che pare prefiggersi l'Autore, di coniugare, divertendo, umorismo e disgrazia.

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    Maria

    02/09/2011 23:58:02

    Difficile. Affascinante e sorprendente l'abilità di Gadda, ma forse un tantino spinta oltre. Sarò banale, ma avrei preferito una parte finale meno spiazzante e continua. Tre punti su cinque credo comunque siano dovuti. E mi chiedo perchè tanti giudizi negativi vengano riservati a Gadda per la sua " incomprensibilità e confusione" e invece per stili analoghi-un nome su tutti: Viaggio al termine della notte!!!- solo elogi!

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