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David F. Wallace

Curatore: L. Briasco
Traduttore: G. Granato
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2009
Pagine: VI-166 p. , Brossura
  • EAN: 9788806199692

Recensioni dei clienti

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    Gondrano

    29/04/2015 14.01.48

    Acutissimo ed estremamente coinvolgente; DFW non è una lettura, è una fantastica e profonda esperienza. Cinque brevi racconti, più un discorso ai laureandi del 2005 che dà il titolo alla raccolta.

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    Anna

    11/09/2012 11.53.03

    Dopo tanto entusiasmo mi viene il dubbio di non aver capito questo autore. Sta di fatto che il libro non mi è piaciuto per niente. De gustibus!

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    lunanuova

    31/08/2012 15.37.06

    magico wallace! capace di affiancare il grottesco, l'ironia alla commozione più straziante, capace di usare uno stile che è come una scarica elettrica. Chiude la raccolta un discorso magistrale volto a spalancare gli occhi di una giovane platea sulla consapevolezza del reale che passa attraverso la letteratura. sorprendente!

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    paolo

    26/04/2011 18.13.08

    Forse e' opportuno leggere, prima di ogni altro, l'ultimo dei pezzi di questa raccolta. Non è un racconto, ma un discorso, duro per certi aspetti, fatto a una platea di neolaureati. E' una sorta di "manifesto" per la letteratura di D.F. Wallace, una dichiarazione programmatica dei fini edificanti che l'autore si prefigge proponendo la sua scrittura. Non so se leggerò altro di suo (l'ho fatto prima di questa raccolta), ma certo, prima di prendere ancora in mano un suo libro, mi rileggerò quest'onestissimo "chiarimento" su quel che devo aspettarmi. Il bilico su cui la scrittura di W. si muove è una costante ambivalenza tra una rigorosissima ricerca di verità (dettata da una sensibilità fin troppo spiccata per i suoi personaggi) ed uno stile narrativo talmente unico, ricercato, fanaticamente preciso da destare nel neo-lettore sospetti di intellettualismo (a pag. 147: "..la cultura accadmica, almeno nel mio caso, legittima la mia tendenza a essere cerebrale, a perdermi nelle strazioni anzichè prestare semplicemente atenziione a quello che mi succede davanti agli occhi..."; e ancora a pag. 151, utilizzando la rabbia che il traffico automobilistico cittadino può destare nei confronti di certi guidatori arroganti e aggressivo: "...non è da escludere...che al volante dell'Hummer che mi ha appena tagliato la strada ci sia un padre che cerca di portare di corsa all'ospedale il figlioletto feritto o malato..."). I racconti dunque non sono agevoli, ma sono talento all'opera, quindi arte. Inadatti a chi cerca puro intrattenimento.

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    andrea azzolino

    22/04/2011 11.20.35

    un libro che ti colpisce come un pugno nello stomaco.Una meravigliosa storia d'amore, una riflessione sulla depressione straziante per quanto è vera (e solo chi ha toccato con mano la "cosa brutta" può veramente capire) ed un discorso tenuto a neolaureati di una profondità e consapevolezza unica. che dire...grande david

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    Silvia

    25/01/2010 17.25.09

    Semplicemente geniale! Quanta abilita' nel descrivere le sfide piu' intime. Una scrittura essenziale per una profondita' di sentimenti. Il mio primo incontro con D.F. Wallace che non rimarra' di certo l'ultimo.

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    giuseppe curreri

    10/01/2010 22.09.31

    Libro incantevole. Il discorso finale tenuto da David Foster Wallace ai laureandi al Kenyon College vale da solo il prezzo del libro; c'è tutto e solo quello che serve per vivere bene, il resto è "sovrastruttura". L'amore di solomon silverfish e di barry dingle sfiorano vette di autentica, pura, poesia. Addio grande David, ci lasci un silenzio assordante. "...vivere in modo consapevole, adulto, giorno per giorno, è di una difficoltà inimmaginabile..." (David Foster Wallace)

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    paul whites

    11/11/2009 19.12.38

    grande Wallace, questa raccolta è un compendio dei suoi temi più sentiti, meraviglioso l'amore ironico e senza limiti di Silverfish, sembra di vederlo DeVito in qualche suo bel personaggio. Duro e toccante il viaggio sul pianeta Trillafon per fuggire la cosa brutta . Ironica e sentimentale la vita a Northampton, ma "questa è l'acqua" , il suo discorso ai laureandi di lettere,che chiude il libro , mi ha commosso alle lacrime per una felicità dolorosa che emana e che da tempo non provavo leggendo un racconto. O forse no e mi riferisco a "cose che non farò " da "morte e fame" di Allen Ginsberg.

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    philo

    29/09/2009 14.44.01

    Wallace, smodato. Magnifico uomo. Magnifico scrittore, se si pensa al racconto che parla della depressione l'ha scritto che aveva poco più di 20 anni! Magnifico.

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    davide fausto vallacio

    17/09/2009 10.17.13

    il tutto, il maestro, nn l'ha trovato - forse -, né vi sarebbe mai arrivato - forse -, eppure quella cosa che ci ha lasciato, che ci lascia ogni giorno che lo leggiamo, ogni giorno che viviamo momenti che hanno addentellati con quanto abbiamo letto, quella cosa lì ha tutto i crismi di un "tutto", perché, a guardarla bene, quando riusciamo a guardarla senza distoglierne lo sguardo inorriditi, quella Cosa Brutta che ci ha lasciato, ci sorprendiamo ogni volta a pensare che possa nn essere tanto diversa da quel "tutto" che per tutta la vita il maestro è andato ricercando mercè la compulsiva e accuratissima descrizione, o tentativo infinito di descrizione, o sguardo dalle infinite angolature dell'infinito stesso ecc. quest'acqua in cui nuotiamo, ci affanniamo a nuotare, nella quale vorremme soltanto galleggiare e invece siamo costretti a nuotare, se riusciamo a capire che esiste, anche se nn la vediamo, se è intorno a noi e nn la distinguiamo dalla abnorme coacervo del nulla, quest'acqua qui per il maestre, forse, ma soltanto forse, nn è altro che... l'eccetera.

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    enrico linardelli

    13/09/2009 00.57.57

    Wallace sapeva bene che tutto ciò che esiste, a patto di osservarlo con la necessaria intensità, è smisurato,senza limiti.Come in virtù di un incantesimo,la natura del Tutto è tale che pesa per intero sulle spalle di ogni singolo frammento.Questa intuizione è la premessa,la pietra anagolare del talento di W.La dilatazione e la digressione invadono la pagina,trasformando il testo in una specie di organismo ipertrofico,minuzioso come il ragionamento del paranoico,tendenzialmente interminabile e ritagliato tra un "inizio" e una "fine" del tutto convenzionali.[...]Sembra quasi che una contraddizione in termini,un ossimoro permanente, perché la caratteristica principale della depressione è proprio quella di sfuggire a qualunque logica narrativa,corrodendola dall'interno,vanificandola nella ripetizione dell'identico,e infine costringendola al silenzio.Eppure,come un barone di Munchausen capace di sfuggire alle sabbie mobili tirandosi i capelli,W. ha sfidato l'impossibile,crendo lo spazio del racconto sulla terra bruciata di un disagio senza nome e senza scampo.Con una sovrana padronanza dei mezzi,un'intelligenza,un'ironia,un'ampiezza di prospettive che hanno lasciato a bocca aperta un'intera generazione di lettori, proponendosi nei termini di un'autentica grandezza da scrittore di una volta, incurante del suo stesso essere arrivato fuori tempo massimo.Una grandezza artistica che non sembra oramai separabile dalla grandezza umana:libera,imprevedibile,inimitabile sintesi di talento e destino. (Emanuele Trevi, Alias, Il Manifesto)

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