La questione di Jekill e Hyde. Siamo uno ma più di uno

Barbara Gozzi

Anno edizione: 2008
Pagine: 97 p., Brossura
  • EAN: 9788890357220
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    Gian Paolo Grattarola

    02/11/2008 15:44:08

    L’autrice ha concepito un breve romanzo che si mischia alla vita senza perdere di vista la propria irriducibile specificità di forma artististica. Perché la sua scrittura appare dotata di una grazia molto speciale, fatta di elementi che sembrano trovare il segreto del reciproco equilibrio: la bruciante capacità di portarci incontro alla verità con crudo realismo, il profondo rispetto per le vite che si muovono sotto la superficie dell’apparenza ed un’attenta forma di discernimento per la varietà di tipi umani che si agitano all’interno di ognuno di noi. In questo intenso racconto ella dimostra di possedere il carisma di una scrittrice che mantiene un legame indissolubile con l’umanità a cui noi tutti tendiamo e di cui siamo intimi debitori. La sua è una narrativa che tocca qualcosa di vivo, che non ha il tradimento coniugale o familiare come nemico, ma l’ipocrisia del giudizio morale. Che non viene mai meno all’immediata corrispondenza con la nostra apparente banalità e la sua miracolosa sottostante complessità. E’ questo un libro a molti strati, perché in esso si intrecciano un giallo familiare ed un romanzo sentimentale, un apparente confessione autobiografica, le inquietudini di un intellettuale imbevuto di alcol e di inquietudini e la vicenda dai contorni strazianti di Sara. Ma anche la figura materna, immagine di silenziosa epifania domestica, che asseconda gli umori artistici di un marito a cui tuttavia è incapace di essere solidale nell’accidentato percorso della vita. E soprattutto l’imperizia di Marco nel non saper leggere tra le pieghe scandalose della vita di un padre, malinconico accusatore delle proprie debolezze, quel legame di continuità affettiva che pure non si era mai spezzato. Ecco. Quel che accende il libro, e che prende anche il lettore che se ne lascia lambire, è la passione dell’intelligenza e dell’amore, la malinconia di un’inevitabile incomprensione e dell’ineluttabilità della solitudine

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