Raccontare il manicomio. La macchina narrativa di Basaglia fra parole e immagini - Marina Guglielmi - copertina
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Raccontare il manicomio. La macchina narrativa di Basaglia fra parole e immagini
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Raccontare il manicomio. La macchina narrativa di Basaglia fra parole e immagini Marina Guglielmi
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Descrizione

Nel 1978 la Legge 180, più nota come Legge Basaglia, decretava la chiusura dei manicomi: era la risposta politica alla drammatica situazione degli ospedali psichiatrici italiani. A partire dai primi anni Sessanta, Franco Basaglia - da direttore dei manicomi di Gorizia, Parma e Trieste - si era inserito in quella fase di riforme con una novità: il racconto di quanto accadeva lì dentro. Trasformando in prassi quanto andava affermando Foucault, Basaglia liberava i malati di mente dalle gabbie e dalle camicie di forza, rompeva i muri di cinta e li metteva in comunicazione con l'esterno. In tal modo attivava un originale meccanismo narrativo che raccontava e mostrava, in una sorta di opera collettiva, i luoghi del manicomio e i "matti" che lo abitavano. Scrittori, giornalisti, fotografi, architetti, registi, attori e personaggi della cultura hanno partecipato raccogliendo quella storia e narrandola a loro volta. Questo libro presenta il contesto italiano in cui tutto questo si è potuto realizzare e gli autori che hanno partecipato, e continuano a farlo, al racconto degli spazi invisibili del manicomio.
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Dettagli

6 dicembre 2018
179 p., Brossura
9788876677267

Voce della critica

Le macchine di Basaglia

di Gianfranco Franchi

Come e da chi è stato raccontato il manicomio, in Italia, dagli anni Sessanta a oggi? Che significa che l’attività di Basaglia ha innescato un «meccanismo narrativo» che ha illuminato i luoghi manicomiali, spazzando via la loro storica invisibilità? A queste domande risponde uno studio, Raccontare il manicomio. La macchina narrativa di Basaglia fra parole e immagini, pubblicato non per raccontare «la follia» ma «gli spazi di reclusione sociale», per cercare di decifrare con quale strategia diegetica è stato scardinato il «paradigma manicomiale», puntando soprattutto su quelle opere che hanno avuto più fortuna nel tempo, escludendo le testimonianze più individualistiche (Ottieri, Merini).

Raccontare il manicomio è un lavoro destinato a sintetizzare l’estetizzazione di luoghi e scene altrimenti, e da generazioni, preclusi al pubblico. Ovvi i protagonisti: malati, psichiatri, operatori. In copertina, ça va sans dire, uno scatto tratto dal famigerato «fototesto» Morire di classe. La condizione manicomiale, epocale reportage di Carla Cerati e Gianni Berengo Bardin (Einaudi 1968), «oggetto culturale polisemico e ambivalente», diffusamente analizzato nella prima parte del saggio.

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