Radio città perduta

Daniel Alarcón

Traduttore: S. Valenti
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 27 settembre 2011
Pagine: 309 p., Rilegato
  • EAN: 9788806208653
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Descrizione
Rey è stato sulla Luna. Strano posto per un botanico innamorato della magia della giungla, un uomo mite, un intellettuale. Eppure c'è stato, cosi come l'hanno visitata centinaia di suoi concittadini: anche se nessuno di loro è un astronauta. La "Luna" è come chiamano il campo di detenzione e tortura in cui il governo manda i dissidenti. Poi un giorno, poco prima della fine della guerra, Rey scompare nel nulla, lasciando Norma nella disperazione di chi non può nemmeno conoscere il destino del proprio marito. Sono passati dieci anni e oggi Norma è una delle voci più amate del paese perché conduce un programma nell'unica radio rimasta nella capitale, un programma cosi semplice eppure di tale forza da essere rivoluzionario: durante la trasmissione legge i nomi delle persone scomparse, presumibilmente rapite o uccise dal governo. Un giorno alla porta della radio bussa Victor, un bambino proveniente dal villaggio 1797, la stessa zona della giungla in cui si recava cosi spesso Rey per motivi scientifici... Il paese in cui è ambientato il primo romanzo di Daniel Alarcón non ha nome: cosi come non hanno più nome i villaggi e le città, sostituiti dal governo con dei numeri, cosi come non hanno più nome i dissidenti fatti scomparire nelle prigioni e nei campi. Una dittatura dell'oblio in cui si può leggere in filigrana la storia più o meno recente del Sudamerica, ma anche quella di ogni luogo del mondo in cui ancora c'è qualcuno che, ostinatamente, tenta di dare voce a chi voce non ha più.

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    Mami53

    13/05/2013 12:45:24

    Vietato ai minori. Vietato a persone troppo sensibili. "Radio città perduta" è un romanzo in cui i personaggi vivono sotto un cielo senza luce, in un paese senza speranza. Una dittatura prolungata porta alla superficie la parte peggiore di ognuno: non ci sono aguzzini né eroi, ma individui meschini, ambigui, avidi, vigliacchi. La mancanza di futuro rende questo romanzo angosciante. Si è impotenti di fronte al male. Una volta finito, si sente bisogno d'aria. Bisogno di andarsi a rileggere qualcos'altro, ad esempio "La strada" di McCarthy o il Diario di Etty Hillesum, libri drammatici ma intrisi d'amore. In "Radio città perduta" la scrittura è serrata, essenziale, coerente. Un continuo passaggio fra presente e passato, e fra passati diversi, in un gioco di alternanze che impedisce al lettore di andare avanti nella storia, alla ricerca di una speranza che non arriva mai. Gran bel romanzo, lo ammetto, ma la notte dell'umanità che rappresenta è troppo buia, troppo nera, troppo.

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